Un meraviglioso Mandarino illumina il tenebroso Barbablù

Alla Monnaie di Bruxelles fino al 24 giugno Il castello di Barbablù e Il mandarino meraviglioso di Béla Bartók

Le Château de Barbe-Bleue / Le Mandarin merveilleux
Recensione
classica
Teatro La Monnaie, Bruxelles
Le Château de Barbe-Bleue / Le Mandarin merveilleux
08 Giugno 2018

Un unico decor di base, una grande struttura, alta e larga quanto tutto il prospetto della scena, tutta vetri e specchi, fa da quadro a due lavori che in comune hanno apparentemente solo la firma del compositore Béla Bartók e che invece il regista Christophe Coppens è riuscito a legare in modo esemplare in un unico affascinante spettacolo. Quanto il Castello di Barbablù è tutto giocato su toni del buio e della desolazione, tanto il Mandarino meraviglioso è un’esplosione di colori e creatività con un delizioso taglio surreale squisitamente belga.

Già lo scorso anno proprio alla Monnaie, Coppers, dai trascorsi di artista polivalente nel settore della moda come in quello del design e pure della musica, aveva conquistato pubblico e critica con la sua Foxie di Janáček, la sua prima opera come regista, e adesso ne bissa il successo, disegnandone pure scene e costumi, confermandosi tra i più interessanti del panorama attuale.

Altro grande protagonista della serata, il maestro Alain Altinoglu, direttore musicale della Monnaie e ormai sempre accolto come una star a Bruxelles perché indubbiamente sta facendo crescere in maniera tangibile l’orchestra. Pur personalmente preferendolo quando dirige un repertorio più romantico, la sua precisione e saldezza nel portare avanti la partitura si può dire solo ammirevole, anche se qui a tratti meno enfasi trascinante e un po’ più di durezza ed espressività, quasi da improvvisazione, in certi suoni, una maggior accentuazione delle dissonanze, avrebbero giovato nel rendere tutta la modernità di Bartók. 

Le Château de Barbe-Bleue / Le Mandarin merveilleux
Foto S. Van Rompay

Nella parte di Barbablù il bravo basso croato Ante Jerkunica che si presenta bloccato su una carrozzina e affascina con il suo canto tenebroso, mentre Judith è il mezzosoprano Nora Gubish in continuo osssessivo movimento per svelare tutti i segreti di Barbablù, lunga bella chioma corvina, che riesce a ben rendere tutta l’antipatia di un personaggio che, in nome di un supposto amore, non accetta di avere posti limiti da rispettare. Molto belle le luci di Peter Van Praet, sopratutto quando virano sul rosso. Già in Barbablù, nell’ultima parte, appaiono poi alcuni degli artisti che animeranno la pantomima del Mandarino meraviglioso, e in quest’ultimo comparirà infine di nuovo il basso Jerkunica.

La ricchezza visiva del secondo tempo è impressionante, la corrispondenza con la musica millimetrica, i riferimenti sessuali del bordello chiari ma mai volgari, una delle tre prostitute è en travesti ma rifugge, per fortuna, elegantemente da tutti gli eccessi caricaturali, i danzatori sono tutti bravissimi, citiamo solo James Vu Anh Pham che da vita al mandarino e di distingue per specialissima sinuosità di movimento. Piccola ma incisiva incursione anche del coro. 

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