Un dialogo solo accennato
Mola Sylla, Harmen Fraanje e Ernst Reijseger in concerto per Padova Jazz.
11 novembre 2016 • 2 minuti di lettura
Padova Jazz - Miles Padova
Non è frequente in un concerto di una rassegna jazz ascoltare gli strumenti della tradizione dell’Africa occidentale, per esempio il piccolo liuto xalam, o le lamelle intonate della kongoma con cui il senegalese, da trent’anni cittadino di Amsterdam, Mola Sylla accompagna il proprio canto e dialoga con il piano di Harmen Fraanje, e il violoncello a cinque corde di Ernst Reijseger. Proprio a questo trio il Padova Jazz Festival ha affidato il 9 novembre l’apertura (su uno dei due palchi principali) della diciannovesima edizione, divisa fra Cinema PortoAstra, teatro Verdi e numerosi bar e ristoranti cittadini (con un calendario “decentralizzato” che va dal 7 al 13 novembre e comprende anche film, mostre e incontri). Diciamo subito che il trio convince più nelle due registrazioni per la Winter e Winter rispetto a quanto offre in concerto. Promette bene il recente Count Till Zen, registrato in presa diretta a Ludwigsburg e prodotto nel 2015: una raccolta di brani indifferenti alle etichette, con buone idee ed equilibrio fra le tre diverse sensibilità musicali.
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Dal vivo il violoncello di Reijseger, spesso suonato come un basso elettrico, fa da perno armonico e ritmico del trio, mentre la voce di Sylla conduce l’arco narrativo e con il piano acustico di Fraanje, che, a tratti, propone un suo dialogo melodico e minimalista con entrambi. Le premesse per un bel concerto, fuori dagli schemi, ci sarebbero tutte: ogni melodia ha carattere e intensità e le cellule ritmiche proposte da Reijseger sono spesso originali e sapientemente in bilico fra uso degli armonici, giri di basso sincopati e inserti melodici. Ma il trio non decolla e si ferma dopo appena un’ora di musica. La rilassatezza con cui vengono affrontati brani e interplay fra i musicisti sembra tradursi in una riproposizione convinta solo a metà, meno fresca, a confronto con le prove su disco. In particolare, la risposta musicalmente “leggera” dei due colleghi al canto e agli interventi percussivi di Sylla lasciano l’impressione di un dialogo solo accennato, che potrebbe essere ampliato ed approfondito, ma che, per ora, resta incompiuto.