Riscoprendo Graham Parker

Il singer-songwriter londinese in solo alla Suoneria di Settimo Torinese

Recensione
pop
Barley Arts Settimo Torinese
11 Ottobre 2013
«Grazie per essere venuti fin qui nonostante questa terribile pioggia. Cercherò di dare il meglio»: detto fatto. Con ironia, semplicità e una presenza scenica davvero fuori dal comune (non è da tutti riuscire a intrattenere e divertire un pubblico – peraltro non anglofono – per novanta minuti in completa solitudine), il vecchio Graham Parker ha fatto centro nei cuori e nelle orecchie del centinaio di appassionati accorsi a sentire uno dei massimi (e, da noi, più misconosciuti) esponenti del rock britannico degli ultimi tre decenni. "Watch the Moon Come Down", "Silly Thing", "You Can’t Take Love for Granted", "Lady Doctor", "Love Gets You Twisted"...: tra una gag e l’altra («Mi hanno detto che Settimo Torinese è un comune, non una città: allora siete proprio degli hippie!»), l’esibizione ha spaziato lungo tutta la discografia dell’ormai canuto londinese, con un’attenzione particolare al primo, amatissimo album ([i]Howlin’ Wind[/i], di cui è stata riproposta anche la title track) e all’ultimo [i]Three Chords Good[/i], uscito pochi mesi fa («Pare che in Italia non sia facile da reperire. Be’, che ci vuole, andate su Amazon!»). Un uomo con la sua chitarra (accompagnata di tanto in tanto da un’armonica molto dylaniana e persino, in un brano, da un kazoo), le sue parole e le sue canzoni. Come un Billy Bragg meno politico, o uno Springsteen scarnificato. Uno di quei concerti che ci si augurerebbe sempre di vedere. Pollice in su anche per il talentuoso folk singer irlandese Alex Seel, che ha aperto la serata, sorta di timidissimo Nick Drake virato Jeff Buckley.

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