La Maschera (neo)melodica

ParcoSofia è il secondo, bellissimo disco dei napoletani La Maschera

La Maschera - Parco Sofia
Foto di Riccardo Piccirillo
Disco
world
La Maschera
ParcoSofia
Full Heads
2017

Mentre gli occhi del mainstream sono puntati su Roma e sulla nuova scena dei cantautori romani, qualcosa si muove a Napoli – ed è forse più interessante (per quanto, lo ammetto, ben più lontano dal mainstream, qualunque cosa esso sia).

Il disco de La Maschera, il secondo per la formazione partenopea dopo ’O vicolo ’e l’alleria del 2014, è in tal senso una bellissima scoperta. Arriva ad appena qualche mese dal secondo lavoro del Capitan Capitone di Daniele Sepe (fra i nostri dischi dell’anno), progetto tutto napoletano in cui militano anche due membri della Maschera, l'autore dei brani e cantante Roberto Colella e Alessandro Morlando (oltre al produttore di ParcoSofia, Claudio “Gnut” Domestico).

Dunque, che cos’è questo ParcoSofia? Ennesimo aggiornamento della canzone napoletana in direzione world? Indie-folk alla napoletana? Canzone napoletana nel senso più classico? Neomelodica con tutto il meglio dei neomelodici senza il kitsch? Non è molto importante. Il ParcoSofia che dà il titolo al disco è luogo sia reale, legato all’infanzia di Roberto Colella (un gruppo di case popolari a Villaricca) e metaforico insieme (significa – spiega il leader – “moderarsi in sapienza”). Basterebbe questa ambiguità per comprendere i diversi fili e le molte storie che si annodano nel disco, a partire dall’Africa, tratteggiata negli interventi del senegalese “Laye Ba” (“Te vengo a cerca’”) e in qualche idea ritmica di arrangiamento.

Di per sì, però, quest'idea di Africa abbozzata che esce qui e là è probabilmente la cosa meno interessante di ParcoSofia (l'episodio meno riuscito è di certo "Salaam Aleikum", che fatica ad andare oltre al bozzetto globalista). Il punto di forza del disco sta nelle melodie. Delle bellissime melodie, da grande canzone napoletana, coltivate e fatte crescere come si deve (si ascolti “Palomma ‘e mare”, o la beatlesiana “13 primavere”, il pezzo migliore) e calate in un panorama sonoro fresco, a base di chitarre elettriche clean, cori, fiati, e qualche mandolino qui e là.

Un bellissimo disco, da canticchiare e riascoltare.

 

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