Le metamorfosi di Sciortino

Con Orazio Sciortino parliamo di composizione e interpretazione, in vista della messa in scena di Metamorfosi Suite al Teatro Due di Parma

AR

26 giugno 2026 • 7 minuti di lettura

Orazio Sciortino (foto Mike Baker)
Orazio Sciortino (foto Mike Baker)

Giovedì 2 luglio va in scena all’Arena Shakespeare del Teatro Due di Parma Metamorfosi Suite, una produzione Reggio Iniziative Culturali che propone una sorta di rilettura di Ovidio in una forma narrativa che ha a che fare con il melologo – ma non solo – e che vede impegnati Orazio Sciortino al pianoforte, Domenico Nordio al violino e Lucrezia Guidone come voce recitante.

Uno spettacolo che nasce sostanzialmente dalla fantasia dello stesso Sciortino, pianista, compositore e direttore d’orchestra originario di Siracusa e di stanza a Milano, che ha maturato una ricca attività artistica – collaborando con istituzioni quali La Scala di Milano, La Fenice di Venezia, il Maggio Musicale Fiorentino, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, la Konzerthaus di Berlino, il Megaron di Atene e così via – e discografica – pubblicando per etichette quali Sony Classical, Dynamic, Limen Music, Naxos, Claves e Bottega Discantica – alla quale si affianca l’impegno didattico in qualità di docente di pianoforte presso il Conservatorio di musica "Luca Marenzio" di Brescia.

Una pluralità di attività e di interessi– completati da una passione per l’enogastronomia coronata dalla nomina a Krug Ambassador nel 2016 – che compongono il profilo originale e sfaccettato di un artista dal carattere dinamico e curioso, al quale abbiamo posto in questa occasione alcune domande.

Orazio Sciortino (foto Krug Champagne – Claudia Calegari)
Orazio Sciortino (foto Krug Champagne – Claudia Calegari)

Partiamo dal rapporto con il Teatro Due: io ho assistito quasi dieci anni fa – precisamente, nel dicembre 2017 – a Odissea, rilettura tratta dallo scrittore greco Nikos Kazantzakis, mentre nei prossimi giorni seguiremo, appunto, Metamorfosi Suite. Come descrive il percorso condiviso con questo teatro?

«Il Teatro Due di Parma ha sempre dedicato grande attenzione al rapporto tra musica e teatro, esplorando in particolare il dialogo tra la parola scenica e la musica, anche contemporanea. Il lavoro che realizzammo su Kazantzakis rappresentava, in fondo, un omaggio diretto alla lirica greca. Per quell'occasione composi una serie di brani pianistici che si alternavano a momenti di improvvisazione libera sugli stessi materiali musicali, seguendo da vicino il flusso della recitazione. In alcuni passaggi il rapporto con la parola era strettissimo, talvolta persino con la singola sillaba, in una dimensione che richiamava quasi il recitar cantando. Anche in quel caso, come è nella migliore tradizione del Teatro Due, il progetto nacque da un lavoro realmente condiviso: una continua sinergia e un confronto costante tra artisti, registi, attori e direzione. Per questo motivo considero il mio rapporto con il Teatro Due un rapporto profondamente elettivo, fondato su un'affinità artistica e umana che ho sempre sentito particolarmente naturale».

Orazio Sciortino (foto Marco Perulli)
Orazio Sciortino (foto Marco Perulli)

Metamorfosi Suite fa riferimento a Ovidio, la già citata Odissea naturalmente ha sullo sfondo Omero. Pensando ad altri suoi lavori teatrali, viene in mente La Gattomachia, proposta sempre nel 2017 alla Scala di Milano e ispirata al poeta spagnolo Lope de Vega. Che ruolo hanno – pur nelle differenze del caso – i riferimenti letterari nei suoi lavori?

«Sia come compositore sia come pianista mi confronto costantemente con il testo letterario, tanto in prosa quanto in versi. Numerosi miei lavori nascono proprio da questo dialogo: melologhi su testi di altri autori o su testi da me stesso elaborati, favole musicali e, in una dimensione più tradizionale, opere vocali e teatrali nelle quali esploro le molteplici possibilità espressive della voce. Nel caso di Metamorfosi Suite ho costruito una vera e propria drammaturgia a partire dai testi di Ovidio nella straordinaria riscrittura teatrale di Vittorio Sermonti. Ho concepito una partitura di parole, non un semplice collage di brani, cercando di superare il consueto accostamento tra testo e musica. Gli estratti dalle Metamorfosi, che introducono i brani musicali a essi ispirati, sono stati ricomposti secondo una precisa logica teatrale e musicale, dando vita a un percorso unitario e coerente. Al tempo stesso, i brani scelti incarnano nella loro stessa struttura il concetto di trasformazione, tema centrale dell'opera ovidiana: una metamorfosi che si manifesta tanto sul piano timbrico quanto su quello formale e compositivo, attraverso continui processi di variazione, sviluppo e trasfigurazione del materiale musicale».

Ho concepito una partitura di parole, non un semplice collage di brani, cercando di superare il consueto accostamento tra testo e musica.
Orazio Sciortino

Lei è attivo come interprete, oltre che direttore e pianista in concerti dal vivo, anche attraverso una variegata discografia che evidenzia un suo personale equilibrio tra indagine storica – vedi i concerti di C.P.E. Bach incisi con l'Orchestra di Padova e del Veneto o l’opera pianistica di Adolfo Fumagalli – e un originale approccio virtuosistico che emerge per esempio nelle registrazioni lisztiane. Come coniuga questa attività con l’altrettanto riconosciuto ruolo di compositore, che le è valso la nomina a “Compositore dell’Anno 2024” agli International Classical Music Awards?

«Come dimostra anche questo progetto, la mia attività di compositore è strettamente intrecciata a quella di pianista. Non ho mai considerato questi percorsi come ambiti separati, ma come aspetti complementari di un'unica esperienza musicale. A essi aggiungerei naturalmente anche il lavoro di direttore d'orchestra e di docente, che contribuiscono a definire il mio rapporto con la musica nella sua totalità. Questo approccio a trecentosessanta gradi mi porta a elaborare un pensiero musicale unitario ma al tempo stesso complesso, nel quale dialogano costantemente la musica che interpreto — dal Settecento ai nostri giorni — e quella che compongo, dalla musica da camera alla scrittura sinfonica, fino al teatro musicale. Progetti come Metamorfosi Suite rappresentano, in questo senso, una sintesi particolarmente significativa dei miei interessi artistici: vi confluiscono l'attenzione per la letteratura, la riflessione sulla forma musicale, l'esperienza dell'interprete e quella del compositore, in un percorso che cerca di unire linguaggi e prospettive diverse all'interno di una visione coerente».

Maxima Immoralia (foto Andrea Mazzoni)
Maxima Immoralia (foto Andrea Mazzoni)

Pensando in particolare al teatro musicale, oltre ai lavori già citati, posso ricordare La paura – opera sulla Prima Guerra Mondiale ispirata a un testo di Federico De Roberto e rappresentata al Teatro Coccia di Novara nel 2015 – o la più recente Maxima Immoralia, messa in scena lo scorso anno da Festival Aperto di Reggio Emilia e Cantiere Internazionale di Montepulciano. Sono, a mio avviso, tutti lavori anche molto differenti tra loro: quali sono gli elementi che la interessano di più del linguaggio teatrale?

«Credo che un musicista non possa prescindere dall'idea di teatro. Vale per l'interprete, che studia ed esegue la musica di altri e che, attraverso l'attività concertistica, instaura un rapporto diretto con il palcoscenico e con il pubblico; ma vale altrettanto per il compositore, chiamato a organizzare il tempo, a costruire tensioni, attese e relazioni. In questo senso, il rapporto con il teatro è, a mio avviso, imprescindibile. Naturalmente, confrontarsi con l'opera o con il teatro musicale comporta una riflessione ancora più profonda sui meccanismi della scena, della narrazione e della rappresentazione».

Credo che un musicista non possa prescindere dall'idea di teatro.
Orazio Sciortino

«Le due opere che ho composto finora, La paura (2015) e Maxima Immoralia (2025), costituiscono due esempi quasi antitetici, ma accomunati da una forte matrice letteraria. Nel caso de La paura, il punto di partenza era l'omonimo e tragico racconto di Federico De Roberto, una testimonianza potentissima dell'assurdità della guerra. Maxima Immoralia, al contrario, nasce da un soggetto e da un libretto interamente concepiti da me: un omaggio alla tradizione della letteratura erotica, satirica e irriverente, dal Medioevo all'età moderna. Per me è stata una sfida particolarmente stimolante, perché il lavoro non è stato soltanto musicale. Prima ancora di scrivere una nota, ho dovuto costruire un universo narrativo, elaborare una drammaturgia e trovare una lingua capace di dialogare con modelli letterari molto diversi tra loro. Sotto questo aspetto, Maxima Immoralia è stato forse il progetto più complesso che abbia affrontato, prima ancora sul piano letterario che su quello musicale».

Orazio Sciortino, Domenico Nordio (foto Marco Perulli)
Orazio Sciortino, Domenico Nordio (foto Marco Perulli)

Tornando a Metamorfosi Suite, quali sono i caratteri principali di questo lavoro condiviso con Domenico Nordio al violino e con Lucrezia Guidone quale voce recitante?

«Domenico Nordio è uno dei più importanti violinisti italiani e con lui collaboro da circa dieci anni. Si tratta di uno dei sodalizi artistici più significativi del mio percorso, un rapporto professionale e umano dal quale continuo ancora oggi a imparare moltissimo. Insieme affrontiamo il grande repertorio tradizionale, ma ci piace anche esplorare percorsi meno battuti, riscoprire pagine rare e dedicarci a progetti originali e trasversali come, appunto, Metamorfosi Suite. I brani che eseguiremo rappresentano infatti alcuni autentici capisaldi del repertorio per violino e pianoforte, dalla Sonata di Debussy ai Miti di Szymanowski, una partitura complessa e affascinante, di straordinaria ricchezza espressiva, che interpreta in modo esemplare il tema della trasformazione e delle sue molteplici declinazioni. Negli ultimi anni abbiamo presentato questo progetto insieme a diversi attori, ciascuno dei quali ha saputo offrirne una prospettiva differente. Siamo quindi particolarmente felici di condividerlo oggi con un'attrice del talento e della sensibilità di Lucrezia Guidone, con la quale collaboriamo per la prima volta. È un incontro artistico che attendiamo con grande entusiasmo».

Lucrezia Guidone (foto Alessandro Peruggi)
Lucrezia Guidone (foto Alessandro Peruggi)

Tutte le informazioni su Metamorfosi Suite in scena il 2 luglio a Teatro Due di Parma sono disponibili qui.