Una bohème natalizia

Al San Carlo di Napoli l'opera di Puccini, in una produzione propria fuori abbonamento

Recensione
classica
Teatro di San Carlo Napoli
Giacomo Puccini
16 Dicembre 2016

Alle porte della stagione invernale, quale opera rappresentare se non quella in cui è protagonista implacabile proprio il freddo? In questi giorni è in scena al San Carlo di Napoli, con una produzione propria, fuori abbonamento, la Bohème di Puccini. Il pubblico segue, abbastanza fedele, anche se la malinconia, che pure caratterizza quest’opera, risulta un po’ in contrasto con l’atmosfera di festa che assale appena fuori dai portici del teatro. Quarta opera di Puccini, ambientata nella Parigi del 1830 alla gelida vigilia di Natale, questa versione di Bohème gioca su un'ambientazione inizi Novecento, per costumi soprattutto – con le scene di Lino Fiorito che sembrano un ambientazione napoletana, se togliamo la Tour Eiffel in lontananza – e sul canto. Olga Busuioc (Mimì) canta il ruolo con colore tondo, colorature facili; Carmen Romeu (Musetta) possiede arguzia, verve femminista, ma anche sexy: manca quel pizzico di precisione nell'intonazione in più per essere perfetta. Invece Alessandro Luongo tratteggia un buon Marcello all'inizio, complesso e cinico ma meno incisivo e virtuosistico nel finale. Della regia di Francesco Saponaro ricordiamo il carattere inquieto dei personaggi, mascherato dietro ai simboli del libretto – che tuttavia non colpisce: già troppo visto in altri spettacoli. Il dramma piccolo borghese c'è, ma manca una sua lineare costruzione sin dal primo quadro. Manca soprattutto in questo lavoro l'effervescente prima, e drammatica poi, parabola teatrale. Si è sempre curiosi di vedere come verranno messi in scena alcuni luoghi emblematici come la soffitta o il Caffè Momus. Dopo un terrazzino-ballatoio, con scala a chiocciola, al cambio scena del secondo quadro non cambia proprio nulla. Siamo nella soffitta con tutta la città dentro. Il resto offre pochi picchi d'interesse. Per fortuna l'orchestra è ben guidata da Valerio Galli, con molte pennellate orchestrali, prima cupe di archi e ottoni, come a sottolineare le difficili condizioni di vita dei protagonisti, poi presto più chiare e serene nei legni, a richiamare subito l’amena incoscienza che si addice allo stile di vita dei bohèmiens. Bene anche il coro e coro di voci bianche dirette da Stefania Rinaldi nel secondo quadro. Affiorano nostalgie e reminiscenze nella musica del finale che il pubblico ha festeggiato con calore, entusiasmo.

Note: Assistente alla regia, Raffaele Di Florio

Interpreti: Mimì, Irina Lungu (16, 18, 20 Dicembre) / Olga Busuioc (17 e 21 Dicembre) Rodolfo, Francesco Demuro (16, 18, 20 e 21 Dicembre) / Giordano Lucà (17 Dicembre) Musetta, Ellie Dehn (16, 18 e 21 Dicembre) / Carmen Romeu (17 e 20 Dicembre) Marcello, Alessandro Luongo (16, 17, 18 e 21 Dicembre) / Bruno Taddia (20 Dicembre) Schaunard, Giulio Mastrototaro Colline, Andrea Concetti (16, 17, 20 e 21 Dicembre)/ Alessandro Guerzoni (18 Dicembre) Benoît / Alcindoro, Matteo Ferrara Parpignol: Ennio Capece

Regia: Francesco Saponaro

Scene: Lino Fiorito

Costumi: Lino Fiorito

Orchestra: del teatro di San Carlo

Direttore: Valerio Galli

Coro: del teatro di San Carlo

Maestro Coro: Marco Faelli

Luci: Pasquale Mari

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