Primephonic: la app pensata per la musica classica

PAGINA SPONSORIZZATA | Primephonic è la app che vuole salvare la musica classica, usando lo streaming: ora è anche in Italia

Primephonic app per musica classica
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Se è vero che il mondo della produzione musicale sta trovando nei servizi in streaming come Spotify, Apple Music, Deezer o Tidal diverse frontiere di mercato da esplorare, è altrettanto palese che questi servizi sono nati sulla base di un repertorio tipicamente popular, con caratteristiche strutturali dei brani che hanno influenzato lo sviluppo delle architetture di queste piattaforme: Primephonic è nata da questa consapevolezza, con l’intento di cambiare paradigma, sviluppando la sua app per lo streaming sulla base delle caratteristiche del repertorio classico.

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Così, mentre le piattaforme più diffuse hanno disegnato la loro indicizzazione, ricerca e sistema di royalties sulla base di brani che durano dai 3 ai 4 minuti in media – e che hanno in artista, titolo della canzone o dell’album gli item essenziali di ricerca – la app Primephonic è stata sviluppata da un pool di esperti che hanno curato nel dettaglio i metadati di ogni brano, consentendo per un determinato titolo (così come per i diversi movimenti di una sinfonia, sonata, ecc.) di poter navigare tra i tanti direttori che l’hanno diretto, le orchestre e gli artisti che l’hanno interpretato, le etichette discografiche che l’hanno pubblicato.

Primephonic consentendo per un determinato titolo di poter navigare tra i tanti direttori che l’hanno diretto, le orchestre e gli artisti che l’hanno interpretato, le etichette discografiche che l’hanno pubblicato.

Inoltre, se negli altri sistemi i compensi agli artisti vengono definiti in base a quante volte vengono ascoltati i loro brani, in questo caso viene applicato un sistema a tempo, dove il compenso per l’artista viene rapportato alla durata dell’ascolto stesso.

App Musica classica Primephonic

Altro elemento fondamentale di Primephonic è la qualità del suono. Nel 2009 – vale a dire qualche mese dopo l’apparizione ufficiale sul mercato di Spotify – Greg Milner nel suo Alla ricerca del suono perfetto (edizione italiana: il Saggiatore, 2016) scriveva, a proposito dei formati di compressione sonora: «L’alta fedeltà oggi sopravvive a stento, non tanto perché le registrazioni non cerchino più di documentare la realtà, bensì perché si è ribaltato il principio etico di base che governa la musica registrata: la “presenza” supponeva che si catturasse tutto [mentre ora] non vogliamo il tutto: basta la sufficienza».

A distanza di dieci anni dalla posizione un poco disillusa di Milner sembra che proprio l’offerta di Primephonic proponga un ritorno al gusto per il suono di alta qualità: infatti, a fianco di un pacchetto Premium per MP3 (costo 9,99 € al mese o 99,99 € all’anno), viene proposto un abbonamento Platinum che permette una riproduzione a 24 bit (14,99 € al mese oppure 149,99 € all'anno).

Tanti elementi di interesse, insomma, per approfondire i quali abbiamo posto qualche domanda a Thomas Steffens, manager e pianista di trentotto anni, già in forza al Boston Consulting Group, oggi fondatore e CEO di Primephonic.

Quando e come è nato il progetto Primephonic?

«Primephonic è stata fondata nell'autunno del 2017 da tre giovani amanti della musica classica. Eravamo frustrati dall’esperienza limitata di musica classica su Spotify e Apple Music e preoccupati per il futuro della musica classica. Il business della musica si sta spostando verso il mondo dello streaming, un mondo senza negozi di CD, negozi di download (come iTunes) o canali radio».

«Eravamo frustrati dall’esperienza limitata di musica classica su Spotify e Apple Music e preoccupati per il futuro della musica classica».

«Ci stiamo quindi muovendo verso una generazione che non ha lettori CD o radio, ma che ascolta la musica esclusivamente in streaming. In questo panorama, la musica classica, per sopravvivere e rimanere rilevante, deve essere rappresentata nel migliore dei modi e poiché i grandi servizi di streaming oggi presenti sul mercato non investono nel repertorio classico, abbiamo avviato Primephonic».

Quali sono le caratteristiche principali del servizio?

«Innanzitutto, abbiamo un catalogo che possiamo definire il più vasto di musica classica, in continua espansione, con più di 4 milioni di brani classici e quasi 200.000 album classici. Per le opere più conosciute ci sono centinaia di registrazioni tra cui scegliere. Gli abbonati possono ascoltare senza limiti quanti album vogliono».

«Con più di 4 milioni di brani classici e quasi 200.000 album classici. Per le opere più conosciute ci sono centinaia di registrazioni tra cui scegliere».

«Inoltre, ogni settimana proponiamo una panoramica di tutti i nuovi album classici pubblicati nel periodo di riferimento. Offriamo poi suggerimenti quotidiani di esperti oltre a playlist e podcast curati da artisti e direttori famosi. Infine, il sistema è disponibile su iOS, Android e su desktop».

Navigando attraverso il motore di ricerca interno all’app ci siamo imbattuti, oltre a una ricca offerta di “classici” che da Ockeghem arriva a Lachenmann, in compositori quali Scott Joplin (il cui brano “Maple Leaf Rag” rimanda, tra l’altro, a un recente disco di Lang Lang), Carlos Gardel (del quale la piattaforma offre diverse interpretazioni della celebre “Por una cabeza”, compresa una registrazione storica dello stesso autore) o Duke Ellington. Tra gli italiani contemporanei troviamo nomi come Franco Battiato, Giorgio Gaslini, Ennio Morricone e tanti altri, fino ad arrivare a Giovanni Allevi. Quali sono i criteri che vi guidano nella scelta del repertorio?

«Vogliamo offrire qualsiasi tipo di repertorio classico che un amante della musica classica possa cercare. Da questo punto di vista adottiamo un concetto allargato di “classico” e, se qualche autore o brano ci pone un dubbio lo includiamo. Per esempio, tutta la musica per film è disponibile e anche il lavoro neoclassico di Ludovico Einaudi».

App Primephonic Musica Classica

L’usabilità dell’app appare intuitiva e “familiare”, in un qualche modo strutturata sul modello di navigazione di Spotify o Tidal, giusto per citare due tra le piattaforme di servizi musicali in streaming più conosciute. Quali sono le principali differenze, repertorio a parte, che vi distinguono dagli altri servizi?

«Per iniziare, noi abbiamo un catalogo più ampio, oltre a una funzione di ricerca progettata per la musica classica, per trovare facilmente l'album classico o l'opera che si sta cercando. Inoltre, i suggerimenti sono proposti da esperti di questo repertorio, non di algoritmi che non comprendono la musica classica. Infine, offriamo una qualità audio superiore e pagamenti più equi per gli artisti classici».

«Offriamo una qualità audio superiore e pagamenti più equi per gli artisti classici».

Il repertorio che offre oggi Primephonic appare già vastissimo, ma inevitabilmente non può essere completamente esaustivo, almeno allo stato attuale delle cose. Quali sono gli obiettivi, in termini di tempi e di numero di opere, che vi siete posti per l’implementazione dell’offerta?

«Vogliamo offrire il 100% di tutte le registrazioni di musica classica. Al momento siamo circa al 95%. Il 100% potrebbe richiedere molto tempo poiché alcune etichette discografiche si rifiutano di trasmettere in streaming, ma l'anno prossimo speriamo di arrivare al 97-98%: oltre 400.000 album».

Tra le diverse opzioni di abbonamento, una discriminante importante è rappresentata dalla qualità di riproduzione del suono, che può passare dai normali file MP3 al formato non compresso a 24 bit. In base all’esperienza che avete maturato fino ad ora, il pubblico apprezza questa diversificazione?

«Sì. Da un lato ci sono audiofili che vogliono ascoltare la loro musica con la massima qualità audio possibile, ai quali offriamo da definizione HiRes a 24 bit. Dall'altro lato ci sono fan della musica classica che ascoltano principalmente su smartphone o tablet: molti di loro ritengono che il nostro MP3 ad alta risoluzione sia abbastanza buono».

Pensando al futuro, quali sono i vostri obbiettivi per lo sviluppo e la diffusione di Primephonic?

«Vogliamo creare un futuro migliore per la musica classica. Lo streaming ha salvato l'industria musicale, ma ha ignorato la musica classica. Quindi, per un futuro migliore, la musica classica deve risolvere i suoi problemi nei confronti dello streaming. Ciò significa un catalogo ancora più completo, più integrazione hardware, consigli più personalizzati, eccetera».

«Vogliamo creare un futuro migliore per la musica classica».

«E implementeremo il nostro servizio in tutto il mondo, anche in considerazione del fatto che tutta la musica classica è un genere universale con una prospettiva di ascolto mondiale. In questo senso, tutti meritano una migliore esperienza di streaming dedicata alla musica classica».

A questo punto, non resta che provare Primephonic gratuitamente per due mesi. I lettori del giornale della musica possono approfittare di un'offerta speciale: clicca su http://www.primephonic.com/promotions/giornaledellamusica e inserisci il codice sconto “GDM” per usufruire della promozione riservata.

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