La festa per Lutero e Caterina
Entusiasmante programma dell’ensemble Capella de la Torre di Katharina Bäuml & C. per l’apertura del festival fiorentino Flo.Re.Mus
10 settembre 2026 • 3 minuti di lettura
Auditorium di Sant'Apollonia, Firenze
Capella de la Torre per il Festival Internazionale di Musica Rinascimentale Flo.Re.Mus
06/09/2026 - 06/09/2026Un concerto ammaliante, divertente, estremamente comunicativo quello dell’ensemble Capella de la Torre (Margaret Hunter soprano, Birgit Bahr, bombarda contralto, Annette Hils, dulciana, Yosuke Kurihara, trombone, Peter A. Bauer percussioni, Martina Fiedler, organo, Katharina Bäuml bombarda e direzione) che ha inaugurato domenica nell’auditorium di Sant’Apollonia la decima edizione del festival Flo.Re.Mus, organizzato a Firenze dall’associazione che fa capo all’ensemble L’Homme Armé. Un festival che finora, edizione dopo edizione, ha operato scelte quanto mai originali e azzeccate.
In questi anni, a Flo.Re.Mus, abbiamo ascoltato gruppi provenienti da tutta Europa che rappresentano i diversi aspetti di quella musica, e si caratterizzano per una spiccata fantasia nella scelta dei motivi conduttori dei programmi (in questo caso appunto le ipotetiche musiche del matrimonio fra Lutero e la de Bora) e per il taglio vivace e vibrante delle esecuzioni.
Perché in questo festival non abbiamo mai trovato traccia di nessuna forma di quella compassatezza museale, di supina riproduzione del testo, che molti continuano ad immaginare quando si parla di musica antica. Beh, questi molti o pochi che siano avrebbero dovuto presenziare a questo concerto così estroverso e comunicativo, a cui la Bäuml ha impresso un che di spavaldo e sbarazzino che ha conquistato davvero il pubblico.
Non ci resta che sperare che si divertissero altrettanto i musici – e il loro pubblico - che nelle pitture del ‘300, del ‘400, del ‘500 vediamo suonare bombarde, ciaramelle, tamburi, trombe e quant’altro, per le vie, nei palazzi, dall’alto delle torri (appunto Capella de la Torre è il nome del gruppo) per feste, danze, cerimonie, riti di varia natura. Quali musiche, immaginando quel matrimonio avvenuto il 13 giugno 1526, mezzo millennio fa ? Intanto la fanfara festosa davanti alla chiesa.
Poi il servizio divino in cui però il gruppo ha inserito anche brani in latino afferenti alla liturgia cattolica (del resto la definizione della nuova religione, e forse delle sue liturgie, avvenne dopo, con la Confessione Augustana del 1530), come il bell’introito Loquebar de testimoniis dal Choralis Constantinus di Heinric Isaac, e lo splendido mottetto Tu solus qui facis mirabilia di Josquin Desprez (di cui, ci ha ricordato Katharina Bäuml, Lutero era ammiratore). Ma certo non potevano mancare esempi del tipico corale luterano con autori come Johann Eccard e soprattutto Johann Walter con Ein feste Burg che poi, com’è noto, diventerà un po’ il simbolo sonoro della chiesa protestante.
Il tutto, musica protestante e musica cattolica, con le quattro parti trasposte sugli strumenti della Capella la Torre, come si faceva normalmente all’epoca, quando pezzi e autori di questo calibro e notorietà avevano un’ampia circolazione europea già in gran parte sostenuta dalle edizioni a stampa, e si prestavano a diverse ipotesi esecutive. Il testo era invece assegnato alla voce del soprano solista. La stessa internazionalità contrassegnava anche la terza sezione che immaginava la musica della festa di nozze.
Qui si procedeva mescolando l’elegante chanson francese di Claudin de Sermisy alla frottola italiana, rappresentata ad esempio da Dolce amoroso focho da una delle raccolte edite da Ottaviano Petrucci, e poi ancora Josquin, con quel gioiello che la tradizione gli attribuisce che è In te Domine speravi che peraltro, nonostante il contenuto devozionale, è anch’esso una frottola come forma e stile, e che i musici della Capella de la Torre hanno indicato come loro pezzo preferito.
E poi, giustamente per una festa di nozze, la danza, passemmezzo e bassadanza. Ripetiamo: tanta comunicativa, tanta gioia di suonare, tanto divertimento. Successo veramente travolgente, e come fuori programma, la villanella alla napoletana Vecchie letrose nota per l’edizione di Adrian Willaert, fiammingo fondatore della scuola veneziana ed esperto anche in musica napoletana: la circolazione di generi, forme e linguaggi all’epoca era la norma, e non l’eccezione.