Una rete per l'opera

Nasce Opera Platform che diffonderà le opere in streaming: l'unico teatro italiano presente è il Regio di Torino

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Opera Europa, l'organizzazione che riunisce i dirigenti dei maggiori teatri e festival operistici europei, ha lanciato in questi giorni la sua ultima iniziativa, The Opera Platform, un sito internet finanziato dall'Unione Europea che, grazie alla collaborazione di quindici teatri europei, dovrebbe costituire una sorta di cartellone virtuale capace di raggruppare produzioni rappresentative dello stato attuale dell'arte lirica in Europa e di renderle visibili a tutti gratuitamente con una qualità di riproduzione elevata e sottotitoli in sei lingue diverse. La presentazione si è svolta nell'ambito del convegno primaverile di Opera Europa, organizzato quest'anno al Teatro Real di Madrid e, come è tradizione, in concomitanza con le Giornate europee dell'opera (European Opera Days), iniziativa che dal 2007 cerca almeno per qualche giorno di attirare l'attenzione sul mondo dell'opera e di far sì che la società d'oggi non lo consideri un fenomeno marginale o datato. Centro del convegno era, dunque, la presentazione della nuova piattaforma digitale (ossia una pagina web) affiancata da una serie di conferenze e interviste incentrate sulla questione della diffusione dell'opera attraverso lo streaming su internet e sul buon utilizzo delle nuove tecnologie. A proposito della nuova Opera Platform va chiarito subito un punto, cioè che non si tratta di una versione operistica della Champions League dove solo le grandi organizzazioni hanno un posto, ma è una vetrina che riunisce teatri più o meno importanti, con l'obiettivo di dare un'immagine il più possibile esauriente delle differenti realtà europee, dando così una possibilità anche a quei teatri che non hanno un canale proprio di diffusione via internet. Così nell'elenco dei quindici che per primi sono saliti sulla piattaforma (la speranza dei promotori è che a questi se ne aggiungano altri via via) ci sono il Covent Garden, l'Opera di Cardiff, la Staatsoper di Vienna, La Monnaie di Bruxelles, l'Opera di Helsinki, il Festival d'Aix en Provence e l'Opera di Lione, la Komische Oper di Berlino e l'Opera di Stoccarda, quelle di Riga, di Amsterdam, di Oslo e di Varsavia, il Teatro Real di Madrid e, per l'Italia, il Regio di Torino (l'opera offerta in ottobre al pubblico di internet, sarà l'inaugurale Aida, diretta da Noseda e con la regia di Friedkin).

L'accordo prevede che ogni teatro fornisca i diritti per una produzione all'anno che sarà visibile gratis in streaming per sei mesi, formando così un cartellone di quindici opere all'anno. Anche nei titoli è valso il criterio della varietà, con opere popolari (la prima: Traviata con regia di McVicar dal Teatro Real) e opere rare (Re Ruggero di Szymanowsky dal Covent Garden) o nuove (Valentina del compositore lettone Arturs Maskats). Oltre alle opere dei quindici teatri membri saranno pubblicati servizi e articoli di approfondimento e altri brevi contributi o estratti di opere a scopo promozionale da parte di quegli altri teatri che, pur facendo parte della rete di Opera Europa non hanno aderito alla piattaforma. I sottotitoli e i servizi a cura del sito saranno realizzati dallo staff di ARTE, il canale televisivo franco-tedesco che collaborerà alla gestione del sito. Questo spiega il perché della scelta delle tre lingue in cui le informazioni e i servizi verranno proposti: inglese, francese e tedesco. L'esclusione dell'italiano, lingua dell'opera per eccellenza, non deve stupire quindi più di tanto, considerando anche la generale scomparsa della nostra lingua come lingua di cultura, ma quando ad apertura di sito si legge l'annuncio di una Traviata dal "Communale" di Bologna, diventa poi lecito farsi qualche domanda. Le opere, invece, avranno sottotitoli anche in spagnolo, italiano e polacco, anche se non è ben chiaro se sarà sempre disponibile la sottotitolazione nella lingua originale del libretto, nel caso di opere scritte in lingue diverse da queste sei.

Oltre al legittimo scopo di promuovere le attività dei teatri, la Opera Platform dovrebbe avere, grazie ai contributi e agli approfondimenti, anche uno scopo didattico o, quantomeno, divulgativo, cercando di raggiungere e convincere con le nuove tecnologie nuovi potenziali spettatori. Interrogati sulla questione, gli organizzatori non hanno però saputo dare risposte molto precise: Nicholas Payne, già direttore al Covent Garden e al Coliseum e ora direttore del progetto, ha dichiarato che si tratta di un esperimento e che non sanno precisamente che tipo di nuovo pubblico possa venire attirato dal sito, mentre Wolfgang Bergmann di ARTE ha ammesso di non avere dati precisi sugli effetti dello streaming sui numeri di biglietti poi venduti in sala, ma che certamente l'aumento della diffusione dell'opera con altri mezzi (televisione, internet) crea le condizioni favorevoli per ampliare il potenziale pubblico dei teatri. Le considerazioni più interessanti si sono avute nei due interventi di Alexandre Pereira, e Andreas Homoki, rispettivamente sovrintendenti alla Scala e all'Opera di Zurigo, che sono andati al di là degli aspetti relativi alla comunicazione. Il primo, oltre ad aver invitato i colleghi presenti a cercare finanziamenti privati per i propri teatri e ad aver sottolineato l'importanza di rafforzare la rete dei teatri di provincia e la collaborazione di questi con i teatri più grandi, ha chiarito i motivi per cui La Scala non è entrata da subito nel gruppo dei quindici teatri della nuova piattaforma. Da un lato la questione dei diritti è problematica per un teatro che ha un contratto con la televisione pubblica italiana e il cui direttore musicale è vincolato a una casa di produzione internazionale, dall'altro il sovrintendente della Scala ha il dovere di preservare un'immagine (esempio: la prima di Sant'Ambrogio) che potrebbe perdere prestigio se diffusa avventatamente.

Homoki, che è anche e soprattutto un regista, è stato l'unico ad entrare nei termini artistici del problema e ha esordito dichiarando (come già anni fa Jon Vickers, e chissà quanti altri dopo di lui) di cambiare canale non appena si imbatte in un'opera in tv, perché non riesce a concepire l'esperienza dell'opera fuori da un teatro e senza un pubblico fisicamente presente. Ha poi continuato dicendo che per sua sua esperienza sono pochissime le riprese video che rispettano regie e partiture, perché riuscire a fare ciò richiede un grande lavoro e molta attenzione. Ciononostante, crede che la teletrasmissione di opere in video sia un valido strumento di studio e conoscenza per chi già ha cultura musicale e per chi è del mestiere; si è quindi rallegrato per il lancio del nuovo portale, pur essendo scettico sulla possibilità che serva a convertire all'opera nuove fasce di pubblico, ragion per cui il suo teatro investe con molto più vigore in progetti educativi. Infine, ha messo in guardia dai rischi di demagogismo che l'indiscriminata estensione dello streaming gratuito sta già generando, laddove i politici o gli operatori culturali si lavano la coscienza con questo surrogato gratuito dell'esperienza dal vivo per evitare di mettere mano agli sprechi e ai privilegi legati alla realtà dello spettacolo. A conclusione del convegno il Teatro Real ha offerto alla città la riproduzione in diretta di una recita di Traviata, trasmessa, oltre che in varie sedi (tra cui l'Istituto italiano di cultura), da un maxischermo affisso sulla sua facciata. Una sorta di compromesso, in cui la diffusione in video resta pur sempre legata al luogo fisico da cui è tratta e che simboleggia l'apertura del teatro verso la città. Un'apertura sottolineata anche alla fine dello spettacolo, quando i cantanti protagonisti sono usciti a salutare la folla di spettatori della piazza (i comunicati parlano di 6000 persone) intonando il celebre brindisi dell'opera, vissuto da tutti i partecipanti come un augurio che tra riflessioni, esperimenti e nuove idee, iniziative di questo tipo contribuiscano a mantenere viva nella società di oggi questa forma d'arte.

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