Le molte vite di Violetta
Un nuovo allestimento di Traviata, in coproduzione con la coreana Daegu Opera House e IMG Artists, inaugura il 20 settembre la stagione del Teatro delle Muse di Ancona.
23 settembre 2019 • 2 minuti di lettura
Ancona, Teatro delle Muse
La Traviata
20/09/2019 - 22/09/2019Di fronte all'ennesima Traviata molti registi avrebbero optato per una lettura attualizzante, o per un'interpretazione comunque inedita e originale. Stefania Panighini, che ha curato l'allestimento dell'opera verdiana al Teatro delle Muse di Ancona, no. La sua ricerca non si è orientata verso una nuova ambientazione o verso significati secondi che più o meno forzatamente possono scaturire dal libretto di Piave. E' andata invece dentro il personaggio, in un viaggio introspettivo all'interno dell'animo che disvelava tutto lo spessore di Violetta, le emozioni, i desideri, i sogni svaniti, il suo essere in bilico tra amore e libertà, tra vita e morte. L'animo della protagonista si è concretizzato in una bambina, simbolo della sua purezza, che nel dispiegarsi della storia si è mutata in adolescente e poi in donna; queste presenze affiancavano la protagonista risvegliandosi nei momenti di solitudine e di confronto con se stessa, traducendo con i gesti e la corporeità i turbamenti dello spirito. Unica forzatura, forse, l'immagine della maternità che accompagnava Violetta nell'ultimo atto, frutto della fantasia della regista.
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Nessuna sfasatura temporale, resa evidente dai bei costumi ottocenteschi disegnati da Veronica Pattuelli che specie nelle scene di insieme hanno contribuito a creare splendidi equilibri di forme e colori. L'intimismo della regia ben si è sposato con l'essenzialità delle scene, ideate da Andrea De Micheli e costruite su un elemento centrale che si prestava a funzioni diverse (da centro della festa, a luogo della intimità domestica, a tavolo da gioco, a letto di morte).
Violetta è stata una intensa Francesca Sassu, che ha ben saputo affrontare la diversità dei profili vocali del personaggio; Alfredo il coreano Jay Kwon, formatosi all'Accademia del Teatro alla Scala, che sfoggiava una perfetta dizione italiana; Germont padre infine è stato interpretato dalla imponente e duttile voce di Angelo Veccia. Bene anche gli altri interpreti, così come il Coro Lirico Marchigiano "V. Bellini" diretto da Davide Dellisanti. La direzione musicale è stata affidata al giovane Andrea Sanguineti, al suo primo Verdi in Italia, sul podio della Orchestra Sinfonica "G. Rossini". L'allestimento è in coproduzione con la coreana Daegu Opera House e IMG Artists.