Indaco, il ritorno del Mediterraneo
Mediterraneo Express è il nuovo disco di Indaco Project, sulla scia di Pagani e della prima world music italiana.
16 dicembre 2019 • 2 minuti di lettura
Indaco Project
Mediterraneo Express
Il nome Indaco è un formidabile attizzatoio di memorie: la storia della popular music italiana in chiave “etnica” e “mediterranea” (beneficio d’inventario sulle definizioni, in mancanza di meglio) senza l’opera della formazione che prese nome da un colore sarebbe stata diversa.
In un certo senso, gli Indaco – che hanno conosciuto avvicendamenti d’organico, divisioni, ripartenze e improvvisi stop – sono stati i migliori continuatori delle intuizioni scaturirono da due lavori seminali e all’epoca passati quasi inosservati, nel panorama discografico italiano: il primo disco da solo di Mauro Pagani, e il successivo progetto Carnascialia, con le ultime tracce lasciate da Demetrio Stratos. In buona sostanza ci fu un momento storico, tra i musicisti italiani che lavoravano nei gruppi di art rock in varie declinazioni attratti dalle note classiche, da quelle di tradizione orale, dal jazz, in cui tutto andò a confluire nel gran fiume della nascente world music.
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Non sarà un caso che il nome del violinista bresciano ex PFM compaia in Vento del deserto del 1997, primo disco ufficiale di Indaco, a fianco di Francesco di Giacomo del Banco e di Toni Esposito, e in Amorgos, del 1999: un’epitome del prog che annusava profumi “etnici” del mare nostrum già intuiti. A partire dagli esordi veri, quindi ancora prima di Vento degli Indaco, elementi determinanti furono il compianto Rodolfo Maltese, chitarrista del Banco, e lo specialista di corde Mario Pio Mancini. Maltese non c’è più, come non c’è più Francesco di Giacomo. Indaco, che oggi è Indaco Project, è nelle mani di Mario Pio Mancini, impegnato a bouzouki e mandola; i nuovi apporti sono quelli della vocalist Valeria Villeggia, anche eccellente arpista, e Bruno Zoia al contrabbasso.
Attorno al trio di corde molti ospiti, come di consueto, nella storia del gruppo: dove faremo menzione almeno di Nando Citarella a voce e percussioni, e Marco Valabrega a violino e viola. Tocca a Villeggia aprire le danze con la sua "Ballata controvento", eccellente e fluido brano mediterraneo; poi inizia uno sfavillante gioco di citazioni: il tradizionale greco "Misirlou",lla ninnananna emiliana "Dormi Nanin", che molti rammenteranno nella maestosa versione di Ginevra di Marco, "Ederlezi" dal gran canzoniere Rom e un recupero (da brividi) di "Soneanima", che fu una bandiera per dischi e concerti di Indaco, con la voce di un altro angelo caduto, Andrea Parodi. Tutto scorre, e anche troppo in fretta, in questo disco: che, contrariamente a tanti cd stipati di “filler”, è fin troppo breve.