Un raro Čajkovskij al San Carlo

Napoli: prima italiana per "L'incantatrice"

Recensione
classica
Teatro di San Carlo Napoli
Cajkovskij
17 Febbraio 2017
Di maliarde, streghe ed incantatrici nella storia dell'opera ce ne sono moltissime. Poche però sono loro stesse veramente innamorate. Questa di Čajkovskij, che guarda caso si intitola Čarodejka, L'incantatrice, meritava senza dubbio di essere finalmente eseguita in Italia. Il battesimo italiano, dopo il suo debutto più che centenario (1887), le è arrivato dal benemerito Teatro di San Carlo di Napoli, che l'ha scelta coraggiosamente in una co-produzione del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo e del Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona, affidandola alla regia romantica di David Poutney e alla bacchetta un po' acerba ma efficace del giovane Zaurbek Gugkaev, con un cast tutto russo, preparato. La musica di Čajkovskij non è mai facile. Sfumature modali e variegati percorsi tonali, convenzioni popolareggianti, a tratti sinfonica, la partitura chiede voci, strumenti e coro dalla tecnica smagliante. Con cromatismi e vistosi cambi di tempo, poi, è costruita su numeri un po' troppo lunghi e ripetitivi a volte. Lei l'ammaliatrice Nastas'ja, una brava Marija Bajankina, ha trame acute come perle, forte e incisiva più nella parola che nel timbro. Parte con un arioso incantato, giustamente, e finisce l'opera con intensa drammaticità. Ha accanto una Liubov' Sokolova in Evprasksija Romanovna la Principessa, autentica rivale ma poco regolare nei registri e un po' stentorea. Jaroslav Petrjanik tuona come minaccioso Principe Nikita. Gugkaev concerta con buon gesto, ma sembra defilato dall'orchestra. Buona la prova del coro. I corni primeggiano, i fiati anche e per i cantanti si spazia dagli ariosi, duetti e quartetti fino alla possente dichiarazione d'amore di lei verso il Principino Jurij, Nikolaj Emcov. È un tenore modello verista lui, eroico. Ma alla fine un po' ingessato. È un dramma delle passioni umane L'incantatrice. Con tratto intelligente Poutney non vi ha forzato i contenuti. L'ha raccontata con i gesti giusti, tradizionali e con ritmo esatto. Certo non potrebbe andare nella grotta dello stregone Kud'ma vestita da borghese viaggiatrice più che pellegrina la Principessa, in opulenti abiti. Mamyrov con la parrucca rossiccia e un po' spulciata assomiglia a un giovane alternativo in veste più che a un vecchio diacono. E le varie comparse figurano comunque benissimo disposte attorno al parapetto/terrazzo della sala, con le mani su e giù spesso a tempo di musica. Il Principe Nikita Kurljatev, culturalmente affine a tanta mondanità della locanda nel I atto, da tenace cacciatore sfodera il lessico gestuale del più trito melodramma, così che l'innocente Kuma diventa ogni tanto ammaliatrice di uomini. Ma il mondo immateriale dei conflitti interiori ed ipocrisie sociali è magnifico. La regia vuole L'incantatrice ambientata in un palazzo al tempo di Čajkovskij, corte, cortigiani ma delle tanto discusse rive del Okà niente. Manca soprattutto la potenza romantica della natura in questa messinscena. La città in contrapposizione agli ambienti esterni e la religiosità bigotta del sacerdozio celibatario. Per questo ambientata da Čajkovskij nel XV secolo. Quando la quercia al IV atto, a voler simboleggiare la caverna di Kud'ma, la ritroviamo nello stesso palazzo, possiamo per un attimo restare disorientati. Fiacco poi il finale al banchetto col principino morto, il principe e la principessa straziati, che rende il tutto privo di mordente. Tanti smoking, vestiti da sera tra il rosso e nero per i costumi preziosi di Tat'jana Noginova. Fascinose anche le tinte di luci cangianti dal rosso al giallo paglierino di Giuseppe Iorio, particolarmente calde al III atto in ambiente intimo di veli e tende, e la coreografia di Renato Zanella al I atto, semplice, a tratti spiccia. Erano ottimi cantanti tra i tanti personaggi Ljudmila Gradova, Grigor Werner, Denis Beganskij, Anna Barhatova, Artëm Melihov, Lev El’gardt, Vitalij Dudkin, Jurij Evčuk, Savva Hastaev.

Interpreti: Principe Nikita Kurljatev, vicario del Gran Principe a Nižnij-Novgorod, Jaroslav Petrjanik (17, 24, 25 febbraio) / Ivan Novoselov (18, 19 febbraio) Principessa Evpraksija Romanovna, sua moglie, Ljubov’ Sokolova (17, 18, 19, 24, 25 febbraio) Il Principe Jurij, loro figlio, Nikolaj Emcov Mamyrov, un anziano diacono / Kud’ma, uno stregone, Aleksej Tanovickij Nenila, sua sorella e dama di compagnia della principessa, Ljudmila Gradova Ivan Žuran, valletto del Principe, Grigor Werner Nastas’ja, detta "Kuma", padrona di una locanda presso il fiume Oka, una giovane, Marija Bajankina (17, 24, 25 febbraio) / Ekaterina Latyševa (18, 19 febbraio) Foka, suo zio, Denis Beganskij Polja, amica di Kuma, Anna Barhatova Balakin, un ospite da Nižnij-Novgorod, Artëm Melihov Potap, un mercante ospite, Lev El’gardt Lukaš, un mercante ospite, Vitalij Dudkin Kičiga, un pugile, Jurij Evčuk Paísij, un vagabondo vestito da monaco, Savva Hastaev

Regia: David Pountney

Scene: Robert Innes Hopkins

Costumi: Tatiana Noginova

Corpo di Ballo: teatro di San Carlo

Coreografo: Renato Zanella

Orchestra: teatro di San Carlo

Direttore: Zaurbek Gugkaev

Coro: teatro di San Carlo

Maestro Coro: Marco Faelli

Luci: Giuseppe Di Iorio

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