Brittany Howard dagli Alabama Shakes a Jaime

Jaime è il bell'esordio come solista di Brittany Howard degli Alabama Shakes

Brittany Howard - Jaime
Brittany Howard
Disco
pop
Brittany Howard
Jaime
ATO
2019

“Non voglio tornare di nuovo in questo posto”, linee pulite di chitarra dal sapore P-Funk su un ritmo di basso pesante suonato da Zac Cockrell, membro degli Alabama Shakes, la sua voce campionata su cui Brittany Howard sovrappone il suo canto: è “History Repeats”, il brano che ha il compito di aprire Jaime. E, dopo aver ascoltato tutto il disco, il manifesto di questo lavoro, una canzone sul dolore derivante dal guardare indietro e sull’improvvisa scoperta di quanto l’influenza del passato sia ancora così forte. 

“I pomodori sono verdi e il cotone è bianco, i miei eroi sono neri, e allora perché Dio ha gli occhi blu?” – "Goat Head" 

Gli Alabama Shakes vengono alla ribalta nel 2012 con l’album Boys & Girls, rock influenzato dal blues e dal soul della fine degli anni Sessanta, così innocuo da relegare il gruppo sotto l’etichetta “revivalisti”. La musica cambia tre anni dopo: Sound & Color, vincitore di tre Grammy, è una ricetta ben calibrata di hard rock psichedelico e di soul con inserti cachemire, è André 3000 degli Outkast di Speakerboxxx/The Love Below che fa alla sua maniera le cover dei Led Zeppelin, e in più ha una produzione di altissimo livello.

Dopo aver tentato inutilmente di dare un seguito all’album precedente, nel 2017 Brittany mette il gruppo in stand-by e inizia a lavorare a un progetto solista, a ben vedere una vera e propria dichiarazione d’indipendenza. Undici canzoni, alcune già presenti sull’hard disk del suo laptop e altre composte in una piccola serra a Topanga, California, durante un’ondata di calore. 

Jaime prende il titolo dal nome della sorella maggiore di Brittany, morta a tredici anni per una rarissima forma di cancro agli occhi, quando lei aveva otto anni, ma, come precisa sulla sua pagina Bandcamp, «il disco non parla di lei ma di me». Tra i collaboratori saltano all’occhio i nomi del batterista Nate Smith e del tastierista Robert Glasper, due che hanno dimostrato di sapersi muovere liberamente tra funk, jazz e hip-hop, i tre generi che col rock contribuiscono a costruire la spina dorsale del disco.

Sono molte le influenze riconoscibili lungo tutti i trentasei minuti di Jaime: prima fra tutte quella di Prince, il Prince che si appresta a diventare superstar dopo album come 1999 e Purple Rain (ascoltate “Baby” e “Run to Me”); poi quella di Smokey Robinson nel falsetto di “Stay High”, un peana per le gioie del sesso, quella di Nina Simone nei registri bassi di “Short and Sweet”, quella di D’Angelo di Black Messiah per certe tensioni jazz, e per finire quella di Sly and The Family Stone del periodo There’s a Riot Goin’ On per l’atmosfera oscura che intride tutto l’album.

“Lo so che Lui mi ama ancora, lo so che Lui mi ama ancora mentre fumo le canne, mi ama ancora mentre eccedo con l’alcol” – "He Loves Me"

Le vette dell’album sono “Georgia”, canzone d’amore per una ragazza più grande, con Brittany che ripete “voglio solo che Georgia si accorga di me” e un organo che nella seconda parte della canzone prende il sopravvento rendendola assolutamente emozionante; “He Loves Me”, in cui Brittany si rivolge al suo “personal Jesus” e ammette di non frequentare più la chiesa, confessione inframmezzata da campionamenti della voce di un predicatore, il tutto in chiave neo-spiritual, "Goat Head”, un ricordo di lei bambina, figlia di madre bianca e padre afro-americano, a passeggio per le strade di Athens nel razzista Alabama (“Mia madre era coraggiosa a portarmi fuori (...) quando mi ha visto per la prima volta, penso di aver fatto diventare matta quella gente”), e “13th Century Metal”, un flusso di coscienza srotolato sulle tastiere acide di Glasper.

Jaime necessita di più ascolti per rivelare pienamente la ricchezza dei suoi contenuti, è un disco che trasforma l’ansia e le paure in canzoni così commoventi e intense che riescono a curarci l’anima. Non è cosa da poco.

“Sono determinata a oppormi a coloro la cui volontà è quella di dividerci e che vogliono tenerci nei tempi oscuri della paura”.

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