Il tempo dei circuiti

Nel libro Circuiti del Tempo Agostino Di Scipio racconta la storia della musica elettroacustica e informatica dalle origini a oggi

L’IBM 704, utilizzato per "Music I", il primo software dei "Music N", realizzato ai laboratori Bell nel 1957.
L’IBM 704, utilizzato per "Music I", il primo software dei "Music N", realizzato ai laboratori Bell nel 1957.
Articolo
classica

Non la chiama “storia”, ma in questo volume titolato Circuiti del Tempo. Un percorso storico-critico nella creatività musicale elettroacustica e informatica (LIM 2021, pp. XIX + 632, 40,00 €) Agostino Di Scipio raccoglie tutto il cammino di quella musica che ha avuto a che fare (prima) con i sistemi di riproduzione e (poi) con quelli di produzione acustica, sonora e, appunto, musicale dalle origini a oggi.

Circuiti del tempo - Agostino Di Scipio - Lim 2021

O meglio, il volume di Di Scipio raccoglie gran parte – e una gran parte decisamente significativa, occorre evidenziarlo – del tracciato segnato dall’evoluzione della musica elettroacustica ed elettronica dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri, con buona pace di chi non troverà i suoi fondamentali autori/compositori/gruppi/formazioni/ensemble di riferimento (vale a dire, personalmente preferiti) nei tre indici che corredano il corposo volume: Indice 1: “Persone, autori, opere musicali, collettivi musicali. Festival ed eventi artistici. Enti e organizzazioni culturali”; Indice 2: “Enti di produzione e di ricerca. Dispositivi, apparati e processi tecnici. Software e linguaggi di programmazione”; Indice 3: “Soggetti diversi. Eventi e contesti storici significativi”.

Già a sfogliare le cinque pagine del Sommario ci si rende conto del rilevante lavoro di ricostruzione e di sintesi che l’autore si è impegnato a realizzare, mettendo in campo tutta l’esperienza maturata come compositore, artista sonoro, studioso e docente in ruolo di composizione musicale elettroacustica prima al Conservatorio di Napoli – dal 2001 al 2013 – e oggi al Conservatorio di L’Aquila.

Un lavoro che, proprio nella sua articolazione programmatica, racconta parecchio della visione dell’evoluzione storica ed estetica del rapporto tra musica e tecnologia tratteggiato dall’autore in queste pagine.

Un tragitto che prende avvio dai quattro capitoli della prima parte, titolata “Le tecnologie del suono nel contesto storico-musicale della prima metà del ’900”, che ricostruiscono, tra tecnologia e linguaggio musicale, un percorso che prende le mosse dall’apparizione della fonografia, telefonia e grammofonia, passando all’elettrificazione, radiofonia e sistemi elettroacustici, per arrivare alla registrazione magnetica. Un passaggio successivo riguarda la ‘liuteria elettronica’ dei primi decenni del Novecento, e i dispositivi musicali ‘telefonici’. Si arriva poi alle prime tecniche elettroniche, agli strumenti di liuteria elettronica e compositivi, per poi approdare all’emancipazione del timbro e apertura al rumore, all’autonomia di struttura e forma e ‘neo-avanguardia’, finendo per evidenziare i caratteri delle “nuove musiche”, “nuovi suoni” e “nuove orecchie”, affrontando la specificità storica dei linguaggi elettroacustici.

Ma questo è solo il primo stralcio di un percorso che si sviluppa nella seconda parte titolata “Laboratori e studi di musica elettroacustica (1948–1960)”, prosegue nella terza parte che ci racconta di “Sperimentazione, ricerca, contaminazioni (1960–1980)”, per arrivare alla quarta parte, nella quale le “Dinamiche di maturazione e di superamento” tratteggiano una prospettiva che dal 1980 guarda all’oggi.

Come annota l’autore nella sua Prefazione, questo volume vuole presentarsi «non tanto o non solo come una storia della musica elettroacustica e informatica ma, più esattamente, come un percorso attraverso mutevoli forme di creatività tecnologico-musicale viste come figure emblematiche appunto della transizione storica dalla tarda modernità alla post-modernità, fino alle soglie del presente».

Ritornando al giochino “chi c’è e chi non c’è” dei peraltro utilissimi indici di questo volume, per esempio, se troviamo una figura come quella di Brian Eno manca Richard David James (Aphex Twin); se troviamo Music I, il linguaggio di programmazione sviluppato nel 1957 nei Laboratori Bell di New York da Max Mathews, manca la Wave Field Synthesis (WFS), tecnica di diffusione del suono in 3D nata dalle ricerche sviluppate dalla fine degli anni Novanta all’università di Delft e proseguite in centri di ricerca come l’IRCAM di Parigi o il Sonic Emotion di Zurigo.

Questo solo per dire che il campo di studi e di indagine affrontato da Di Scipio è vastissimo e il suo volume rappresenta un’ottima sintesi per acquisire un quadro generale e organico di un panorama della produzione musicale estremamente variegato e in continua evoluzione.

Karlheinz Stockhausen
Karlheinz Stockhausen

In questo senso appaiono significative le parole di Karlheinz Stockhausen riprese da una sua conferenza londinese di cinquant’anni fa e titolata I quattro criteri della musica elettronica: «Nuovi mezzi cambiano le metodologie, nuove metodologie cambiano l’esperienza e nuove esperienze cambino l’uomo. Ogniqualvolta noi ascoltiamo suoni, noi cambiamo».

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