Il toccante Boccanegra di Domingo

Alla Scala il ritorno del tenore in un ruolo baritonale

Recensione
classica
Teatro alla Scala Milano
Giuseppe Verdi
16 Aprile 2010
Quando l’8 marzo scorso il suo ufficio stampa annunciò che era stato operato per un tumore al colon, nessuno, o forse solo lui, poteva immaginare che 45 giorni dopo avrebbe cantato, in forma splendida “Simon Boccanegra” alla Scala. Placido Domingo, ieri sera nelle vesti di baritono, non sembrava per nulla un convalescente: voce integra, la consueta padronanza del palcoscenico con scale da salire o brandi da sguainare, a festeggiarlo, nella prima fila del palco reale, la moglie Marta e l’amico di sempre Josè Carreras. Dopo averlo già cantato a Berlino e New York, Domingo affrontava per la prima volta in Italia il ruolo baritonale del Doge dopo essere già stato invece Gabriele Adorno, il tenore dalla voce scura, l’Otello per antonomasia degli ultimi anni, non “gioca” a fare il baritono, non tenta di camuffare la propria voce, usa, naturalmente il suo colore brunito: il risultato è un personaggio toccante e lacerato che raggiunge i momenti più alti nel commovente duetto di riconoscimento con Amelia (quel “figlia” sussurrato a mezza voce) o nella scena finale della morte, e c’è molta baldanza “tenorile” nel giovane Simone del Prologo e la zampata del leone (Otello?) nella scena del Consiglio. Certo, nei duetti con il tenore, il bravo Fabio Sartori, non c’è molta differenza di timbro tra le due voci. Accanto a lui va segnalata la splendida prova di Anja Harteros, una Amelia dalla voce importante. Affaticata la prova di Ferruccio Furlanetto nel ruolo di Jacopo Fiesco. Tradizionalissima la regia di Tiezzi tra alabarde e corde, con una curiosa citazione di un quadro di Friedrich nel primo atto, di bell’effetto il coro in abiti ottocenteschi che sale dal fondo per l’ultimo omaggio a Boccanegra. Barenboim delinea un Verdi crepuscolare, a volte sarebbe necessaria un po’ più di leggerezza ( ad esempio nell’introduzione del primo atto) ma pagine come l’aria di Adorno sono scolpite nel granito! Molti buu dal loggione all’ingresso di Barenboim nella seconda parte, la platea ha risposto applaudendo e mentre il maestro applaudiva a sua volta l’orchestra sono “volati” scambi di opinione anche molto volgari tra il pubblico. Alla fine applausi per tutti ma anche buu di dissenso sparsi: alle prime scaligere sembra diventata un’abitudine per dar modo ai giornali di fare i titoloni, dalla seconda poi torna tutto tranquillo. L’instancabile Domingo il 2 maggio dirigerà alla Scala la finale del suo Concorso Operalia: un bel successo per un musicista che in quel teatro canta e dirige da 41 anni!

Interpreti: Placido Domingo, Ferruccio Furlanetto, Anja Harteros, Fabio Sartori

Regia: Federico Tiezzi

Scene: Pier Paolo Bisleri 

Costumi: Giovanna Buzzi

Direttore: Daniel Barenboim

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