Duelli musicali a Pontedera

Intervista a Luigi Nannetti direttore artistico del Pontedera Music Festival

Il duello
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Come già annunciato dal GdM, il 10, 17 e 24 marzo sono andati in scena all’auditorium del Museo Piaggio di Pontedera i tre appuntamenti concertistici del progetto Musical Duels, iniziativa significativamente rientrata tra le 108 selezionate su 1909 candidature pervenute dal bando “Per chi crea” 2023, promosso dal Ministero della Cultura e gestito dalla Siae, sezione Live e promozione nazionale e internazionale.

Questi duelli musicali hanno visto la sfida, e conseguente pronunciamento del pubblico, di due violoncellisti, due pianisti e due chitarristi. A esperienza avvenuta, al momento di tirare le fila, ne parliamo con Luigi Nannetti, direttore artistico del Pontedera Music Festival e dell’Accademia Musicale Pontedera, del quale è organizzatore insieme alla Fondazione Piaggio, e nel cui cartellone è inserito questo ciclo

 La formula che avete scelto è molto insolita per un cultore della musica classica, e potrebbe sollevare dei dubbi scaturenti da analogie con i talent show televisivi...

«Abbiamo espressamente pensato e scelto un format che, nel titolo, potesse creare analogie con i talent, pensando a tutti coloro che non sono ancora ascoltatori abituali di musica classica, sono sensibili all’offerta di altri generi musicali, ma di rado escono di casa per ascoltare musica dal vivo. Però si trattava anche di interessare un pubblico già frequentatore delle sale da concerto e che potesse sentirsi indotto a partecipare a tutti i concerti del ciclo. Crediamo fortemente, infatti, che l'esigenza di rinnovamento delle proposte concertistiche, determinato anche dai dati di affluenza del pubblico ai concerti di musica classica - nelle recenti statistiche spesso assai severi - sia ormai una necessità, che si debbano sperimentare nuove formule e modalità di coinvolgimento del pubblico, una ricerca che stanno facendo anche istituzioni ben più blasonate ed importanti del nostro festival».

Come sono stati individuati gli artisti, gli strumenti, i repertori ?

«Alla base c’era il Bando Per Chi Crea SIAE/Ministero della Cultura: giovani under 35, con curricula già ricchi di premi in concorsi ed incisioni di rilievo internazionale. A ciò si aggiungeva la disponibilità a comprendere il senso della proposta, mettendosi, almeno in parte, in gioco, accettando di dover partecipare alla costruzione di una modalità di concerto non già sperimentata, e questo ci ha portato alla scelta di artisti che avessero già sviluppato dei percorsi personali originali. Un ringraziamento particolare, in questo senso, sento di volerlo riservare a Maurizio Baglini, presente da anni nel nostro cartellone e che in questa sede è stato un importantissimo interlocutore di confronto sulle possibilità e sull'opportunità di tentare una strada simile».

E veniamo ai tre “duelli”

«In questa direzione è stata fatta la scelta dei due violoncellisti, Michele Marco Rossi e Gianluca Montaruli, che il 10 marzo hanno contrapposto rispettivamente il Bach della Terza Suite ad un pezzo contemporaneo, la Suite Francese VIb (2018) per violoncello e live electronics di Ivan Fedele (con Alessandro Ratoci live electronics) per poi unirsi in un pezzo di rara esecuzione come Match per due violoncelli e percussioni di Maurizio Kagel (con Simone Beneventi, percussioni). Per il “duello” del 17 marzo i due pianisti, Filippo Tenisci e Axel Trolese, hanno scelto diversi fili conduttori dell’ispirazione musicale, la danza, la natura, la melodia, il teatro, attraverso il confronto di autori (Bach – Beethoven, Ravel – Wagner secondo Liszt, Debussy – Scriabin), ad esempio la natura era rappresentata rispettivamente da Poissons d’or dal secondo libro delle Images di Debussy (Filippo Tenisci) e da Vers la flamme di Scriabin (Axel Trolese), e il programma si è concluso con la Sonata per pianoforte a quattro mani K 381 di Mozart. Allo stesso modo nel terzo “duello” del 24 marzo due chitarristi, Gabriele Lanini e Chiara Festa, hanno messo a confronto il repertorio chitarristico delle sonate di Niccolò Paganini e dei Capricci di Luigi Legnani, ma anche un compositore-interprete come Barrios e un interprete “puro” come Segovia attraverso la proposta della Cavatina di Tansman per Segovia e della Catedral di Barrios».

Quindi, tirando le somme, il duello non era tanto tra gli interpreti ma fra idee di musica che scaturiscono da situazioni e fonti di ispirazioni simili verso soluzioni diverse.

«Certamente. Alcune forme, tecniche, situazioni, la suite, la melodia, il tremolo, gli arpeggi, la polifonia, ed ancora tematiche trasversali come la natura, il teatro, la danza, sono alcune delle tematiche concordate con i musicisti, raccontate ed illustrate prima di ogni manche dei duelli dai musicologi Marco Mangani e Marco Gallenga, attorno alle quali abbiamo chiesto ai "duellanti" di compiere le proprie scelte. Crediamo in questa formula e la riproporremo il 25 maggio con uno spettacolare duello pianistico a squadre, che vedrà tre giovani ma già affermati allievi di Maurizio Baglini, Alessio Ciprietti, Paolo Ehrenheim, Lucrezia Liberati, -sfidare altrettanti ex-studenti già in carriera di Davide Cabassi – autore anche della “sceneggiatura” del concerto- , Antonio Alessandri, Ilaria Cavalieri, Diego Petrella, un concerto che prevederà esecuzioni a due, quattro, otto mani su due magnifici Steinway presenti, dando modo al pubblico di collegare la propria esperienza d'ascolto a quella del pubblico delle varie epoche culturali e stilistico-musicali a cui sarà fatto riferimento».

E qual è stata la reazione del pubblico ? La formula non portava ad evidenziare aspetti agonistici dell'esecuzione musicale come il virtuosismo ?

«Come direttore artistico, e ancor prima da musicista, credo fermamente che, quando è funzionale all’interpretazione, il virtuosismo dovrebbe essere presente in qualsiasi esecuzione musicale di alto livello: il pubblico che esce di casa e va ad ascoltare un concerto deve poter assistere a qualcosa di irripetibile, di straordinario, e certamente il talento dell’interprete nell’eseguire con facilità passi tecnicamente complessi, o di proporre una versione assolutamente originale di una semplice melodia molto conosciuta, influisce non poco sulla qualità dell’esperienza percepita dal pubblico; anche questo è un aspetto che volevamo venisse reso esplicito grazie al format del duello. Ovviamente l’intento della formula è esattamente agli antipodi della gara fra duellanti fine a se stessa, e questo non già perché il mondo del concertismo non lo preveda, anzi, oggi come forse non mai qualsiasi giovane musicista sa che per raggiungere obiettivi importanti dovrà confrontarsi con i suoi pari in concorsi, audizioni e premi, il cui livello qualitativo si sta alzando vertiginosamente. Ma qui non ci troviamo di fronte ad un talent commerciale, lo scopo è quello di far scoprire meglio le peculiarità musicali delle composizioni da ascoltare, capendone i contesti e le caratteristiche più facilmente percepibili anche solo ad un primo ascolto, per aiutare il pubblico ad esprimere la propria preferenza, non già, quindi, sul chi dei due musicisti sia il più bravo, bensì su quale delle due composizioni presentate abbia rappresentato meglio le proprietà delle tematiche oggetto del confronto».

Il risultato ?

«La sfida era quella di attrarre un pubblico che sarebbe poi stato chiamato ad una valutazione sulla qualità dell'esecuzione, non avendo nessuna competenza per farlo, correndo il rischio di dare in pasto ciò che anni di studio e di sacrifici hanno prodotto a una votazione esclusivamente istintiva e "di pancia", come accade in molti format televisivi. Ma secondo noi la richiesta dell'espressione della propria preferenza ha portato le persone ad un ascolto più attento, scaturito essenzialmente da una scelta del repertorio basato non esclusivamente sul gusto personale, o sulla mera necessità/opportunità del momento dell'interprete, ma anche attorno a tematiche e a pagine le cui caratteristiche sonore e di scrittura fossero evidenti e facilmente comprensibili al pubblico. Questo, riteniamo, abbia determinato un innalzamento dell'attenzione e del godimento, quindi, in ultimo della qualità dell'esperienza di ascolto. Tre duelli, quindi, dove ad essere votati sono stati i brani giudicati dal pubblico più corrispondenti alle tematiche scelte dagli artisti: una sfida senza vincitori in carne ed ossa, ma nella quale a trionfare è stata la capacità di ascolto del pubblico».

La storia della sua Accademia: numeri, corsi, docenti, iniziative

«L’Accademia Musicale Pontedera è nata nel 2018 dalla fusione di due associazioni preesistenti: l’Accademia della Chitarra Stefano Tamburini Musica & c. (fondata nel 2003) e l’Accademia Musicale Toscana (fondata nel 1992), entrambe operanti sia sul versante della didattica musicale che su quello concertistico, alle quali, dal 2021, si è unita la Bohemians Musical Academy. Attualmente conta 700 allievi attivi in corsi rivolti a tutti gli strumenti e a tutte le età, classico, moderno e jazz, con percorsi amatoriali e professionalizzanti, facendo riferimento alle istituzioni AFAM con cui abbiamo una convenzione sulla base di criteri di qualità certificati e riconosciuti, ossia i Conservatori “P. Mascagni” di Livorno e “L. Boccherini” di Lucca, e per la sezione moderna con il C.P.M. Music Institute di Milano. Particolare attenzione è dedicata alla musica d’insieme ed inclusiva, corale (coro di voci bianche, degli allievi e degli adulti) e strumentale (orchestra per bambini, orchestra di sezione di strumenti, orchestra dell’Accademia, ensemble di musica d’insieme classica, moderna e jazz e big band). Sul versante concertistico, grazie alla sinergia con la Fondazione Piaggio, il Pontedera Music Festival  è giunto nel 2024 alla sesta edizione, con oltre 20 appuntamenti annuali che hanno coinvolto artisti di livello internazionale come Michele Campanella, Maurizio Baglini, Giampaolo Pretto, Chiara Morandi, Orchestra della Toscana, Naomi Berril, Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino, Emilio Aversano, Raiz & Radicanto, Petra Magoni, Gabriele Mirabassi, Ares Tavolazzi, Rita Marcotulli, Ensemble "Il Rossignolo", assieme ai musicisti legati al territorio, in molti casi docenti dell’Accademia».

 

 

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