Cajkovskij secondo Chailly

Milano: inaugurazione della stagione della Filarmonica

SJ

20 gennaio 2026 • 2 minuti di lettura

Riccardo Chailly e Alexander Kantorow ( Foto ©Filarmonica della Scala | Erika Serio)
Riccardo Chailly e Alexander Kantorow ( Foto ©Filarmonica della Scala | Erika Serio)

Milano, Teatro alla Scala

Riccardo Chailly Filarmonica della Scala

19/01/2026 - 19/01/2026

L'inaugurazione della stagione della Filarmonica della Scala non poteva essere più beneaugurante, con Riccardo Chailly in ottima forma, dopo il malore durante una replica della Lady Macbeth, e con un solista d'eccezione come Alexandre  Kantorow, giovane vincitore del premio Čajkovskij 2019 e del Gilmore Artist Award 2023. Primo brano in programma il Concerto n. 3 per pianoforte di Prokofiev, sicuramente il più noto dei cinque, ma che all'inizio ebbe vita travagliata. Alla prima a Chicago nel 1921 il pubblico applaudì, a detta del compositore solo per cortesia non avendolo capito, e nella replica a New York fu addirittura fischiato, a riprova che i giudizi dei contemporanei lasciano il tempo che trovano. Quanto a Kantorow, ha debuttato alla Scala nel 2024 nel ciclo dedicato ai grandi pianisti e quindi non ha sorpreso la disinvoltura con cui dialoga con l'orchestra e affronta ogni difficoltà. Con lui tutto sembra procedere con naturalezza, ma questa spontanea nonchalance nasconde un approfondimento laborioso che gli permette assoluta lucidità. Nella pur ottima esecuzione a tratti il pianoforte è stato tuttavia prevaricato dal volume dell'orchestra che, complice l'acustica della sala, ha intaccato gli equilibri sonori. Interminabili le ovazioni finali per il solista che come bis ha regalato uno splendido Isolde Liebestod di Liszt-Wagner.

Nella seconda parte della serata la Quarta di Čajkovskij, della quale Chailly ha dato una lettura magniloquente fin dagli accordi "fatali" dell'attacco, che fanno da cornice alla partitura. L'orchestra lo ha assecondato in ogni dettaglio rutilante, ma anche con delicatezza nei momenti più intimi e sognanti del secondo movimento. Ha tolto anche leziosità ai pizzicati dello scherzo sottolineandone il tono beffardo, come di sicuro avrebbe apprezzato lo stesso compositore che li aveva descritti come dei pensieri indefinibili che si affastellano dopo un buon bicchiere. Il vigore iniziale è poi ripreso nell'ultimo movimento, che Chailly ha giustamente fatto esplodere senza alcuna pausa, come fosse una gioiosa e trascinante festa popolare, nella quale però irrompe la memoria dell'accordo iniziale che impedisce di goderne appieno.

Grandi gli applausi al termine, con i rituali e meritati ringraziamenti alle singole sezioni dell'orchestra suggeriti dal maestro, visibilmente soddisfatto di aver ritrovato la perfetta intesa con la Sinfonica scaligera.

Per dovere di cronaca, va segnalato un fastidioso inconveniente: al termine del primo movimento col silenzio in sala si è sentito un interminabile borbottio di voce maschile provenire da un palco, che ha obbligato Chailly a voltarsi verso la platea incrociando le braccia in paziente attesa che lo screanzato la smettesse.