A Bruxelles un nuovo “Benvenuto Cellini” di Berlioz
La regia è di Thaddeus Strassberger, sul podio Alain Altinoglu, interpreti principali John Osborn e Ruth Iniesta
31 gennaio 2026 • 4 minuti di lettura
Bruxelles, Théâtre de la Monnaie
Benvenuto Cellini
28/01/2026 - 08/02/2026Un allestimento sovraccarico, ma interpretazione dell’orchestra e delle voci di alto livello. Il regista e scenografo Thaddeus Strassberger è conosciuto per i suoi spettacoli dalle decorazioni estremamente abbondanti, assai discusse, ma nel caso di un’opera come Benvenuto Cellini con un carnevale che deve essere un po’ estravagante, e sul solco di allestimenti come quello di Terry Gilliam che ha fatto con successo il giro del mondo, oppure anche come quello di Philipp Stölzl a Salisburgo, lo stile di Strassberger poteva dare un risultato interessante. Invece, complici i costumi di Giuseppe Palella, dopo un inizio gioioso e con buone idee, il duo creativo è riuscito a fare sembrare minuscolo il palcoscenico della Monnaie e l’effetto della curiosità è svanito, troppi dettagli che distolgono l’attenzione dalla bella musica di Berlioz ben interpretata dall’Orchestra della Monnaie sotto la direzione di Alain Altinoglu, una valanga di stimoli visuali, volutamente provocanti ma infine anche ripetitivi, senza scintille creative veramente nuove, soprattutto per il finale. Ma bisogna riconoscere a Strassberger che ha saputo differenziarsi dalle precedenti messe in scena di Benvenuto Cellini puntando a mettere Roma al centro del visuale con mille particolari che ricordano la Città eterna e riferimenti alla sua ricchissima storia, a partire dagli antichi romani sino ai nostri giorni, compreso anche i colori delle squadre calcistiche della Capitale, la Roma e la Lazio.
Molto belli poi i video che aprono ogni atto realizzati da Greg Emetaz e d’effetto l’idea di animare statue e affreschi, meno il ricorso alle Drag Queens, ormai non più una novità nell’opera, e noioso il lungo monologo parlato all’inizio del Carnevale, quest’ultimo che ci si aspettava avrebbe potuto essere il momento più riuscito della nuova produzione invece è quasi inesistente, con il popolo romano che assiste più che veramente partecipare, seduto ai tavolini come in via Veneto durante la Dolce Vita, oppure andando a prendere un panino alla Porchetteria, mentre in alto volano le pizze grazie a pizzaioli abili a farle volteggiare. Riuscita anche la scena di Cellini seduto con gli amici in una tipica trattoria romana con le tovaglie a quadrettoni. Antico e moderno si mescolano e confondono, casa Balducci è di conseguenza con le colonne ma anche una mega tv e vi squilla il telefono. Il tutto si svolge su una piattaforma roteante che ben consente di passare velocemente da una scena all’altra, un plauso ai laboratori de la Monnaie per l’enorme lavoro fatto per realizzare una tale massa di decori e costumi tanto elaborati.
L’opera Benvenuto Cellini non era mai andata in scena prima a Bruxelles e per questo debutto, che è anche la prima produzione voluta dalla nuova direttrice generale e artistica Christina Scheppelmann, la Monnaie ha scelto con cura le voci. A cominciare dal protagonista affidato alla voce del tenore americano John Osborn che ha già cantato il ruolo molte volte e lo padroneggia alla perfezione, avrebbe anche meritato più applausi ma l’allestimento sembra avere un po’ depresso il pubblico di solito generoso di apprezzamenti della Monnaie, in particolare bellissima la sua esecuzione dell’aria meditativa di Cellini “Sur les mont les plus sauvages” dell’ultimo quadro che avrebbe meritato un applauso a scena aperta. Nella parte della sua amata Teresa, c’è il soprano spagnolo Ruth Iniesta in un ruolo che qui gli da la possibilità di esprimere, oltre che la sua bravura tecnica belcantistica, anche tanta simpatica ironia. La parte di suo padre, Giacomo Balducci, è affidata al basso belga Tijl Faveyts mentre il terzo protagonista, il pretendente pure di Teresa e rivale nel lavoro di Cellini, Fieramosca, è cantato con cura dal baritono francese Jean-Sébastien Bou. Il ruolo en travesti d’Ascanio è affidato al mezzo-soprano franco-tedesco Florence Losseau che canta la sua aria nella seconda parte su una sdraio in una spiaggia tropicale, scenografia completamente diversa dal resto. Autorevole e con bella voce sonora il basso croato Ante Jerkunica nei panni del Papa Clemente VII che arriva preceduto da guardie svizzere con i costumi tradizionali. Tra i tanti altri interpreti, pure ballerini e acrobati, si fanno notare anche il giovane baritono belga Leander Carlier come Bernardino, il baritono italiano Gabriele Nani come Pompeo ed il tenore belga Yves Saelens nei panni del Cabaretier. Buona anche la resa del Coro, qui in una prova particolarmente impegnativa, diretto da Emmanuel Trenque. Prima opera di Berlioz, dopo qualche primo tentativo giovanile, si sa che fu continuamente rielaborata dal compositore dato il mancato successo sperato, essendo l’opera molto innovativa per l’epoca, e non ne ha lasciato una versione definitiva.
Nata come opéra comique in quattro atti con i dialoghi parlati e poi trasformata in grand opéra, ma solo in due atti, è infine inclassificabile, un’opera dallo stile misto, molto particolare, che rispecchia tutta l'esuberanza creativa di Berlioz, con un’orchestrazione ricca e complessa, molto impegnativa sia per il pubblico al tempo che per gli interpreti ancora oggi. A Bruxelles si è scelto di utilizzare la versione di Parigi 2 del 1838 e Alain Altinoglu ha dimostrato ancora una volta come il repertorio romantico gli è particolarmente congeniale e l’alto livello raggiunto nell’esprimerlo sotto la sua guida dai professori dell’Orchestra della Monnaie.