L'incubo di Faust

Al Covent Garden di Londra l'opera di Gounod secondo McVicar

(foto Catherine Ashmore / ROH)
(foto Catherine Ashmore / ROH)
Recensione
classica
Royal Opera House (ROH) Londra
Charles Gounod
07 Ottobre 2011
Il diavolo? E’ un attore con molte facce e molti costumi, non per nulla si porta sempre dietro un baule da attore con tanto di specchio e luci: Mefistofele può essere vestito di rosso secondo l’iconografia tradizionale goethiana (ha anche il tridente, che però passa a Faust), ma anche da soldato francese, in frac o persino da donna, elegantissima, con abito lungo nero e diadema di diamanti. Insomma, un vero trasformista che farebbe qualsiasi cosa per conquistare l’anima del povero Faust. Alla Royal Opera House di Londra hanno ripreso il Faust di Gounod nel fortunato allestimento di David McVicar che debuttò nel 2004. Niente Francoforte, ma una Francia ottocentesca tra bandiere tricolori e signori in tuba che vanno all’Opèra, Marguerite sembra uscita da un quadro impressionista, la notte di Walpurgis è un vero e proprio incubo di Faust: sembra una normalissima rappresentazione di Giselle all’Opéra, con tutù bianchi e pubblico che applaude nei palchi e invece si trasforma in un horror con una sguaiata ballerina con pancione e tentavi di doglie, Valentin è ormai uno zombie che riappare dagli inferi, e il tutto si conclude con un’orgia. Non è una provocazione, non è la voglia di stupire tanto per fare scandalo (anche se quelle urla delle ballerine disturbano la musica), è il desiderio di mettere in scena il disagio di Faust e così quei balletti pseudomitologici (Cleopatras! Thais!) non sono mai stati così dolorosi! McVicar è uomo di teatro e con il teatro gioca: il valzer diventa una sorta di can can pieno di mossette eseguito al Cabaret L’Enfer, Faust suona l’organo in chiesa, Mefistofele si trasforma in una statua religiosa, ma tra tanta ironia anche il dolore trova il suo spazio: impossibile non commuoversi vedendo Marguerite con i capelli tagliati corti che gira ossessivamente in cerchio nel cortile del carcere. Ottima la prova dell’Orchestra guidata da Evelino Pidò: difficile dimenticare il toccante inizio del terzo atto con i palpiti d’amore di Siebel o l’appassionato duetto d’amore tra Faust e Marguerite, una menzione speciale a Sergej Levitin, il primo violino, per il solo in “Salut, demeure chaste et pure”, e al coro. René Pape è un diavolo maestoso e inquietante, perfettamente a suo agio nel camaleontico ruolo, Vittorio Grigolo è un Faust passionale, impetuoso e, nonostante l’annuncio di un improvviso mal di gola, non si risparmia e cesella un “Salut demeure chaste et pure” da manuale, accanto a lui Malyn Bystrom delinea una Marguerite intensa: leggera e spensierata "coquette", tragica e disperata donna “perduta”. Vivissimo successo in un Covent Garden sold out.

Interpreti: Vittorio Grigolo, René Pape, Malin Bystrom, Danile Grice, ZhengZhong Zhou, Michèle Losier, Carole Wilson

Regia: David McVicar

Scene: Charles Edwards

Costumi: Brigitte Reiffenstuel

Orchestra: Orchestra of the Royal Opera House

Direttore: Evelino Pidò

Maestro Coro: Renato Balsadonna

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