Viva l'operetta

Da Budapest a Ravenna nel nome di Strauss, Kalman e Lehar

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Johann Strauss e Siegmund Freud si stringono la mano e ballano insieme: non è l’incubo di un direttore d’orchestra appena entrato in analisi ma una delle divertentissime scene che aprono Il Pipistrello di Strauss che ha debuttato venerdì scorso a Debrecen, in Ungheria, e che da sabato andrà in scena a Ravenna. L’ operetta, che in Italia continua a cercare una sua vita autonoma al di fuori degli enti lirici, è invece in Ungheria una splendida realtà: un orgoglio nazionale da difendere e da far crescere. Proprio con le principali istituzioni ungheresi che si occupano di operetta si è “gemellato” il Ravenna Festival che quest’anno, per la tradizione “Trilogia d’autunno sotto il titolo “Lungo il Danubio”, propone al Teatro Alighieri due recite di La Contessa Mariza di Kalman (14 e 18 ottobre), tre recite di Pipistrello di Strauss (15. 19 e 21 ottobre) e tre di Vedova Allegra”(16,17, 20 ottobre), i tre titoli sono realizzati in collaborazione con Operettissima (l’associazione no profit che diffonde l’operetta ungherese in tutto il mondo), dal Teatro dell’ Operetta di Budapest, dal Teatro Csokonai di Debrecen e dal Teatro Szeged con la partecipazione dell’Orchestra Filarmonica Kodaly di Debrecen, il coro del Teatro Csokonai e il Corpo di ballo del Teatro dell’Operetta di Budapest. Poi dal 21 al 23 ottobre tutta la città sarà invasa dalle note dei musicisti zigani insieme alle Bande cittadine e il 23 ottobre conclusione con i 100 violini zigani della Budapest Gypsy Symphony Orchestra al Teatro Alighieri.

Il punto di partenza per scoprire come lavorano “sull’operetta” in Ungheria è Debrecen, 230 chilomentri da Budapest, 220.000 abitanti (la seconda città più grande del Paese) dove il vicesindaco, Szabolcs Komolay, si occupa di cultura e prima che si alzi il sipario nel Teatro Csokonai (un gioiellino di legno, 150 anni di vita, che ospita nel foyer una mostra di costumi disegnati da Agner Gyarmathy, la costumista di Mephisto di Szabò”) racconta: «Per la nostra città è molto importante la collaborazione con le altre istituzioni musicali ungheresi ed è in grande onore essere stati invitati a Ravenna. Il nostro progetto per il futuro è diventare capitale della cultura europea nel 2013 e l’operetta e il Teatro Csokonai hanno una posizione chiave in questo progetto. Questo teatro verrà rinnovato e ne verrà costruito uno nuovo, così come sorgerà un nuovo centro culturale polifunzionale».

E dopo che il pubblico ha salutato con applausi ritmati la conclusione del Pipistrello in un divertentissimo allestimento firmato Kero (se l’operetta si chiude con è un inno alla champagne, ecco allora in scena una gigantesca bottiglia che diventa porta di casa, tappi di spumante che servono da seggiolini…) e dopo l’ultimo bis sugli applausi finali, Daniel Vadasz, direttore di Operettissima spiega qual è la sua missione: “Noi vogliamo che tutto il mondo conosca l’operetta ungherese, abbiamo iniziato pubblicando in cd La Principessa della Czarda adesso, in otto anni, abbiamo portato i nostri spettacoli in 25 città tra Usa e Canada, in nove nazioni in Asia. Il punto di partenza è la qualità, l’operetta deve essere eseguita da grandi attori che siano anche grandi cantanti, non ci devono essere compromessi, non si può scegliere solo uno dei due elementi. Poi abbiamo iniziato anche a lavorare qui, in Ungheria, per conquistare un pubblico sempre più vasto, ad esempio tutti gli anni il 20 agosto, giorno della festa nazionale, trasmettiamo in televisione il Gala che realizziamo nel cortile di Palazzo Reale davanti a 2000 persone: è un modo di far scoprire ai giovani che l’operetta non è una cosa del passato. Un altro modo di avvicinare nuovo pubblico e fa scoprire che l’operetta non è lontana dal musical o dalla tv, così Karoly Peller, il cantante che interpreta Orlowsky nel Piastrello è una star del musical amatissimo dai giovani, e l’interprete di Eisenstein è protagonista di uno show tv: così vengono in teatro a scoprire i loro beniamini e rimangono affascinati dal mondo dell’operetta».

Non ha problemi di pubblico il Teatro dell’Operetta di Budapest, 500 dipendenti, che ha il 95% di posti venduti per ogni spettacolo e che alza il sipario 300 giorni l’anno: la domenica pomeriggio è tutto esaurito (1900 posti) per Ordogolo Jozsias , un’operetta rock contemporanea dove l’eroe buono combatte e vince contro un diavolo cattivo: in sala centinaia di bambini affascinati con lo sguardo fisso sul palco. Il direttore del teatro, Gyorgy Lorinczy spiega con orgoglio le collaborazioni e le coproduzioni che realizzano in tutto il mondo: «Abbiamo rapporti pluriennali con San Pietroburgo, Praga, Bucarest e Tel Aviv. Qui a Budapest mettiamo in scena tutto il repertorio delle operette, da Lehar a Kalman a Abraham e musical, ma non importiamo pacchetti confezionati, realizziamo noi spettacoli che il nostro pubblico, anche di giovani, ama molto, su soggetti storici come Sissi o Mozart o su testi famosi come Romeo e Giulietta , Rebecca la prima moglie e persino Donne sull’orlo di una crisi di nervi dal film di Almodovar. Vogliamo che le nuove generazioni si appassionino all’operetta e mettere in scena spettacoli di qualità è la scelta giusta».

Davanti al Teatro dell’operetta, sulla Broadway Stret di Budapest, Nagymezo Utca, c’è la statua di Emmerich Kalman: seduto su una panchina con il suo sigaro, e anche lui sembra sorridere compiaciuto vedendo quei bambini che escono da teatro con gli occhi felici.

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