Grandi direttori per il Ravenna Festival

Il direttore artistico Angelo Nicastro illustra la parte “classica” della rassegna che verrà inaugurata sabato 11 maggio con il concerto dei Wiener Philharmoniker diretto da Riccardo Muti.

Riccardo Muti e i Wiener (Foto Dieter Nagl)
Riccardo Muti e i Wiener (Foto Dieter Nagl)
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In occasione dell’inaugurazione della Trentacinquesima edizione di Ravenna Festival, con il concerto dei Wiener Philharmoniker diretto da Riccardo Muti, abbiamo intervistato il Direttore artistico Angelo Nicastro (che condivide la direzione artistica con Franco Masotti, con il quale parleremo più avanti del versante più trasversale e multidisciplinare della manifestazione). Tra i grandi protagonisti della manifestazione, che proseguirà fino al 9 luglio, saranno presenti per la prima volta a Ravenna i direttori Kiril Petrenko e Simon Rattle per un omaggio al compianto Claudio Abbado, il mezzosoprano Magdalena Kožená, e l’inossidabile duo formato dal tenore Ian Bostridge e dal pianista Julius Drake per una dedica musicale a Lord Byron. Sul versante operistico, la tradizionale Trilogia d’autunno esplorerà l’opera del Seicento con il coinvolgimento del regista Pierluigi Pizzi e del direttore Ottavio Dantone, mentre il controtenore Jakub Orliński presenterà il suo ultimo disco con l’orchestra Il Pomo d’Oro.

 

E fu sera e fu mattina: a cosa si riferisce il titolo della 35^ edizione del Ravenna Festival?

«Il titolo della 35^ edizione di Ravenna Festival è una citazione del racconto biblico della creazione del mondo con cui si apre il libro della Genesi. E fu sera e fu mattinaogni giornata della Creazione si conclude con questa espressione e con il compiacimento del Creatore per la Sua opera perché, dice la Bibbia, vide che era cosa buona.

Abbiamo con questo voluto portare l’attenzione su uno dei temi di massima urgenza e attualità quale quello ambientale, riponendo l’attenzione sull’origine dell’universo, bene primario e assoluto da preservare e salvaguardare. Il linguaggio poetico e ricco di creatività cui fa ricorso il racconto biblico avvicina a questo tema in un modo che ha molto a che fare con l’arte, una modalità che presuppone uno sguardo pieno di meraviglia e di stupore, di fascinazione per la bellezza e di rispetto per qualcosa di incommensurabile che ci viene donato. Haydn lo tradusse in modo mirabile nel suo Oratorio Die Schoepfung (la Creazione) che verrà eseguito nella splendida cornice di Sant’Apollinare in Classe, il cui catino absidale è un vero inno musivo alla natura, da Ottavio Dantone alla guida di Accademia Bizantina il prossimo 24 maggio. Diverso l'approccio alla natura che denunciano Philip Glass e il regista Godfrey Reggio con la loro trilogia Qatsi; già negli anni Ottanta mettevano in guardia dal rischio dell’autodistruzione cui la guerra ed un uso sconsiderato della tecnologia stanno conducendo il pianeta».

 

Il Festival sarà inaugurato dal concerto dei Wiener Philharmoniker diretto da Riccardo Muti. Tra grandi orchestre e direttori, chi sono gli altri protagonisti di questa edizione?

«Ravenna Festival si è sempre distinto per la sua tradizionale ricchezza nella programmazione sinfonica: i più grandi direttori e le più prestigiose orchestre a livello internazionale ne hanno calcato il palcoscenico in questi 35 anni di vita. Per la dodicesima volta avremo l’onore di avere i Wiener Philharmoniker ad inaugurare l’11 maggio l’edizione 2024 di Ravenna Festival diretti da Riccardo Muti cui l’orchestra viennese è legata da un sodalizio unico da oltre 50 anni. In programma la Haffner di Mozart e la Grande di Schubert. Quest’anno altri due grandissimi direttori si aggiungeranno all’albo d’oro delle presenze illustri che rendono unico il nostro archivio storico: Kiril Petrenko e Simon Rattle, rispettivamente a capo della Gustav Mahler Jugendorchester e della Mahler Chamber Orchestra. I due appuntamenti ci ricorderanno, a dieci anni dalla scomparsa, un altro grande direttore più volte ospite di Ravenna Festival, Claudio Abbado, che di queste due orchestre è stato riferimento fondamentale. Petrenko omaggerà Bruckner nei 200 anni dalla nascita con l’esecuzione della sua Quinta sinfonia; Simon Rattle presenterà un programma di autori vari, da Dvořák a Bartók a Schubert ai Rückert-Lieder di Mahler con solista il mezzosoprano Magdalena Kožená. Ravenna Festival è probabilmente l’unico festival a poter vantare una presenza continua e ripetuta di uno dei più grandi direttori di tutti tempi: Riccardo Muti, dopo il concerto inaugurale dei Wiener, dirigerà la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in altri due appuntamenti, il 9 giugno, con la partecipazione di un giovane clarinetto, Simone Nicoletta, formatosi nella Cherubini e ora solista nel concerto per clarinetto e orchestra di Mozart - in programma anche la Suite per orchestra Turandot in omaggio a Ferruccio Busoni nel centenario della morte - e il 7 e 9 luglio nel duplice appuntamento delle Vie dell’Amicizia, progetto unico di Ravenna Festival, inaugurato e sempre condotto dal maestro Muti fin dalla prima edizione a Sarajevo nel 1997. Ravenna e Lampedusa sono le tappe di questa 28^ edizione dedicata alle vittime del Mediterraneo con in programma lo Stabat Mater di Giovanni Sollima su testo in siciliano antico di Filippo Arriva, e la Samia Suitedi Alessandro Baldessari e Claudio Cavallin dedicato a Samia Yusuf Omar, la giovane atleta somala annegata nel 2012 a poche miglia dall’approdo a Lampedusa con i suoi 21 anni in cerca di libertà e riscatto».

 

L'omaggio a Byron richiama a Ravenna importanti solisti e cameristi: con quale criterio è avvenuta la scelta?

«Ravenna non è solo la città di Dante, è anche la residenza italiana che Lord Byron scelse per amore della contessa Teresa Guiccioli. Vi trascorse alcuni anni di vita felice, anni fecondi per la sua produzione artistica e ricca di riferimenti ad una città che lo conquistò con le sue pinete, la presenza del Sommo Poeta e delle sue spoglie, il suo “vecchio stile italiano” riservato e originale fuori dai tragitti dei viaggiatori. Chi meglio di due grandi artisti inglesi innamorati di Ravenna e di Lord Byron, specialisti indiscussi della letteratura leaderistica quali il tenore Ian Bostridge e il pianista Julius Drake si potevano invitare per rendere omaggio a George Gordon Byron nel bicentenario della morte? Appuntamento il 27 giugno presso il Chiostro della Loggetta Lombardesca».

 

Nell'ambito della musica antica, cosa si potrà ascoltare?

«La storia ci ha consegnato in eredità monumenti e basiliche unici al mondo di cui ben otto patrimonio UNESCO dell’umanità. Da sempre la nostra programmazione è mirata alla valorizzazione di questi beni artistici e architettonici in particolare recuperando e riproponendo dallo scrigno della grande tradizione della Chiesa Cattolica (e non solo) capolavori della musica sacra e della musica liturgica fino alle forme dei drammi sacri, dagli oratori alle sacre rappresentazioni che non solo riprendiamo dal passato, ma che stiamo anche rilanciando con nuove commissioni ogni anno. Dopo l’oratorio di Haydn Die Schoepfung con la Bizantina e Dantone del 24 maggio, torneremo a Sant’Apollinare in Classe domenica 23 giugno con la Cappella Marciana diretta da Marco Gemmani che proporrà la ricostruzione di una Messa a San Marco per Sant’Aponal (Sant’Apollinare) di Giovanni Legrenzi oltre che cantare nella Messa mattutina della Basilica musiche di Antonio Lotti in una delle liturgie domenicali programmate da Ravenna festival e intitolate In Templo Domini. La Basilica di San Vitale accoglierà altri due preziosi appuntamenti sabato 1 giugno con l’ensemble inglese The Marian Consort per un omaggio a Vicente Lusitano, primo compositore nero del XVI secolo e sabato 15 giugno con il francese Irini Ensemble che esplorerà un singolare repertorio legato al dialogo fra Oriente e Occidente al tempo del grande scisma proponendo autori di area bizantina fra cui spicca inaspettatamente Guillaume Dufay che ad essi si ispirò nei suoi mottetti scritti fra Grecia e Italia. San Giovanni Evangelista, basilica di straordinaria eleganza che Galla Placidia fece edificare come ex voto per lo scampato naufragio di ritorno da Costantinopoli, ospiterà dal 2 al 7 luglio DILEXI Storia di Galla Placidia in sette quadri, sacra rappresentazione commissionata da Ravenna Festival a Danilo Comitini su testo di Francesca Masi per la direzione di Antonio Greco a capo del Coro & Ensemble 1685. Sempre a San Giovanni Evangelista sarà rappresentato dal 14 al 19 maggio un capolavoro di Scuola Napoletana di Nicolò Porpora, “Il trionfo della divina giustizia” ne’ tormenti e morte di Gesù Cristo eseguito dall’Ensemble Dolce Concento diretto da Nicola Valentini».

 

La Trilogia d’autunno è quest’anno intitolata Eroi erranti in cerca di pace: che programma presenta?

«Quest’anno la tradizionale Trilogia d’autunno è dedicata a due grandi autori del Seicento: Claudio Monteverdi e Henry Purcell. Gli eroi erranti in cerca di pace sono Ulisse, il vincitore della guerra di Troia, protagonista del monteverdiano Il ritorno di Ulisse in patria, ed Enea, lo sconfitto, cui Purcell dedicò la sua più celebre opera Dido & Aeneas: entrambi usciranno in ogni caso perdenti, come sempre accade al termine di ogni guerra, condannati a girovagare per il Mediterraneo in cerca di un approdo sicuro, così come oggi lo sono coloro che migrano per fuggire guerre e carestie e ai quali abbiamo dedicato quest'anno il nostro Viaggio dell’Amicizia. Pierluigi Pizzi curerà il progetto registico che Ottavio Dantone porterà in scena con la sua Accademia Bizantina. Pizzi conclude con Il ritorno di Ulisse in patria la sua trilogia monteverdiana dopo Orfeo e L’incoronazione di Poppea, già presentati recentemente a Ravenna, e fornirà una particolare lettura della Dido & Aeneas incastonandola nella celebre Ode per Santa Cecilia dello stesso Purcell. Come noto Didone ed Enea fu scritto per un convitto femminile dei sobborghi di Londra: nel giorno di Santa Cecilia, Pizzi immagina si celebri questa festa musicale con la rappresentazione della Dido. Il terzo appuntamento che completa la trilogia in scena al Teatro Alighieri da 15 al 19 ottobre, avrà come protagonista un giovane controtenore polacco che sta conquistando il pubblico di tutto il mondo per la sua capacità di abbinare il fascino antico di una voce che rievoca i fasti dei cantori evirati del passato alla modernità della breakdance. Jakub Orliński con Il Pomo d’Oro, presenterà il suo ultimo disco Beyond incentrato anch’esso su autori del Seicento».