Brunello chiude le stagioni Arte Sella con la Fucina Bianca

In Trentino un incontro di artisti eccellenti per un programma inaspettato dove protagonista è la voce della natura

Arte Sella, Fucina Bianca
Recensione
Malga Costa, Trentino
Fucina Bianca - Arte Sella
30 Gennaio 2018

Si chiude l’anno e con esso le stagioni di Arte Sella, l’inaspettato museo contemporaneo vegetale che si trova in Trentino, in Valsugana, e che affida all’estro di un artista come Mario Brunello la realizzazione di un’iniziativa dal titolo artigianale di Fucina, ossia un laboratorio di creazioni tra musica e parola. Dei quattro appuntamenti musicali annuali, presentati seguendo lo scandire delle stagioni (ad esempio, Fucina Verde, che vi abbiamo raccontato), il 30 dicembre è andata in scena la Fucina Bianca con cinque protagonisti di livello: la cantante Cristina Zavalloni, il pianista Andrea Rebaudengo, il flautista Andrea Oliva, la voce di Radio3 Guido Barbieri e lo stesso violoncellista Mario Brunello.

Per chi non avesse mai avuto la fortuna (considerato il costante sold out) o la curiosità di partecipare alle Fucine di Arte Sella, occorre necessariamente fare una premessa. Non si tratta di una proposta musicale tradizionale, come quelle che ci potremmo aspettare in un teatro o in una sala da concerto, e questo non solo per il luogo in cui si svolge (una cattedrale vegetale, un teatro di terra, una malga…). Non si tratta di recital, quanto di incontri artistici. Il programma prende spunto da un suono, da un’evocazione, da una parola, e poi prende forma, forse prima, forse durante. La sensazione del pubblico è quella di vivere un momento che si crea lì, per lui, e che è irripetibile. Da quindici anni, ormai, si succedono queste creazioni sonore, programmi che nascono in questo luogo, che solo qui si svolgono e che la natura poi si riprende.

Con questa premessa, potete capire come la Fucina Bianca sia stata, ancora una volta, un’esperienza fuori dall’ordinario. Dopo un percorso attraverso un bosco, reso incantato dalle abbondanti nevicate, si arrivava a Malga Costa (circa 1000 metri di altitudine) il cui interno accoglieva sedie e palcoscenico in quella che un tempo fu una stalla. Lì, sotto l’imponente istallazione Reverse of volume dell’artista contemporaneo giapponese Yasuaki Onishi, che dava la sensazione di entrare nel ventre di una balena, i cinque formidabili condottieri ci accompagnavano attraverso un viaggio verso le profondità, del sentimento amoroso come degli abissi veri e propri.

La natura è il tema sul quale sono stati declinati tutti gli appuntamenti musicali del 2017 e così anche le opere proposte il 30 dicembre la richiamavano: dalle rose profumate che riempiono le pagine di alcune canzoni di Frescobaldi e Dowland, agli animali innamorati di Stravinsky (The Owl and the Pussycat); dai venti che muovono le palme di Betlemme nei Gesänge per contralto, viola (qui violoncello) e pianoforte op. 91 di Brahms, ai sensuali abbracci amorosi tra Pan e le Naiadi evocati da Syrinx di Debussy per flauto solo; dalla Vox Balaenae per flauto, violoncello e pianoforte preparato dell’avanguardista americano George Crumb, che con la suggestione e l’onomatopea richiama il vero canto delle megattere, sino alle Chansons Madécasses di Ravel per soprano, flauto, violoncello e pianoforte, dove ritorna la sensualità ed il vento della sera corre sulle spiagge del Madagascar.  

Nel corso di questo suggestivo viaggio natural-musicale, le esecuzioni si sono susseguite come istallazioni sonore a cui veniva offerta una guida testuale attraverso le letture curate da Barbieri, dalle traduzioni rivedute dei testi di Brahms, Ravel e Stravinsky a due scelte molto particolari. Per introdurre l’esecuzione di Syrinx, realizzata fuori scena (qui il soppalco non visibile della malga) come prevedeva il dramma Psiche di Mourey per cui era stata scritta, veniva letto un breve passo del terzo atto della stessa opera teatrale, momento per il quale, molto probabilmente, era stata composta. Parole d’amore sensuale, che attraverso la voce di Zavalloni raccontavano l’inebriarsi delle ninfe nei confronti di Pan ed i loro abbracci lascivi, rendendo ancora più voluttuosa la melodia del flauto.

Ad introdurre l’ascolto del pezzo di Crumb, un vero dramma di teatro strumentale in cui gli esecutori indossano maschere per smaterializzare il mezzo umano e indirizzare l’ascolto alla voce abissale delle megattere, la suadente voce radiofonica di Barbieri raccontava un passo dalla Storia vera di Luciano di Samosata (II secolo d.C.) che si svolge nella pancia-caverna della balena. Qui dentro: colline, gabbiani e una selva, e anche mille abitanti (insalumati, tritorobucchi, granchimani, capitonni, sgranchiati, piedisogliole) che vivono, coltivano orti, ogni tanto guerreggiano con le sole armi a disposizione, ossia spine di pesci.

In questo viaggio lungo quasi due ore, dagli accostamenti musicali tanto imprevisti (appassionati Lieder romantici, pianoforte preparato d’avanguardia in atmosfere liquide, ironia stravinskyana, essenzialità dai riflessi di cristallo per Ravel, purezza alla Dowland, voluttuosità alla Debussy) quanto azzeccati, la musica scorreva veloce. Il merito è equamente diviso tra la genialità del senso del programma e l’eccellenza degli artisti coinvolti, ciascuno capace di attraversare generi e stili diversi con uguale bravura e profonda intensità. Altro non si può dire, occorre viverlo. Il prossimo appuntamento di Fucina Arte Sella, ci svela Brunello, arriverà in primavera, alla fine di maggio 2018.

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