Mazurek tra Chicago e Londra
Al Centro d'Arte di Padova Chicago London Underground, con Chad Taylor, Alexander Hawkins e John Edwards insieme a Rob Mazurek.
21 maggio 2018 • 2 minuti di lettura
Padova, Centro d’Arte
Chicago London Underground
19/05/2018 - 19/05/2018Avete presente le classiche idiosincrasie reciproche tra inglesi e americani? Quelle che hanno alimentato un bel po’ di commedie e satira su ciascun lato dell’Atlantico? La musica dei Chicago London Underground le fa scordare in un battibaleno.
Vero che alla base del quartetto ci sono due solide “coppie”: quella formata da Rob Mazurek (pocket trumpet e elettronica) e Chad Taylor (batteria e m'bira), storica titolare del nucleo Chicago Underground; quella formata dal pianoforte di Alexander Hawkins e dal contrabbasso di John Edwards, colonne del jazz inglese degli ultimi anni, in grado di spaziare dall’improvvisazione più radicale a Mulatu Astatke.
Però una sintonia di pratiche e di energie come quella sentita nel concerto di Padova, che ha concluso la prima parte del ricco programma allestito dal Centro d’Arte, non era scontato ascoltarla nemmeno con tali premesse.
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Il quartetto si muove su telepatiche negoziazioni dello spazio improvvisativo: maestro di cerimonie con un sempre più calibrato senso della misura, Mazurek lacera l’aria con frasi semplici e precise, lasciando che sotto i suoi piedi ribolla una brace sempre viva e instabile, governata con sapienza dal drumming intenso di Taylor e da un Edwards che esplora ogni possibilità dello strumento, a cavarne danzanti ronzii.
In questo contesto, il pianismo di Hawkins (che è, con tutta probabilità, uno dei musicisti più significativi dei nostri anni) dispiega tutta la sua originale complessità: il musicista inglese maneggia la tensione come materia viva, la stratifica sulla tastiera con una padronanza stupefacente e ne restituisce agli altri tre una visione prismatica in grado di sollecitare ulteriori colori al quartetto.
È interessante annotare come alcuni tratti tipici dei Chicago Underground trovino nell’incontro con i colleghi britannici un sapore inedito. Un esempio su tutti il momento in cui Taylor utilizza la m'bira, abituale oasi di intima e danzante innocenza folk quasi “doncherryana” nella musica dei Chicagoani, qui viene sapientemente decostruita e spostata verso atmosfere più inquiete, ma non meno affascinanti.
È un flusso unico e magmatico, quello del concerto padovano, con la temperatura che sale rapidamente e che consente la fluidità a ogni materiale sonoro. Il pubblico – sala pienissima – segue quasi in apnea, sciogliendosi alla fine in un calorosissimo applauso premiato da un bis costruito su una classica linea di synth di Mazurek. Serata memorabile.