I racconti di Volodos
Schubert e Chopin in un recital di grande forza evocativa
11 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Roma, Accademia di Santa Cecilia
Arcadi Volodos, recital
06/05/2026 - 06/05/2026Arcadi Volodos arriva al pubblico romano con un programma Schubert/Chopin, accostamento non così frequente. La Sonata D 894 in sol maggiore è nel catalogo delle sue incisioni. L’incipit è maestoso, una cellula costituita da accordi in ritmo puntato che percorre l’intero primo movimento. La scrittura è quella dello Schubert maturo, appena due anni prima della morte e del trittico delle ultime sonate. E in effetti a queste ultime per lunghezza, profondità, questa sonata è molto imparentata. Volodos fin dall’inizio ne delinea i contorni: c’è qualcosa di grandioso, di eccessivo nella scelta delle sonorità, così come nella conduzione del tempo. Una sorta di espressività estrema, dove l’assertività della cellula iniziale raggiunge momenti quasi eroici, dove l’incantevole rievocazione del valzer si declina in sonorità luminosissime, dove il tempo sembra a tratti non scorrere, a tratti precipitare. Qualcosa fuori del tempo e della realtà. Tutto questo a nostro avviso con Schubert sta benissimo. E’ quell’effetto straniato che in una musica come la sua permette di vivere “le infinite lunghezze”, la ripetitività a tratti ossessiva di alcuni incisi, le divagazioni in cui stupore e incanto sembrano perdersi nel nulla. E poi il suono di Volodos. Un’entità a sé, con una gamma in cui la soglia del piano arriva oltre l’immaginabile.
Tutta chopiniana la seconda parte senza soluzione di continuità iniziava con tre Mazurche, proseguiva con il Preludio op.45, finiva con la Sonata op.35. Nelle mazurche protagonista era il gioco ritmico, animato da un rubato capriccioso nell’op.33 n.4, con implicazioni più malinconiche nell’op.41 n.2 e un gioco di risonanze che appartiene allo stile di Volodos. L’attacco dell’op.63 ad esempio nel modo di porgere il primo suono era Scriabin, poi l’incipit svelava l’intera frase chopiniana ma di uno Chopin così struggente da preparare perfettamente a ciò che seguiva. E in un pezzo straordinario come il Preludio op.45 la linea melodica sembrava sciogliersi nel colore delle armonie. Puro godimento sonoro, nei bassi profondi raddoppiati, nell’incedere esitante che seguiva il percorso armonico fino ad una cadenza finale giocata sull’illusionismo sonoro, chiusa da un declamato che ancora una volta si scioglie e si dissolve. Un racconto fascinoso, emozionante. Seguiva poi incisivo l’attacco della Sonata op.35 dove il discorso musicale serrato, con largo uso di raddoppio dei bassi, era incalzante, drammatico, fantasioso, con scelte di tempo mutevoli e molto personali. Impetuoso anche lo Scherzo, febbrile e a suo modo grandioso ci portava diretti alla Marcia Funebre dove le risonanze ripetute erano quasi entità viventi, parte di un racconto immaginifico, tragico. La luminosità del suono della parte centrale (senza ritornello della seconda parte) si riabissava nelle profondità dei bassi del ritorno della prima parte. I grandi interpreti chopiniani della seconda metà del secolo scorso non avrebbero osato tanto. La sobrietà, il rispetto assoluto della pagina scritta, il pudore di non cadere nell’effetto facile li tratteneva. Volodos è figlio di altri tempi. Recupera la spregiudicatezza dei virtuosi tardo romantici e aggiunge agli strati sedimentati di storia dell’interpretazione la libertà di un racconto nuovo. Di cui faceva parte l’iconico ultimo movimento della sonata, pure ondate di suono con accentuazioni inusuali, un magma su cui si ergevano note mai evidenziate da altri. Le ovazioni del pubblico hanno ottenuto cinque bis (Brahms, Intermezzo Op. 117 n. 1; Lyadov, Preludio in Si minore, Op. 11 n. 1; Skrjabin, Preludio Op. 11 n. 1; Mompou, da Música Callada, n. XXVIII, "Lento") nei quali si sono affacciate anche le abilità funamboliche che avevano distinto Volodos agli inizi di carriera (Bizet/Horowitz/Volodos, Carmen Variations). Ma oggi, riflettevamo mentre riattraversavamo la città di notte, questo pianista suona il repertorio degli interpreti superlativi con una capacità di racconto straordinaria. Che sia aderente più o meno alle intenzioni degli autori non sapremmo, sul fascino e sulla forza evocativa delle sue interpretazioni non abbiamo dubbi.