Brahms intimo
Il libro di Rudolf von der Leyen offre una preziosa testimonianza della vita e del carattere del compositore e dell'uomo Johannes Brahms
17 giugno 2026 • 3 minuti di lettura
Grazie al volume Johannes Brahms. L’uomo e l’amico (LIM – Libreria Musicale Italiana 2025, pp.VII-78, € 15,00) il lettore italiano ha accesso a una preziosa testimonianza sulla maturità del compositore amburghese. Il volume, scritto da Rudolf von der Leyen e tradotto da Marina Caracciolo, propone in prima edizione italiana il libro di memorie pubblicato a Düsseldorf nel 1905 con il titolo Johannes Brahms als Mensch und Freund, concentrandosi su un periodo particolarmente rilevante per la vita del compositore, quando Brahms era ormai al culmine della fama e la sua figura artistica si accompagnava a una personalità pubblica riconosciuta. Un periodo che, dal 1880 arriva al 1896, anno della morte di Clara Schumann: «Vidi per l’ultima volta il mio amato amico – scrive Rudolf von der Leyen – nella Pentecoste del 1896, quando a Bonn accompagnammo alla tomba la signora Clara Schumann. […] gli andai vicino e lui mi si gettò al collo singhiozzando e piangendo forte».
Anche solo da queste poche righe tratte dal quinto e ultimo capitolo del volume, si può intuire come, in meno di cento di pagine, questo libro riesca a restituire un ritratto intimo e vivido del compositore, lontano dal carattere istituzionale della biografia monumentale, più affine invece alla qualità riservata ma pregnante del ricordo diretto. L’essenza del testo sta, appunto, nella personale frequenza degli incontri tra l’autore e lo stesso Brahms, nelle lettere riportate e nella naturalezza con cui emergono episodi privati, occasioni pubbliche, viaggi e conversazioni sull’arte musicale del tempo.
Particolarmente suggestive risultano le pagine dedicate al Trentino e al soggiorno sul lago di Como, nella villa Carlotta del duca di Sassonia-Meiningen, dove il paesaggio sembra farsi cornice di una personalità insieme severa, ironica e profondamente sensibile.
Giusto per evocare quanto diretta e partecipata ci arrivi la testimonianza dell’autore, anche sul versante più umano e personale, possiamo richiamare il racconto di una giornata del maggio 1884 quando, sul lago di Loppio a Trento, in allegra compagnia anche dei coniugi Tambosi, Rudolf von der Leyen racconta come, alla fine di una sorta di colazione sull’erba, consumata anche a base di champagne, «quando le bottiglie furono vuote, vennero tappate e scagliate nel lago con lunga gittata. Poi cominciò la gara di bravura a colpire con i sassi le bottiglie galleggianti per frantumarle. Brahms, che prese parte al gioco con zelo e abilità, provava una gioia infantile quando un tiro gli riusciva. Vedendolo maneggiare così i sassi, con i capelli mossi dal vento, dovetti involontariamente pensare a un ciclope in combattimento».
Un carattere, quello alimentato dal registro intimo e personale che traspare dalle righe di Rudolf von der Leyen, che viene completato dal valore documentario di queste memorie, capaci di restituire Brahms non come icona cristallizzata del repertorio romantico, ma come uomo osservato nella concretezza delle relazioni, dell’amicizia e del dialogo quotidiano.
Il libro si pone idealmente in continuità con le Erinnerungen di Albert Dietrich, colmandone in parte il vuoto sugli ultimi decenni della vita e dell’attività musicale del compositore. Come annota la stessa curatrice Caracciolo «anche questi ricordi si rivelano quanto mai preziosi per una conoscenza più precisa, più ravvicinata, degli aspetti umani e caratteristi di Johannes Brahms, qui al tempo della sua maturità, poiché viene sì considerato il genio nell’arte musicale, ma sopra tutto “l’uomo e l’amico” appunto».
In sintesi – assecondando quindi la stessa impronta del libro – per chi cerca un saggio su Johannes Brahms accessibile e dal taglio originale, ma rigoroso sul piano documentale e ricco di dettagli biografici, questo lavoro rappresenta certamente una lettura agile e preziosa.