Addio a Stephen Kovacevich
Interprete di riferimento di Beethoven, Brahms e Bartók, fu un pianista dalla personalità intensa e anticonvenzionale
04 novembre 2026 • 2 minuti di lettura
Stephen Kovacevich si è spento il 27 ottobre, nella sua casa londinese, pochi giorni dopo aver compiuto 86 anni. Nato a Los Angeles il 17 ottobre 1940 da una famiglia di origine croata, è stato una delle personalità più originali del pianismo internazionale del secondo Novecento. Interprete di energia inquieta e grande rigore costruttivo, rifuggiva la compostezza di maniera: nelle sue letture la chiarezza della forma conviveva con un’urgenza espressiva talvolta quasi febbrile. Una ricerca che ha attraversato oltre sei decenni di carriera, dal grande repertorio classico e romantico alla musica contemporanea.
La sua formazione ebbe una svolta nel 1957, quando si trasferì a Londra per studiare con Myra Hess. Nei primi anni si esibì come Stephen Bishop-Kovacevich, unendo il cognome del patrigno a quello paterno. La consacrazione arrivò nel 1961, con il recital al Wigmore Hall e le Variazioni Diabelli di Beethoven, autore destinato a diventare uno dei centri della sua ricerca. La registrazione dell’opera, realizzata per Philips nel 1969, colpì per vitalità ritmica, lucidità e libertà interpretativa. Negli anni Novanta, per Emi, avrebbe affrontato anche l’integrale delle Sonate, lasciando una testimonianza di grande rilievo.
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Accanto a Beethoven, Brahms e Bartók furono gli altri due compositori fondamentali del suo repertorio. Del primo Kovacevich metteva in luce la tensione fra densità costruttiva e slancio lirico; del secondo affrontava con eccezionale elasticità ritmica anche i concerti per pianoforte e orchestra. Ma non fu un interprete rivolto soltanto al passato: sostenne la musica del proprio tempo e tenne a battesimo concerti a lui dedicati da Richard Rodney Bennett, Michael Tippett e John Tavener. Intensa anche l’attività cameristica, con musicisti come Jacqueline du Pré, Josef Suk, il Quartetto Amadeus e, in anni più recenti, Steven Isserlis e Renaud Capuçon.
La sua biografia artistica è legata anche a Martha Argerich, con cui condivise una relazione sentimentale e una lunga complicità musicale, testimoniata da numerose esibizioni a quattro mani e a due pianoforti. Sposati nel 1974, ebbero una figlia, Stéphanie. Dagli anni Ottanta Kovacevich si dedicò anche alla direzione d’orchestra, guidando fra l’altro l’Irish Chamber Orchestra. Non mancarono prove difficili: una persistente paura da palcoscenico e, alla fine degli anni Duemila, un ictus che gli tolse temporaneamente la parola e lo costrinse a ricostruire la propria tecnica. Tornò tuttavia ad esibirsi sul palcoscenico. Nel 2025 festeggiò gli 85 anni al Wigmore Hall con Argerich; nell’aprile 2026 ricevette l’ICMA Lifetime Achievement Award. Un riconoscimento a un musicista per il quale interpretare significava tenere viva, ogni volta, la tensione della scoperta.