AngelicA, anno 36

Apre il 5 maggio e prosegue fino al 30 il festival bolognese

04 maggio 2026 • 2 minuti di lettura

Horse Lords (foto Kasia Zacharko)
Horse Lords (foto Kasia Zacharko)

A come AngelicA, a come Acquaforte – il titolo che il festival bolognese si è dato per la sua edizione numero 36, come sempre nel segno dei percorsi meno battuti delle musiche di oggi, e con l’ambizione, sempre più rara nelle rassegne, di aprirne di nuovi. 

«Cerchiamo qualcosa che ci sorprenda proprio perché più distante da noi, che ci ri-chiami a riconoscere l’altro, la sua missione, nella fragilità (e forza) di una nascita, partendo da punti di vista (e d’ascolto) anche molto distanti e che proprio per questo ci appaiono più vicini, proprio perché lontani ci riguardano».

Cerchiamo qualcosa che ci sorprenda proprio perché più distante da noi, che ci ri-chiami a riconoscere l’altro, la sua missione, nella fragilità (e forza) di una nascita, partendo da punti di vista (e d’ascolto) anche molto distanti e che proprio per questo ci appaiono più vicini, proprio perché lontani ci riguardano.

«Ci ricordano che in fondo queste distanze sono illusorie, sono confini da sciogliere», spiega nel comunicato di lancio Massimo Simonini, presidente e direttore.

«Vogliamo continuare a osservare il mondo e la vita con uno sguardo creativo, costruttivo e lungimirante e come sempre il dialogo con le istituzioni è vitale per raggiungere certi obiettivi: sostenere le espressioni più creative della musica è il compito di AngelicA dal 1991», continua Simonini. 

Il programma si apre il 5 maggio e prosegue fino a fine mese. La formula è quella ormai consueta, con la fiducia a curatori ad hoc per i singoli progetti. Quest’anno sono undici: Ryan Driver, Werner Dafeldecker, Franz Hautzinger, Claudio Jacomucci, Kristia Michael, Tanos Papanikolaou, Massimo Pupillo, Walter Rovere, Howard Skempton, Marco Stangherlin e Gianluca Turrini.

Alcune segnalazioni intriganti – ma l’invito è a scoprire l’intero programma, e a “fidarsi” di AngelicA.

L’apertura è affidata a Brìghde Chaimbeul, virtuosa scozzese delle smallpipes, fra folk e sperimentazione. Il giorno seguente il primo concerto italiano di Howard Skempton, che nel 1969 fu tra i fondadori insieme a Cornelius Cardew e Michael Parsons del collettivo sperimentale Scratch Orchestra. Il 7 – in collaborazione con il festival ECHONANCE di Amsterdam – Ekhos Trio insieme a Yannis Kyriakides e Claudio F. Baroni, e The Titillators.

Il secondo blocco di concerti parte il 13 maggio, e il 15 si inaugura una due giorni dedicata al compositore americano Tristan Perich, con la prima italiana di Infinity Gradient, sinfonia di un'ora in sette movimenti per organo da chiesa e 100 altoparlanti, ciascuno pilotato da un circuito elettronico a 1 bit. Il 18 invece tocca allo svizzero Jürg Frey che presenterà in prima assoluta il suo Clarinet Quintet.

Il 29 maggio è invece di scena l’Ensemble Nist-Nah del batterista e percussionista australiano Will Guthrie; chiusura il 30 con gli Horse Lords.