A Jesi Brahms e Čajkovskij incantano il pubblico

Applausi per la direzione di Matthias Bamert e il pianoforte di Alessandro Taverna

LF

02 febbraio 2026 • 2 minuti di lettura

Matthias Bamert e Alessandro Taverna (foto Matteo Tarabelli)
Matthias Bamert e Alessandro Taverna (foto Matteo Tarabelli)

Jesi, Teatro G.B. Pergolesi

Alessandro Taverna, Matthias Bamert, FORM

31/01/2026 - 31/01/2026

Un programma di indiscussa bellezza e il prestigio degli interpreti hanno attirato a Jesi moltissimi appassionati, per una serata che ha visto il teatro “G.B. Pergolesi” al completo. Protagonisti sono stati il direttore svizzero Matthias Bamert, ottantaquattro anni a luglio, che nella sua lunga carriera ha diretto le più prestigiose orchestre d’Europa, Stati Uniti ed Asia ed inciso oltre ottanta dischi, e Alessandro Taverna, uno dei pianisti italiani più apprezzati, presente nelle sale e nelle stagioni più importanti.

In programma due capisaldi del sinfonismo tardo ottocentesco, il primo concerto di Čajkovskij e la terza sinfonia di Brahms, eseguiti insieme ai due interpreti dalla FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana.

Alessandro Taverna (foto Matteo Tarabelli)
Alessandro Taverna (foto Matteo Tarabelli)

La serata è stata aperta dalle sonorità possenti ed eroiche del concerto, dove Taverna ha sfoggiato un virtuosismo ed una profondità interpretativa non comuni, ed una capacità di ascolto dell’orchestra  che ha reso il dialogo tra il solista e gli altri strumentisti sempre equilibrato. I tempi abbastanza sostenuti fin dalle battute iniziali  hanno consentito di dare spazio all’espressività delle voluttuose melodie della composizione; nel secondo tempo la potenza sonora ha lasciato spazio a sonorità delicate e cristalline, ottenute con tocco calibrato nei pesi  e sensibile nella presa del tasto, in una dimensione di scambio cameristico con le prime parti.  Bamert ha portato l’orchestra ad una ottima intesa con il solista, curando la compattezza dei violini e l’eleganza delle emersioni solistiche. Il pianista, a lungo applaudito, ha ringraziato il pubblico e, inchinandosi, anche l’orchestra.

La raffinatezza di tocco di Taverna, già apprezzata soprattutto nel tempo centrale del concerto, ha trovato conferma nel bis, dedicato al preludio op.32 n. 5 di Rachmaninov, eseguito con  leggerezza e fluidità che ricordavano gli arabeschi di Debussy.

Matthias Bamert (foto Matteo Tarabelli)
Matthias Bamert (foto Matteo Tarabelli)

Tutta diretta a memoria la seconda parte del concerto, dedicata a Brahms, dove la FORM ha dato una delle sue migliori prove fin qui ascoltate.  La lettura dell’anziano direttore permetteva di cogliere la chiara  successione delle frasi e la logica della costruzione musicale, concedendo spazio ai respiri di ingresso delle frasi stesse  e accompagnando con dinamica sfumata il loro estinguersi: una interpretazione mai enfatica, ma dall’energia quasi estenuata dove si apprezzavano principalmente  la pacata conduzione del fraseggio, l’equilibrio dei piani sonori tra le diverse sezioni dell’orchestra e il rilievo dato al susseguirsi delle voci nel complesso tessuto contrappuntistico. I temi danzanti del primo tempo sono stati condotti con morbidezza, come anche il secondo e terzo tempo, interpretati  con accenti umbratili e malinconici, mentre l’energia dei fortissimi del quarto tempo si è estinta quasi naturalmente negli accordi finali.

Il pubblico, rapito dalla musica, ha ascoltato anche il silenzio durato qualche secondo alla fine della sinfonia, e ha applaudito con calore solo quando Bamert ha abbassato la bacchetta.