Nuove pagine dedicate agli scenografi e costumisti della Scala
Otto nuovi volumi per la collana diretta da Vittoria Crespi Morbio e pubblicata dagli Amici della Scala.
15 luglio 2022 • 2 minuti di lettura
La collana dedicata agli scenografi e ai costumisti, che hanno lavorato alla Scala, diretta da Vittoria Crespi Morbio e pubblicata dagli Amici della Scala, si è arricchita di altri preziosi otto titoli. In ordine alfabetico: Dorazio, Maccari, Perilli, Pizzi, Prampolini, Soffici, Vellani Marchi, Veronesi. Operativi in anni diversi, ma rappresentativi dei gusti della loro epoca, a eccezione dell'evergreen Pizzi, che in realtà è l'unico scenografo, mentre gli altri sono pittori prestati al teatro.
Alcune immagini testimoniano rivolgimenti fondamentali nella storia della lirica, come per esempio i bozzetti dello stesso Pizzi per Die Walkürie e Siegfried per la regia di Luca Ronconi (1974-75), produzione interrotta per i dissapori col direttore Sawallisch (produzione poi completata a Firenze con Mehta sul podio). Quegli spettacoli poco dopo ispirarono Chereau nel suo Ring al Festival di Bayreuth e diedero l'abbrivio alle messe in scena che privilegiavano il momento storico della composizione dell'opera rispetto alla trama in sé.
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La collana offre anche sorprese di altro genere, come nel caso di Vellani Marchi, presente alla Scala fra il 1938 e il 1961, il più prolifico dei sette pittori, perché vive e vegeta nell'ambiente del Premio Bagutta, quello di Bacchelli, di Vergani, del disegnatore Novello.
E la monografia a lui dedicata raccoglie molti ritratti di chi frequentava lo storico ristorante letterario, da De Chirico a Casorati, ma anche personaggi del mondo della musica, da Toscanini a Furtwängler, da Mitropoulos a Maria Callas, a Mirella Freni. Mentre le scenografie di Vellani-Marchi, oltre i titoli canonici, ne fanno rivivere molti ormai spariti dai cartelloni, come La regina Uliva di Sonzogno, La giara di Casella, Il campiello di Wolf-Ferrari.
Anche il volume su Prampolini e quello su Soffici riservano pagine inattese, anche perché le loro biografie s'intersecano, come del resto quelle di Dorazio e Perilli, tutte comunque legate insieme dalla storia della pittura italiana del Novecento.