Give Me Flowers, un sogno gospel chiamato Nashboro
Esce per la Third Man Records un'antologia di gospel anni cinquanta-sessanta da Nashville, tanto oscura quanto elettrizzante.
14 novembre 2018 • 2 minuti di lettura
Aa.Vv.
Give Me My Flowers
Nasce dal sogno del proprietario di un negozio di dischi a Nashville, all’inizio degli anni Cinquanta: È l’avventura dell’etichetta Nashboro, capace di passare da un oscuro retrobottega alla ribalta nazionale, grazie alla attenzione rivolta alla scena gospel più underground e vivace.
Ernest L. Young, questo il nome dell’illuminato proprietario dell’Ernie's Record Mart: grazie alla curatela del Rev. Dr. Morgan Babb e a una produzione sonora chiara e diretta, la Nashboro pubblicò la musica di gruppi i cui nomi magari non diranno molto al grande pubblico, ma che, grazie alle connessioni reali nel tessuto sociale e culturale della città (il negozio, la radio cui Babb collaborava) hanno avuto un ruolo decisivo nella costruzione della forte scena musicale di Nashville.
Piuttosto imperdibile è quindi il recente vinile Give Me Flowers, nel quale la Third Man Records, etichetta di Nashville fondata da Jack White dei White Stripes, grande appassionato di folk e blues, ha riassunto la storia dell’etichetta in 16 elettrizzanti brani.
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Privilegiando l’allora popolarissimo formato del 45 giri, la Nashboro (e la sua “gemella” profana Excello) ha raccontato per anni un modo di fare musica diretto e lontano dalla malizia del mercato.
«Nessuna di queste musiche è stata pensata per diventare un successo», scrive Mike McGonigal che ha curato l’antologia. «La parola gospel significa buona novella, buone notizie e quindi quello che rende una canzone gospel di successo è esclusivamente – e semplicemente – il modo in cui trasmette questo messaggio».
E allora spazio a The Highflower Brothers, The Consolers (il cui pezzo dà il titolo alla raccolta), The Skylarks e Sister Pope and the Pearly Gates… a voci maschili e femminili che sembrano venire da un luogo senza tempo e di quel tempo senza luogo veicolano l’urgenza. Scordatevi le paciocconate natalizie: qui c’è sangue e elettricità, il blues scorre urgente nella vita quotidiana, in chiesa come nelle strade polverose.
Bellissimo!