Trifonov e Mozart, un incontro inedito
Il giovane pianista russo, ormai una star del firmamento pianistico, ha cambiato all’ultimo momento il programma del suo concerto a Santa Cecilia, sostituendo Brahms con Mozart.
29 novembre 2021 • 3 minuti di lettura
Parco della Musica, Roma
Pappano e Trifonov con l'Orchestra di Santa Cecilia
25/11/2021 - 27/11/2021Giorni di suspense hanno preceduto il concerto romano di Danil Trifonov, che stava cancellando uno dopo l’altro i suoi concerti in Italia e all’estero. Invece è venuto, ha fatto i tre previsti concerti con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia diretta da Antonio Pappano e sta ora portando lo stesso programma in una tournée che toccherà Vienna, Monaco di Baviera, Amburgo, Düsseldorf e Francoforte. Ma ha sostituito il previsto Concerto n. 1 di Brahms con il Concerto n. 9 in mi bemolle maggiore “Jeunehomme” K 271 di Mozart. Questo cambiamento radicale di programma ha permesso di ascoltare il trentenne pianista russo in un repertorio molto diverso da quello che presenta abitualmente e che è caratterizzato da un altissimo quoziente di difficoltà tecnica. Per farci capire: i suoi tre precedenti concerti con l’orchestra romana erano tutti e tre dedicati a Rachmaninov e ancora a Rachmaninov sarà interamente dedicato il suo prossimo concerto nella stagione da camera di Santa Cecilia. Queste scelte così monocordi non davano conto dell’intero arco della sua personalità d’interprete, quindi è stato molto interessante ascoltarlo in un autore che è agli antipodi di Rachmaninov.
In questo concerto di Mozart – il nono della serie ma il suo primo vero grande capolavoro in questo campo - le difficoltà tecniche sono pressoché nulle per un virtuoso come Trifonov, ma sotto la semplicità sono in agguato non facili problemi musicali e interpretativi. Fin dalle prime battute Trifonov ha sfoggiato un tocco leggero e delicato, splendido ma un po’ manierato, che rimandava all’idea di un Settecento tutto cipria e merletti. Il dialogo tra pianoforte e orchestra era serrato e vivace, come doveva essere, tuttavia il pianista sembrava mordere il freno e aspettare le occasioni di drammaticità e di patetismo offertegli dalla ampia, duplice cadenza. Si poteva prevedere che si sarebbe trovato più nel suo ambiente nel do minore del secondo movimento e così è stato. Anche lì Mozart riserva al solista una cadenza e similmente il movimento finale ha ampi a solo, in cui il pianista ha una certa libertà di movimento: sono stati i momenti migliori, perché altrove Trifonov era corretto, rispettava i fondamenti dello stile mozartiano ma, a differenza di un mozartiano vero, non aveva al suo arco quelle sottili e quasi inavvertibili sfumature che servono a far risplendere tutta la bellezza di questo capolavoro. Settecentesco anche il bis, un brano molto estroso ed originale di Emanuel Bach.
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Pappano aveva aperto il concerto con la beethoveniana ouverture dalle Creature di Prometeo, che è stata aggiunta al programma all’ultimo minuto per compensare la minor lunghezza del concerto di Mozart rispetto a quello di Brahms e che non figura nel programma della tournée: forse per questo l’esecuzione non è stata molto approfondita.
Tutta la seconda parte era riservata alla Sinfonia n. 1 di Sibelius, in cui sono evidenti gli influssi di Brahms, Bruckner e soprattutto Ciajkovskij ma la personalità dell’autore è comunque ben riconoscibile nei temi ispirati al folclore finlandese e nelle libertà nei confronti della forma classica, perché i movimenti sono i quattro tradizionali ma la coerenza interna cede il passo a continue svolte, rotture, salti, cambi improvvisi di atmosfera, in un percorso avvincente dettato non da regole formali ma da un’interna urgenza espressiva. I quattro movimenti diventano quasi i quattro atti di un melodramma senza parole e Pappano ha esaltato questa latente teatralità della sinfonia con un’interpretazione avvincente che ha conquistato il pubblico.