Per Macbeth una Rivoluzione di Velluto

Lyon: successo per lo spettacolo inaugurale firmato da Ivo van Hove

Recensione
classica
Opéra de Lyon
Giuseppe Verdi
13 Ottobre 2012
No, Macbeth alla fine non muore. Ma forse è addirittura peggio: dal suo ricco e tecnologico ufficio finanziario al cinquantesimo piano di un grattacielo di New York ora è un barbone come gli altri e i ragazzi di Occupy Wall Street gli offrono una coperta e una tazza di caffè. Il tema della stagione 2012/2013 della stagione dell’Opéra de Lyon è “Il potere” e giustamente Macbeth di Verdi ne è il titolo inaugurale. Per il regista belga Ivo van Hove “Il potere oggi è il potere economico, ed è molto più forte di quello politico. E qual è la contro forza che si oppone a quel potere? In tutto il mondo sono gli indignados, sono quelli di Occupy Wall Street, sono quelli che riflettono, sono dei filosofi, sono quelli che realizzano una rivoluzione di velluto”. Così la shakespeariana Foresta di Birnam diventa un gruppo di ragazzi con tende e striscioni (c’è anche un significativo “Basta”) che “occupa” senza violenza l’ufficio di Macbeth. Non è una semplice attualizzazione per stupire o provocare, quella di van Hove, ma un’occasione per riflettere sul male e sul potere di oggi. Le streghe non hanno pentoloni e scope ma computer e tailleur, Lady Macbeth, ovviamente, legge un email sull’Ipad e non una lettera cartacea, niente elmi o scudi ma doppiopetto e tacchi alti, gli assassini di Banco hanno caschi da moto e telefonini…La scena fissa, un ufficio con computer e telefoni, lascia spazio nella parte alta a tre giganteschi schermi che il regista usa genialmente: lì viene proiettato un film virato al negativo che ci mostra l’assassinio di Duncan e quello di Banquo, lì appaiono, come generate da un computer impazzito, le inquietanti figure create da numeri e lettere che diventano le apparizioni che profetizzano il futuro, lì grattacieli e strade trafficate di New York fanno da sfondo all’azione. E la recitazione è curata nei minimi dettagli (anche perchè ci sono telecamere che riprendono i volti in giganteschi primi piani e il coro è straordinario a dare una personalità a ogni personaggio). Macbeth e la Lady sono sempre insieme: lei dominatrice e imperiosa, lui sempre più in preda a tic ossessivi (quell’aggiustarsi nevroticamente i capelli…), così le loro romanze non sono mai monologhi ma un continuo rivolgersi all’altro: straziante “Pietà rispetto e amore” cantata dal baritono quasi cullando la Lady. Uno spettacolo forte che riesce spesso ad emozionare anche grazie a un cast preparatissimo (Evez Abdulla, Riccardo Zanellato, Iano Tamar, Dmytro Popov) e alla guida attenta di Kazushi Ono. Successo vivissimo e si esce da teatro con un’immagine negli occhi: la nipotina di Duncan che gioca a fare la streghetta sintonizza i computer sui cartoni animati di “Sabrina, vita da strega” con grande disappunto della Lady, poi quella stessa bambina piangente abbraccia disperata Malcolm dopo l’assassinio del nonno: è la sete di potere che ferisce anche gli innocenti.

Interpreti: Evez Abdulla (Macbeth), Riccardo ZanellaTo (Banco), Iano Tamar ( Lady Macbeth), Dmytro Popov (Macduff)

Regia: Ivo van Hove

Direttore: Kazushi Ono

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

L’opera di Zandonai presentata con successo all’Opéra du Rhin in un riuscito allestimento di Nicola Raab

classica

Il Teatro di Heidelberg continua il recupero di lavori dimenticati dell’opera napoletana

classica

Torino: la prima volta di Luisi con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai