Un’originale “Heure espagnole” a Reggio Emilia
Applausi per l’atto unico di Maurice Ravel introdotto da Raveliana di Mauro Montalbetti, nuova commissione Festival Aperto
10 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Reggio Emilia, Teatro Ariosto
Raveliana – L'heure espagnole
03/05/2026 - 05/05/2026Sulla scia di una particolare attenzione rivolta a un repertorio che si muove tra opere rare e commissioni inedite, coltivata con sempre maggiore determinazione, la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia ha proposto una nuova produzione de L'heure espagnole di Maurice Ravel, commedia musicale in un atto unico presentata per la prima volta a Parigi all’Opéra-Comique nel maggio 1911 e qui realizzata in collaborazione con l'Accademia Teatro alla Scala e messa in scena al Teatro Ariosto. La pagina del compositore francese è stata introdotta da Raveliana, prologo originale in forma di melologo di Mauro Montalbetti, frutto di una nuova commissione di Festival Aperto e che conduce gli spettatori nell'universo sonoro e visionario dello stesso Ravel, a partire da un luogo reale e quasi leggendario: la sua casa-museo, una bottega domestica che diviene, senza soluzione di continuità, la bottega dell’orologiaio Torquemada.
Il prologo di Montalbetti prende quindi avvio dagli oggetti e dai meccanismi che abitano la stessa casa-museo di Ravel, evocando un luogo reale ma anche immaginario, in cui l’idea di funzionamento di un insieme di congegni più o meno rodati diventa materia sonora. Plasmato sul testo di Francesco Peri, il tracciato musicale di Montalbetti prende le mosse dalla platea del teatro e da un tempo che “si è fermato”, con l’efficace Ciro Masella che incarna lo stesso Montalbetti in un dialogo immaginario con lo stesso Ravel – attraverso la recitazione di una sorta di lettera ideale e significativamente affettuosa –, alimentato da un segno musicale nutrito di rintocchi, suonerie e micro-effetti strumentali, in cui l’equilibrio fra pulsazione ritmica e dettaglio timbrico si rivela determinante per l’atmosfera complessiva.
Il raccordo tra il melologo e l’opera del compositore francese è quindi affidato a questa immagine di “bottega” che, per una sorta di trasposizione scenica, conduce appunto alla bottega dell’orologiaio Torquemada e al tema del tempo, pensato come momento ideale dove la seduzione – e l’inganno sentimentale – può trovare un suo spazio (sempre che l’ingranaggio scorra nel modo giusto…).
La regia di Manuel Renga, dichiaratamente orientata a “svelare il meccanismo” degli intrighi, imposta l’azione come un congegno di entrate, uscite, scambi e nascondimenti, centrato sul breve intervallo di assenza di Torquemada. L’ambientazione rimanda a una Toledo di fantasia, lontana da intenzioni folcloristiche. Si tratta di una Spagna immaginaria e sospesa, popolata da figure stravaganti che si muovono tra desiderio, opportunità e malintesi. Le scene e i costumi a cura di Aurelio Colombo, con luci di Alessandro Pasqualini, delineano la bottega animata dalle grandi pendole, elementi centrali della drammaturgia che, in un certo qual modo, organizzano lo spazio e determinano una parte rilevante dell’azione, la quale procede per l’appunto attraverso spostamenti e sostituzioni dei “contenitori” che accolgono i diversi pretendenti anelanti alle grazie di Concepción.
Sul versante musicale è stata adottata la versione per orchestra da camera di Gabriel Grovlez. Francesco Bossaglia ha diretto con palese attenzione un Icarus Ensemble reattivo ed efficace, puntando su chiarezza di impasto e controllo dei passaggi drammaturgici tratteggiati dai personaggi che animano la scena, arrivando al significativo quintetto conclusivo, che mette in evidenza l’abilità di Ravel nella costruzione di un raffinato intreccio polifonico che definisce l’ironica chiusa, nella quale i cinque personaggi ci restituiscono la morale della vicenda.
I ruoli principali sono stati affidati a giovani leve dell’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala come Saori Sugiyama (Concepción), Aldo Sartori (Gonzalve), Litai Zhuo (Torquemada), Akilbek Piyazov (Ramiro) e Xhieldo Hyseni (Don Iñigo Gomez). In una scrittura che privilegia il parlato musicale e la precisione degli incastri dialogici, il lavoro di insieme e la cura della dizione hanno restituito un segno di sostanziale equilibrio complessivo, animato da una funzionale chiarezza narrativa tra gesto scenico e pronuncia musicale.
Alla seconda recita che abbiamo seguito lo scorso 5 maggio il pubblico ha salutato la serata con generosi applausi rivolti a tutti gli artisti impegnati.