Le tele di Salvini

Jesi propone Adelson e Salvini nella versione originale del 1825

Recensione
classica
Teatro Pergolesi Jesi
Vincenzo Bellini
11 Novembre 2016
Nata come saggio scolastico di fine corso, e destinata agli studenti del Conservatorio di S. Sebastiano, Adelson e Salvini è un’opera semiseria “alla francese”, che alterna i dialoghi parlati ai numeri musicali, secondo quanto di moda a Napoli nei primi decenni dell’800. La versione proposta a Jesi si basa sull’edizione critica di Casa Ricordi, nata dopo il rinvenimento nel 2001 di nuove fonti nel Fondo Mascarello del Conservatorio di Milano, che hanno permesso di colmare molte delle lacune precedenti. L’ambientazione genericamente irlandese della vicenda è molto attenuata dal buffo Bonifacio, che canta e parla in stretto napoletano; protagonista ne è il pittore Salvini, iperbole dell’eroe romantico dilaniato da passioni contrastanti nonché da impulsi suicidi/omicidi, dalla cui fantasia sembra scaturire l’intera scenografia. Il palcoscenico è infatti il suo atelier, e le enormi tele ispirate a William Etty, pittore inglese contemporaneo di Bellini, diventano i fondali e le quinte teatrali, dove spesso appaiono ritratti incompiuti della donna amata. Anche i bellissimi costumi di taglio ottocentesco, dai colori pastello con dettagli dipinti anziché cuciti, sembrano uscire dal pennello di Salvini. La musica racchiude chiari echi delle opere successive, come il Pirata, Capuleti e Montecchi, Bianca e Fernando, e risente inevitabilmente dell’influenza rossiniana, nonché dei classici viennesi. Il particolare organico vocale, con tre contralti (furono interpretati da ragazzi en travesti) quattro bassi e un tenore (quest’ultima la parte più articolata), dovuto alla circostanza della prima, è stato interpretato in maniera dignitosa dai cantanti, tra cui è spiccato per doti attoriali Daliotti. Troppo pesante l’orchestra, carente in varietà dinamica e poco attenta alle voci.

Note: Dramma per musica in tre atti adattato da un libretto di Andrea Leone Tottola basato sul romanzo omonimo nella raccolta Les Épreuves du Sentiment di François-Thomas-Marie de Baculard d’Arnaud Prima rappresentazione: Napoli, Teatrino del Real Collegio di Musica (ex Convento di San Sebastiano), Febbraio 1825 Edizione critica, Casa Ricordi, Milano

Interpreti: Nelly, Cecilia Molinari Fanny, Sara Rocchi Madama Rivers, Giovanna Lanza Salvini, Merto Sungu Lord Adelson, Rodion Pogossov Struley, Baurzhan Anderzhanov Bonifacio, Clemente Antonio Daliotti Geronio, Enrico Marchesini

Regia: Roberto Recchia

Scene: Benito Leonori

Costumi: Catherine Buyse Dian

Orchestra: Orchestra Sinfonica "Rossini"

Direttore: Josè Miguel Perez Sierra

Coro: Coro Lirico Marchigiano "Vincenzo Bellini"

Maestro Coro: Carlo Morganti

Luci: Alessandro Carletti

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