Il quarantennale del Festival di Innsbruck

Intervista al direttore artistico Alessandro de Marchi

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Cesti e Cimarosa da una parte e Gluck dall'altra, con l'aggiunta di Caldara, ecco il palinsesto dal quale nasce il titolo TragiCommedia della 40° edizione del Festival di Musica Antica di Innsbruck diretto dal 2010 da Alessandro de Marchi, il quale ha invitato a partecipare al programma anche i suoi predecessori René Jacobs e Howard Arman. L'Innsbrucker Festwochen der Alten Musik che si svolgerà dal 4 al 27 agosto 2016, sarà preceduto da quattro concerti a cadenza settimanale che sono parte integrante del suo cartellone ricco di attività collaterali, poiché tutto è iniziato dai concerti svolti nel Castello di Ambras, prima ancora che nascesse il vero e proprio Festival nel 1976. Nel corso del tempo il palazzo fortezza rinascimentale è divenuto il simbolo di una delle manifestazioni europee che ha contribuito a far riscoprire e conoscere i capolavori del teatro musicale barocco. Il concerto inaugurale del 19 luglio si svolgerà nel sontuoso Salone Spagnolo e sarà dedicato ad Antonio Caldara, che fu attivo a Vienna come vicemaestro della cappella imperiale. Le arie del compositore veneziano saranno intonate da Valer Sabadus, controtenore tedesco di origine romena, che è stato uno dei partecipanti del concorso di canto voluto da De Marchi. La competizione intitolata al compositore che operò al servizio della corte di Innsbruck Antonio Cesti è un vero e proprio serbatoio di talenti vocali, che alimenta ogni anno una importante produzione di teatro musicale.

De Marchi: «Quando ho iniziato a lavorare con il Festival, nel 2010, nel primo incontro con il mio team proposi un concorso di canto legato alle produzioni di opera studio. Molti dei cantanti che si sono distinti nella selezione hanno poi fatto una carriera importante. Questo perché abbiamo sempre voluto giurati molto competenti, che fossero anche in grado di proporre occasioni di lavoro ai giovani musicisti. Noi offriamo opportunità non solo ai vincitori, ma anche ai migliori partecipanti, e se poi riteniamo che determinate voci siano adatte a particolari ruoli, le invitiamo a far parte del cast della produzione annuale della Barockoper:Jung. A suo tempo Sabadus fu molto apprezzato durante le selezioni del concorso, ma aveva la voce piccola e non ce la sentimmo di mandarlo in finale, ma venne invitato a fare dei concerti, ed oggi è un affermato professionista».

Quindi non è necessario vincere il concorso per farsi notare?
De Marchi: «Non credo ci siano altri festival che dedicano così tante ore di colloquio e feedback anche ai candidati che non entrano in finale. Noi rimaniamo a lungo con gli esclusi, in modo tale che possano sapere perché non ce l'hanno fatta, e ogni giurato si dedica dando loro dei consigli. Siamo abbastanza fieri di questo, e nessuno torna a casa “sconfitto” senza saper bene perché».

Il concorso dunque è una parte molto importante del Festival?
«Si, perché l’aspetto didattico e pedagogico inerente è veramente essenziale. La produzione legata al Concorso Cesti di solito è fra le cose più belle che facciamo, tanto che in prevendita spesso registriamo il tutto esaurito già sei mesi prima della rappresentazione dell’opera. I cantanti possono contare sulle capacità formative del nostro coach vocale, il bravo tenore americano Jeffrey Francis, che sotto questo profilo dà un contributo eccezionale al Festival. Io lo coinvolgo sempre anche con un piccolo ruolo in scena, in modo da favorire il rapporto di amicizia e fratellanza con e fra i giovani musicisti, e i legami che si creano durante queste esperienze artistiche durano poi nel tempo».

La proposta di quest'anno appare molto interessante, dal momento che si tratta di un'opera di Antonio Cesti intitolata Le nozze in sogno , rappresentata a Firenze nel 1665 nel Teatro della Accademia degli Infuocati. Scorrendo l'elenco del cast si trovano i nomi di giovani cantanti che sono stati premiati o si sono distinti nel Concorso del 2015, come Konstantin Derri, Rodrigo Sosa Dal Pozzo e Arianna Vendittelli che assieme ad altri 64 candidati provenienti da ventisei paesi del mondo si erano dovuti cimentare anche su una delle arie di quell'opera, nella prospettiva di essere poi prescelti per la sua messinscena dell'anno seguente.

L’opera Le nozze in sogno di Cesti è una scoperta oltre che una novità?
«Non era mai stata eseguita perché non si sapeva chi l’avesse composta. È una musica meravigliosa, e l'idea ci era stata suggerita da Alan Curtis, scomparso l'estate scorsa, che avrebbe dovuto dirigerla. Ora il compito è affidato ad Enrico Onofri, e saranno presenti anche i due studiosi, Nicola Michelassi e Salomé Vuelta García ai quali si deve l’attribuzione. Alessio Pizzech, che ne cura la regia e che aveva già avviato il lavoro con Curtis, la considera un lavoro particolarmente ricco di affetti nel quale gli elementi comici e drammatici si mescolano sapientemente».

Nel programma c'è anche un'opera, Il matrimonio segreto di Cimarosa, che lei ha scelto e dirigerà sul podio dell'Academia Montis Regalis, complesso in residence del festival.
«Si tratta di uno dei pochi titoli del Settecento che non è mai uscito completamente dai repertori, e questa per me una delle ragioni per eseguirla. Come molti capolavori ha sofferto il massacro delle cosiddette tradizioni, che non provengono dagli usi stilistici dell'epoca, ma da tagli operati per venire incontro alle limitazioni tecniche dei cantanti, o per assecondare i capricci dei registi. Per quanto io ne sappia, non c'è mai stata una edizione integrale con la strumentazione originale, che non è un vezzo, ma significa utilizzare il diapason a 430 Hertz, che cambia l'emissione vocale, il colore delle voci e i passaggi di registro. Gli strumenti storici, o le copie di strumenti antichi sono i più idonei ad accompagnare i cantanti e tutto il meraviglioso concertato nel quale ci sono poche arie solistiche e una alternanza di duetti, terzetti e quartetti. I cantanti stanno quasi sempre in scena perché cantano continuamente e si deve usare una emissione leggera, come se si trattasse di madrigali».

D'altronde l'opera debuttò a Vienna nel 1792 e la portata del suo successo si è tramandata attraverso l'aneddoto dell'entusiasmo del committente, l'imperatore Leopoldo II, che al termine della esecuzione si dice avesse richiesto un immediato e totale da capo di quella che è divenuta l'opera buffa per antonomasia. Nel programma del Festwochen der Alten Musik (Festwochen) figura anche un nostalgico Jubiläumskonzert che si svolgerà nel Salone Spagnolo del castello di Ambras il 24 agosto. Il programma è esattamente quello del primo concerto inaugurale della Settimana di Musica Antica del 1976, ma al posto di René Jacobs, Alan Curtis, Lucy van Dael e Wieland Kuijken, ci saranno Lawrence Zazzo, Anna Fontana, Amandine Beyer, e Baldomero Barciela. Jacobs, che aveva allora trent'anni ed è stato uno dei pionieri della riscoperta della musica antica e ha guidato il Festival dal 1991 al 2009, torna ad Innsbruck per dirigere l'Alceste di Gluck in forma di concerto.

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