Il Settecento di Ton Koopman a Bologna

Successo per l’inaugurazione della stagione sinfonica del Teatro Comunale

GD

12 gennaio 2026 • 3 minuti di lettura

Ton Koopman e l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna (Foto Andrea Ranzi)
Ton Koopman e l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna (Foto Andrea Ranzi)

Auditorium Manzoni, Bologna

Ton Koopman e l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

10/01/2026 - 10/01/2026

In un Auditorium Manzoni gremito è andata in scena l’inaugurazione della stagione sinfonica 2026 del Teatro Comunale di Bologna. Il programma, acutamente assemblato dalla nuova direzione artistica di Pierangelo Conte, ha previsto un tuffo nel tardo Settecento di Haydn e Mozart, preludendo efficacemente a Idomeneo, titolo inaugurale della stagione lirica. Sul podio un veterano del repertorio antico e classico come Ton Koopman, per la prima volta alla guida della massima orchestra felsinea. 

Il direttore olandese ha messo subito in mostra la propria esperienza proponendo un’interpretazione vivace e rigorosa rispetto alla prassi esecutiva storica della mozartiana Serenata notturna n. 6 in Re Maggiore: il divertente colloquio tra due orchestrine previsto originariamente dal compositore (si tratterebbe della ripresa della struttura del concerto grosso barocco, formato dal dialogo tra i cosiddetti “concertino” e “ripieno”) è stato restituito alternando magnificamente le spensierate inquisizioni di un quartetto d’archi – in piedi per l’intera durata della performance e costituito dalle autorevoli prime parti dell’ensemble, la cui perizia tecnica è stata felicemente sottolineata – e le educate risposte della massa orchestrale. 

A seguire, Koopman ha dato il meglio di sé in una sfavillante e trascinante esecuzione della Sinfonia n. 100 in Sol Maggiore di Haydn: il controllo pressoché perfetto di ogni variazione dinamica e la concertazione encomiabile per la gestione del fraseggio tra le parti (che ne hanno effettivamente beneficiato, dato che è stato possibile ammirare la bellezza del suono di tutte le sezioni orchestrali, soprattutto degli intonatissimi legni) hanno restituito tutta la brillante inventiva di un’opera tra le più sorprendenti dell’autore austriaco. Il gesto prima solenne e poi improvvisamente tumultuoso del geniale organista di Zwolle ha catturato compiutamente il carattere nodoso e cangiante delle numerose sorprese timbriche e sensoriali custodite dalla partitura, dall’assolo della tromba nel brano centrale alla chiusura percussiva della grancassa, dei piatti e del triangolo che hanno raggiunto il palco direttamente dal backstage.

Dopo l’intervallo, la Messa dell’Incoronazione in Do Maggiore ha calato il pubblico bolognese in un’atmosfera al tempo stesso solenne e fervente, grazie non solo alla luminosità della scrittura di Mozart, ma pure alla bravura di Koopman nel porre l’attenzione sulla natura stringata e spigliata di tale opera sacra. Se nei precedenti brani del programma il direttore aveva privilegiato il lavoro sulle dinamiche e sul fraseggio, ecco che qui si è prodigato nei riguardi della celestiale musicalità delle melodie della Messa: si è potuto constatarlo con particolare emozione soprattutto ascoltando il bellissimo Agnus Dei (che nel proprio seno melodico nasconde Dove sono i bei momenti, l’aria della Contessa delle Nozze di Figaro), intonato ottimamente da Suzanne Jerosme impegnata come solista al fianco degli altrettanto notevoli Lara Morger, Kieran White e Peter Harvey. Gli interventi dei cantanti sono stati bilanciati benissimo con quelli del Coro del Comunale – in gran forma per intensità drammatica e omogeneità generale –, preparato da Gea Garatti Ansini, e con quelli dell’orchestra, anch’essa risultata compatta e particolarmente ispirata dal punto di vista tecnico e interpretativo.

Al termine del concerto e dopo i numerosi applausi, gli artisti hanno regalato un toccantebis sulle note dell’Ave Verum Corpus, eseguito con una grazia e un candore spirituale davvero ragguardevoli