Lucchesini tra Vacchi e Liszt
Il pianista toscano per Milano Musica.
21 maggio 2022 • 2 minuti di lettura
Sala Verdi del Conservatorio, Milano
Andrea Lucchesini
20/05/2022 - 20/05/2022Il decimo incontro di Milano Musica è stato affidato ad Andrea Lucchesini alla Sala Verdi del Conservatorio, che in apertura ha proposto Six Encores di Luciano Berio, ciclo di brevi composizioni scritte fra il 1965 e il 1990, e la Sonata per pianoforte di Béla Bartòk (1926). Di seguito la novità assoluta della serata, la Sonata per pianoforte n. 2 di Fabio Vacchi, nata a quattro anni di distanza dalla precedente (anche quella eseguita da Lucchesini al Lac di Lugano nel febbraio 2018, cfr. GdM). Il tempo intercorso ha sicuramente approfondito e rafforzato il rapporto del compositore con lo strumento, che a suo dire gli era poco congeniale, anche grazie al confronto col solista, di certo servito da stimolo. La n. 2 risulta più costruita, più densa, sicuramente di minore facilità d'ascolto. Il pianoforte comunque ne fa emergere la complessa struttura compositiva, col pedale che riesce a ricreare l'aura di armonici di un'orchestra che non c'è. La sonata risulta lirica e irruente nella prima parte con un susseguirsi di ventate burrascose fino a una accelerazione esasperata. A questa segue una breve sutura che si apre a un disegno più sereno, dai ritmi decisi, fino a una sorta di richiamo all'ordine contrappuntistico. Con però un guizzo nel finale che ha tutta l'aria di voler porre un quesito da lasciare inevaso.
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Forse la risposta l'ha data Lucchesini nella seconda parte del concerto con la Sonata di Franz Liszt, risultata a dir poco sorprendente, perché è parsa trasportata di peso nel pianismo novecentesco. Prosciugati i momenti più cantabili (ai quali l'ascoltatore si abbandona solitamente con noncuranza), imbrigliata la spettacolarità virtuosistica, drammatizzati al massimo grado gli accostamenti fra i diversi registri. Gli esiti sonori sono risultati stupefacenti, con la mano sinistra che ha creato talvolta abissi di inaudita cupezza e violenza percussiva. Se Lucchesini intendeva impaginare il programma della serata, suggerendo nessi fra linguaggi diversi, ci è riuscito appieno.
Due i bis concessi dal pianista. Le variazioni sul tema di Diabelli composte da Schubert da ragazzo (brano che gli ha fatto conoscere lo stesso Vacchi) e una sonata di Domenico Scarlatti dedicata a Maria Tipo, che compie novant'anni ed è stata maestra di Lucchesini.