Le parole nuove di Brian Eno

A 25 anni dalla prima pubblicazione, una nuova edizione del Diario dell’artista britannico, tra algoritmi e crisi climatica

Brian Eno (photo Shamil Tanna - Paul Stolper Gallery 2020)
Brian Eno (photo Shamil Tanna - Paul Stolper Gallery 2020)
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A distanza di 25 anni dalla pubblicazione del suo diario, Brian Eno rilegge il tempo trascorso interrogandosi su come è cambiata la società non solo (e non tanto) in chiave artistico-musicale.

Il suo volume Diario. A year with swollen appendices è stato recentemente ristampato in Italia (Jaca Book 2021, 480 pp., 30 €) in una nuova edizione curata da Paolo Bertrando – che si è occupato anche della traduzione dall’inglese – e da Vera Minazzi.

Brian Eno - Diario

«Sono partito da una lista di parole nuove – idee che o non esistevano o non erano moneta corrente quando ho scritto il mio diario», annota Eno nella nuova introduzione realizzata per l’edizione del venticinquesimo. E continua: «Mi ha stupefatto scoprire quante ce ne siano. Alcune di queste parole – e le idee e attività cui sono collegate – sono diventate così normali che ci dimentichiamo che hanno appena pochi anni».

Certo, tra le parole raccolte dall’artista britannico ci sono termini di stretta attinenza musicale come, per esempio, “digital audio”, “mood music” o “Soundcloud”. Ma, nei giorni in cui Greta Thunberg torna a occupare la ribalta in occasione della conferenza Youth4Climate di Milano, appare perlomeno significativo che nella lista di Eno appaiano termini quali “crisi climatica”, “impronta carbonica” o “sostenibile”.

«Non ho mai tenuto un diario oltre il 6 gennaio (per cui so tutto degli inizi di gennaio della mia vita) ma alla fine del 1994 ho deciso di tenerne uno per il 1995». Queste prime righe dell’originario testo introduttivo, titolato A proposito del diario, ci presentano da subito l’approccio diretto, nutrito da un’ironica naturalezza, con il quale il musicista e produttore di Melton ha compilato il racconto quotidiano di un anno - ormai lontano - fatto di impressioni, appunti, schizzi e riflessioni le più variegate.

Anche a distanza di lustri, questo testo conserva il suo valore di significativo documento capace di custodire la visione in prima persona di un artista in grado, oltre che di offrire un contributo creativo musicale e artistico in generale variamente riconosciuto, di leggere il proprio tempo con sguardo diretto e acuto.

Un panorama, quello offerto da Eno, continuamente altalenante tra vita privata e impegno professionale, che ci offre ora considerazioni sulle sue collaborazioni con artisti quali, tra gli altri, David Bowie, U2, Elvis Costello, James Blake e Jah Wobble, ora commenti e rivisitazioni di lettere e saggi risalenti a periodi precedenti. Questi documenti, in particolare, rappresentano quelle dense appendici che spaziano dalla musica generativa e ambient di cui Eno è stato pioniere a quello che considera essere il ruolo dell’artista e della sua arte, il tutto condito con sagaci commenti sugli impegni quotidiani, siano essi rappresentati da travagli burocratici oppure occasioni mondane.

Ambient 1 - Music of Airports (1978)

Così dallo storico saggio titolato significativamente Ambient Music del 1978 – stesso anno di uscita del disco Music for Airports, definito dallo stesso Eno il suo primo disco ambient – possiamo ampliare lo sguardo grazie allo scritto titolato Cultura, basato su una serie di conferenze tenute nel 1991. Oppure possiamo passare in rassegna i Futuri impensabili, variegate riflessioni frutto di una conversazione via Internet con lo scrittore e fotografo statunitense Kevin Kelly – cofondatore, tra l’altro, della rivista di cultura digitale «Wired» – e altri personaggi originariamente pubblicate sulla «Whole Earth Review» nel 1992.

O ancora possiamo partecipare ai Giochi di ruolo per musicisti, originale metodo compositivo condiviso con gli artisti coinvolti nell’incisione del disco di David Bowie Outside (1995), fino a immergerci nelle articolate analisi dedicate a The Great Learning – brano scritto nel 1967 dal compositore americano Cornelius Cardew – e pubblicate nel 1976 sulla rivista «Studio International» a cura di Michael Nyman.

Ma, al di là dei testi più strutturati raccolti, appunto, nell’appendice – i quali richiamano peraltro tutto il loro originario interesse – il valore aggiunto di questa nuova edizione è proprio quello di testimoniare, attraverso lo sguardo personale di un artista come Brian Eno, i mutamenti plasmati dallo scorrere del tempo.

In questo senso, confermando una lucida lettura del proprio presente – oggi come 25 anni fa – sempre nell’introduzione alla nuova edizione lo stesso musicista si chiede: «Che cosa è successo in questi venticinque anni? […] Se era facile attendersi molte parole nuove che hanno a che fare con Internet e social media […], dal diario [di 25 anni fa] manca qualsiasi menzione di cambiamento climatico, populismo, pandemie o Cina, solo per citare alcune delle questioni che oggi occupano così tanto i nostri pensieri».

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