Chi fermerà la musica?

La protesta dei Licei Musicali

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Gloria Lucchesi (docente di flauto al "Dante" di Firenze) suona tra le forze dell'ordine (foto di Chiara Miliani)

“Chi fermerà la musica ?”. Sotto questo motto si sono mobilitati i genitori e gli studenti, e in loro compagnia i professori di materie musicali, di tanti Licei Musicali italiani, dal Liceo “Attilio Bertolucci” di Parma, da cui è partita la protesta, a Ragusa, da Torino a Trieste, dalla Liguria alla Puglia, dalla Sicilia al Friuli. La mobilitazione si è svolta il 23 marzo in forme e sedi diverse, dal vero e proprio concerto al presidio musicale in piazza con tanto di polizia e carabinieri. La forza e l'estensione della protesta sono raccontate dalla pagina Facebook del Do.Li.Mus., il coordinamento Docenti Licei Musicali italiani. La causa di tutto è la forte preoccupazione che quanto di buono è andato crescendo in questi anni nei Licei Musicali italiani possa essere compromesso dalle scelte del Ministero in materia di reclutamento e stabilizzazione in ruolo dei docenti. Ciò riguarda a dire il vero tutta la scuola italiana in generale, per effetto del concorsone connesso alla legge 107 sulla Buona Scuola. Nel nostro caso, per ciò che riguarda i docenti delle materie musicali dei Licei, in base al CCNI (ipotesi contratto collettivo nazionale integrativo) del 10 febbraio 2016.

Facciamo un passo indietro: come sempre in Italia, la partenza dei Licei Musicali, ufficializzati come ordinamentali dalla ministra Maria Stella Gelmini nell'oramai lontano 2010, è avvenuta in modo un po' caotico e improvvisato, pescando il personale docente con criteri diversi, dagli utilizzati delle classi di strumento nelle scuole medie a indirizzo musicale o di Educazione Musicale, ai perdenti posto di classi di concorso abolite, a docenti non di ruolo forniti dai bandi e dalle graduatorie di istituto, e così via. Tutto secondo le consuete modalità italiane, insomma. Che però hanno avuto come risultato il prodursi in questi sei anni di un'esperienza sul campo, su qualcosa che prima non c'era, e tenendo conto delle esigenze specifiche di questo qualcosa. E allora strumento, canto, coro, orchestra, storia della musica, attività d'insieme, tecnologie musicali, teoria analisi e composizione, il tutto calibrato sui livelli tecnici, sulla compatibilità con il restante orario scolastico, con le attività esterne, con le relazioni con quanto c'è sotto e sopra il Liceo Musicale, le medie a indirizzo musicale sotto, gli Afam sopra, per fissare e armonizzare i criteri e i requisiti di tutti i livelli.

L'esigenza di continuità dell'insegnamento, si sa, è particolarmente sentita dai genitori, tanto più nel campo dell'insegnamento-apprendimento musicale. E allora i genitori non ci hanno messo molto a capire che, restando i criteri di reclutamento del personale quelli che si profilano, il rischio, e molto serio, era che i loro ragazzi si trovassero di fronte, l'anno prossimo, e negli anni successivi, in molti casi, a insegnanti, piani didattici, progetti del tutto cambiati. A loro si sono poi affiancati i docenti riuniti nel Do.Li.Mus., che hanno prodotto una petizione alla ministra Giannini avente per oggetto “Richiesta di tutele relative alla stabilizzazione del personale docente ad oggi impiegato sugli insegnamenti musicali nelle Sez. Musicali dei Licei Musicali e Coreutici italiani”. «Non siamo certo contrari alla Buona Scuola in sé», dice Maria Elena Romanazzi, docente di Canto del Liceo Classico e Musicale “Dante”, di Firenze, il liceo dove ha studiato il nostro premier e anche, in altri tempo, l'indimenticabile Paolo Poli. «Ma certamente occorre rendersi conto della complessità delle situazioni e dei livelli didattici, e della varietà di figure ed esperienze professionali coinvolte. Ora come ora, i criteri proposti sono più a vantaggio dell'anzianità di servizio prestato in altre classi di concorso, che del curriculum artistico e dell'esperienza didattica in questa fascia. Ci sono delle professionalità, delle competenze, delle esperienze acquisite da non sprecare, di cui tener conto. Confidiamo che queste criticità vengano sanate e temiamo la solita valanga di ricorsi all'italiana che bloccherebbe tutto, anche il buono». Facciamo un caso specifico di queste incongruenze ? «Fior di professionisti già abilitati che insegnano da anni nel Liceo Musicale rischiano il posto di lavoro perché non sono state previste le stesse tutele della legge 124 del 1999 sulla stabilizzazione delle Scuole Medie a Indirizzo Musicale. Inoltre c'è il paradosso dei neoimmessi in ruolo con servizio specifico nel Liceo Musicale, che allo stato attuale non possono né partecipare al concorso, né usufruire del diritto alla mobilità professionale. Questo riguarda tutti ma in particolare i Licei Musicali 'storici', come Parma e Arezzo». Un altro paradosso della scuola italiana degli ultimi decenni, incomprensibile a chi, come chi scrive, per insegnare ha fatto un concorso allo scopo di abilitarsi, come sembra logico. Ora invece si fanno concorsi aperti solo ai già abilitati tramite i corsi abilitanti a pagamento, SISS e simili, gestiti da Università e Afam, che costano mediamente 3000 euro l'anno, spesso vanno seguiti fuori della propria sede, hanno un monte ore pesante per persone che già lavorano. E' un meccanismo che ha funzionato ?. «Non so, è chiaro che la scuola è diventata complessa e che una modalità di formazione didattica, oltre alla competenza sulla propria materia, è necessaria. Però qui ci troviamo di fronte a gente che si è diplomata e laureata benissimo, che ha fatto corsi abilitanti a pagamento che comportano già una durissima selezione in ingresso, che ha lavorato per anni nei Licei Musicali, e ora si ritrova al punto di partenza». Insomma, troppa fretta di decidere, legiferare, decretare, chiudere le questioni una volta per tutte, senza neppure avere in mano i dati concreti, magari ? «Infatti. Prima di tutto al Ministero servirebbe un quadro chiaro delle cattedre, di chi le copre e a che titolo, che cosa si fa e chi lo fa, nei vari gradi della scuola. E' da un'indagine di questo tipo, seria e non delegata ad altri, che bisogna partire».

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