Paolo Pietrangeli in 10 canzoni

È morto a 76 anni Paolo Pietrangeli: abbiamo scelto 10 canzoni per raccontarlo

Paolo Pietrangeli (Foto di Marco Donatiello)
Paolo Pietrangeli (Foto di Marco Donatiello)
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Malato da tempo, è morto oggi Paolo Pietrangeli. Ricordato dai più come l’autore di “Contessa”, la canzone-simbolo del Sessantotto italiano, Pietrangeli è stato in realtà molto altro: un cantautore prolifico (l’ultimo suo disco, pubblicato da Ala Bianca, risale al 2020), un autore di romanzi gialli, uno sceneggiatore, un regista cinematografico e televisivo...

Nato a Roma nel 1945, figlio del regista (e critico) Antonio Pietrangeli, si unisce al gruppo del Nuovo Canzoniere Italiano nel 1966, partecipando a numerosi concerti spesso a fianco di Giovanna Marini e Ivan Della Mea, tra gli altri. Oltre a "Contessa", sono sue canzoni chiave nella storia del Movimento come "Valle Giulia" o "Il vestito di Rossini".

In parallelo all'attività musicale si dedica al cinema: già nei primi settanta è aiuto regista per Visconti (Morte a Venezia) e Fellini (Roma). Nel 1977 firma invece Porci con le ali, tratto dal best seller di Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera, e due anni dopo I giorni cantati, quasi autobiografico nel fare il bilancio di una stagione che andava esaurendosi.

Sarà poi apprezzato regista televisivo per programmi di grande popolarità come Amici di Maria De Filippi e soprattutto per il Maurizio Costanzo Show, che ha diretto per oltre vent'anni. Elemento non poco significativo, a suo modo simbolico del retaggio del Sessantotto e del percorso di molti dei militanti nei decenni successivi.

In effetti, per quanto venga ricordato come cantore del Sessantotto e dei suoi ideali, Pietrangeli è stato anche uno dei più acuti commentatori del suo fallimento, in uno stile caustico, spesso politicamente scorretto, capace di malinconie profonde come di attacchi rabbiosi.

Per ricordarlo, abbiamo scelto 10 canzoni dal suo vastissimo repertorio. 10 canzoni per (ri)scoprire il Paolo Pietrangeli cantautore, oltre “Contessa”.

Paolo Pietrangeli

1. Contessa, 1968

Non si può che partire da qui. Pubblicata nel 1968 su 45 giri per la collana Linea Rossa dei Dischi del Sole, “Contessa” vendette abbastanza poco, ma divenne celebre con il passaparola fino a imporsi come inno del Sessantotto italiano.

2. La risoluzione dei Comunardi, 1968

Sullo stesso 45 giri che contiene “Contessa” c’è anche questa bella canzone con testo di Brecht, che Pietrangeli musica nella versione italiana curata da Franco Fortini.

3. Valle Giulia, 1968

Insieme a “Contessa”, l’altra canzone del Sessantotto italiano porta pure la firma di Pietrangeli. “Valle Giulia” racconta gli scontri alla facoltà di architettura. Ai cori si riconosce la voce di Giovanna Marini.

Piazza di Spagna, splendida giornata
traffico fermo, la città ingorgata
e quanta gente, quanta che ce n’era
cartelli in alto e tutti si gridava
No alla scuola dei padroni! Via il governo, dimissioni!

4. È finito il Sessantotto, 1973

Il secondo album di Pietrangeli, Karlmarxstrasse – con splendida copertina illustrata da Alfredo Chiappori – già racconta la fine della stagione del Sessantotto dal punto di vista di chi c’era.

5. Karlmarxstrasse, 1973

La title track dell’album, uno dei pezzi migliori di Pietrangeli, che tiene insieme l’ironia con la riflessione politica.

Se le strade cambiassero di nome
Un bel giorno, tutt’a un tratto
Ci sarebbe in un caso la ragione
Di girare soddisfatto
Se per esempio Corso Umberto si chiamasse
KarlMarxStrasse…

6. Lo stracchino, 1973

Un altro brano “storico”, pubblicato per la prima volta in Karlmarxstrasse. “Lo stracchino” è il Pietrangeli ironico, leggero, meno noto rispetto al cantore politico, e ampiamente sottovalutato.

7. Cinema, 1977 e Cinema 2, 2000

Pietrangeli ha anche dedicato due brani al suo amore per il cinema, il primo in I cavalli di Troia, del 1975, e il secondo in Un animale per compagno, del 2000.

8. Alle cinque prendo il tè

Una fulminante satira del Movimento in poco più di un minuto; da Cascami, del 1977.

9. Io ti voglio bene, 1984

Da C’è poco da ridere (1984), un Pietrangeli malinconico mette il punto agli anni Settanta, «quando ancora non sentivi il rimpianto del futuro».

10. Il lavoratore della Rai, 1988

Dall’album Tarzan e le sirene, del 1988, un irresistibile bozzetto del “lavoratore della Rai”.

Bonus: “Amore un cazzo”

Nel 2020 l’addio alla discografia di Pietrangeli con Amore, Amore, Amore, Amore un… Apre il vinile (sì, è uscito in vinile) “Amore un cazzo”, canzone d’amore che d’amore non è, e che si piazza piuttosto nel solco del Belli goliardico (chi si ricorda di “Er padre de li santi”?).

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