I 10 migliori album del 2025 di Paolo Scarnecchia

Una playlist con alcune delle uscite più interessanti della cosiddetta “musica antica”

PS

20 gennaio 2026 • 6 minuti di lettura

Rinaldo Alessandrini (foto Emilie Moysson - Naïve)
Rinaldo Alessandrini (foto Emilie Moysson - Naïve)

Dimenticate l’aggettivo migliori (per quanto mi riguarda penso sia un trucco per attirare l’attenzione dei lettori o piuttosto una consuetudine abusata dalla critica) e convertitelo come preferite a seconda dei casi e dell’umore tra interessanti, significativi, innovativi, originali e così via visto che nonostante la crisi dell’editoria discografica per fortuna si continuano a pubblicare molti dischi. Questi sono alcuni titoli che mi sembrano degni di nota e che penso resteranno dei punti di riferimento per chi ama la cosiddetta musica antica. Questa etichetta ha molti limiti ma è di grande utilità pratica perché racchiude diversi secoli di storia della musica, dall’alto Medioevo fino, come minimo, al tardo Barocco, anche se si può facilmente metterla in discussione (ma non è questa ovviamente la sede).

L’ordine dei dischi citati non è una classifica, ma un menù di ascolti o se volete una playlist volta a dare qualche consiglio con informazioni pratiche ed essenziali.

Buon ascolto e auguri di Buon 2026, e per usare una espressione cara al popolo della Corsica “Pace e Salute!”, che mi sembra il miglior augurio possibile di questi tempi difficili.

1. Concerto Italiano, Stravagante pensiero. Gesualdo e Napoli (Naïve)

Avete mai sentito nominare Agostino Agresta, Bernardo Bolognini, Antonio Demetrio, Francesco Genuino, Scipione Lacorcia? L’elenco potrebbe continuare e questo disco rivela una straordinaria serie di madrigali di compositori napoletani, prevalentemente di origine aristocratica e dediti per diletto alla forma di musica vocale più rappresentativa del Rinascimento, e soprattutto vicini a Gesualdo che ora non si può più considerare una meteora isolata. Anzi c’è chi sembra essere andato oltre in termini di cromatismi, dissonanze e pathos.

2. François Joubert-Caillet & L’Achéron, Marin Marais Pièces de viole The Complete Collection (Ricercar)

Un’impresa completata in soli sette anni dal 2015 al 2021 quella di François Joubert-Caillet che ha progressivamente registrato nell’ordine della loro creazione, tutte le composizioni contenute nei cinque libri di Pièces de viole di Marin Marais.

Il cofanetto racchiude venti cd che sono stati pubblicati progressivamente prima di essere poi riuniti insieme per offrire una panoramica completa della raffinate arte musicale di Marin Marais, con la quale ha esaltato le affascinanti sonorità della viola da gamba.

3. Le Miroir de Musique Gilles Binchois, Loyale souvenir (Ricercar)

Questo ritratto del compositore franco-fiammingo della prima grande generazione di maestri della polifonia vocale ha l’accuratezza della pittura fiamminga perché comprende diversi aspetti della sua produzione musicale. Oltre a una selezione di chanson, il genere al quale il suo nome è intimamente legato e presenti anche in versioni strumentali, l’ensemble  Le Miroir de Musique diretto da Baptiste Romain ha interpretato anche alcune tra le sue composizioni sacre, che sono l’aspetto meno conosciuto della sua produzione artistica.

A differenza del suo contemporaneo Dufay, Binchois non ha lasciato messe cicliche, ma soltanto singoli movimenti dell’Ordinario, in alcuni casi accoppiati.

4. Mahan Esfahani, Bach Das Wohltemperirte Clavier (Hyperion)

Ancora il Clavicembalo ben temperato? Lo so che esistono decine, forse centinaia di incisioni del primo libro dei quarantotto preludi e fughe nelle diverse tonalità, ma Mahan Esfahani sta progressivamente registrando le opere cembalistiche di Bach e lo fa con grande intelligenza musicale e lo strumento che ha usato, costruito sul modello di un Johann Henrich Harrass del 1710, ha un suono splendido sfruttato in ogni possibile sfumatura in accordo con la natura di quella che il musicista ha definito “l’architettura drammatica del magnus opum” del compositore tedesco.

5. Ensemble Arborescence, Vitry. Douce playsence (Evidence)

Tutti i manuali di storia della musica citano Philippe de Vitry come il padre dell’Ars Nova francese, e i suoi contemporanei ne elogiarono le virtù e le competenze ma paradossalmente di questo musicista, teorico, poeta, diplomatico, prelato sappiamo relativamente poco.

David Chappuis ha studiato a fondo la sua musica e con il suo Ensemble Arborescence ha selezionato quelle di sicura attribuzione appartenenti prevalentemente al sofisticato genere del mottetto, proponendone una esecuzione originale.

6. Il Pomo d’Oro, Miguel Rincón, Concertos for Baroque Lute (Aparte)

Il liuto praticamente quasi scomparso da altri paesi europei ha vissuto la sua ultima gloriosa stagione in Austria e Germania dove ha continuato a essere utilizzato nella seconda metà del Settecento come strumento solista per alcuni concerti tardo barocchi in pieno stile galante e agli albori del classicismo.

I concerti per liuto di Jakob Friedrich Kleinknecht e quello di Bernhard Joachim Hagen intitolato Trio sono registrati per la prima volta ma nel disco sono presenti anche quelli di Karl Kohaut e Johann Friederich Fasch.

7. Manon Papasergio, Per la viola bastarda (Ricercar)

Più che una speciale categoria organologica, il nome viola bastarda corrisponde ad una particolare prassi musicale legata al basso di viola consistente nella virtuosistica ornamentazione di composizioni polifoniche, specialmente madrigali, ma anche chanson o mottetti, eseguite con questo strumento ad arco. Il termine compare nei principali trattati sull’arte della diminuzione, applicata anche ad altri strumenti, pubblicati nei decenni a cavallo tra Cinque e Seicento.

Per questo disco Manon Papasergio, ha selezionato musiche degli autori più rappresentativi di questa prassi come è il caso di Orazio Bassani, eseguite insieme a Angélique Mauillon (arpa), Yoann Moulin (cembalo e organo) e Clémence Niclas (soprano).

8. Accademia Bizantina, Geminiano Giacomelli. Cesare in Egitto (Alpha)

Questa è la prima registrazione di Cesare in Egitto una delle più importanti opere di Geminiano Giacomelli, che fu maestro di cappella della corte dei Farnese a Parma. Il dramma per musica su libretto di Domenico Lalli venne rappresentato a Milano nel Carnevale del 1735, poi revisionato con l’intervento anche del giovane Carlo Goldoni per essere presentato nello stesso anno a Venezia e infine eseguito anche a Graz.

Giacomelli era un compositore molto famoso all’epoca, ma oggi fa parte di quella serie di autori che meritano di essere riscoperti e questo triplo disco della Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone contribuisce a mettere in evidenza la qualità della sua musica, grazie anche a un cast di giovani interpreti composto da Arianna Vendittelli, Emőke Baráth, Filippo Mineccia, Margherita Maria Sala, Valerio Contaldo, e Federico Fiorio.

9. Coro e Orchestra Ghislieri, Alessandro Scarlatti. Christmas at the Bethlehem of the West (Arcana)

La Messa per il Santissimo Natale di Alessandro Scarlatti venne composta nel 1707  nel breve periodo nel quale svolse la funzione di maestro di cappella della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Nell’anno della celebrazione del terzo centenario della sua scomparsa non poteva mancare un disco a lui dedicato e questa messa, con i due mottetti scritti nella stessa epoca e una successiva cantata pastorale del 1716, è un suggestivo esempio della bellezza della sua musica e del suo straordinario talento musicale.

Alla fine del disco è presente anche la messa natalizia di epoca successiva di un compositore veneziano poco noto, Giovanni Giorgi, che prima di trasferirsi a Lisbona fu maestro di cappella presso la basilica di San Giovanni in Laterano, ma questa sua composizione, registrata per la prima volta, venne scritta per Santa Maria Maggiore nel cui archivio è conservata.

Nella compagine del Coro Ghislieri le parti vocali solistiche sono state  intonate da  Carlotta Colombo, Maximiliano Baños, Raffaele Giordani e Alessandro Ravasio.

10. Marguerite Louise, Charpentier. Messe de Minuit (Château de Versailles Spectacles)

Anche se si tratta di musica molto nota e della quale esistono diverse incisioni discografiche, la gioiosa Messe de Minuit di Charpentier scritta verso il 1694 per la chiesa dei Santi Paolo e Luigi fatta costruire dai gesuiti, si ascolta sempre con molto piacere e questa esecuzione del coro e orchestra Marguerite Louise diretto da Gaetan Jarry è una festa sonora.

La messa infatti è basata su melodie provenienti dalla tradizione dei cosiddetti noëls, canti devozionali su melodie di origine popolare che venivano anche trascritti in forma strumentale. Nel disco sono presenti anche alcuni esempi di questi, arrangiati dallo stesso Charpentier, oltre al suo Dialogus inter angelos et pastores Judeæ In nativitatem Domini e al Dixit Dominus.

Le voci soliste sono di Caroline Arnaud, Romain Champion, Mathias Vidal e David Witczak.

p.s. Sicuramente ci sono altri dischi che meriterebbero attenzione, ma in ogni caso quelli citati sono piuttosto rappresentativi della vitalità di questo settore della musica antica, capace ancora di rivelare sorprese e inediti con la sua continua sete di scoperte e il lavoro di costante ricerca che impegna i musicisti che si dedicano con passione a restituire capolavori dimenticati del passato, che come è noto è una terra straniera…