L’avventura della Bohéme di Teodor Currentzis

A Baden-Baden riuscito allestimento dell’opera pucciniana con i complessi dell’Opera di Perm

La Bohème di Currentzis a Baden Baden
Foto di Andrea Kremper
Recensione
classica
Festspielhaus Baden-Baden
Bohème
10 Novembre 2017

Un’avventura di creatività e amore: è questo la Bohème secondo Teodor Currentzis, che porta l’opera pucciniana dal suo teatro di Perm, nella Russia profonda, in tournée al Festival d’Autunno del Festspielhaus di Baden-Baden. Particolarmente cara al direttore greco e a musicAeterna, ensemble a vocazione bohèmienne, splendida creatura musicale innestata nel corpo dell’Opera di Perm da quando Currentzis ne è direttore artistico e artefice principale di una rinascita artistica che l’ha trasformata in una delle realtà musicali più dinamiche della Federazione russa di oggi.

C’è probabilmente molto di marketing nell’immagine ispirata e ieratica, quasi da mistico ortosso, dell’immagine del giovane direttore. C’è anche, però, molta sostanza musicale e una spinta iconoclasta che vuol rompere con una certa routine esecutiva e che ogni volta sorprende per l’originale taglio interpretativo delle sue interpretazioni, sempre “giuste” verrebbe da dire, risultato di una fusione fra limpido pensiero direttoriale e controllo dello strumento orchestrale plastico e docile.

Non sbaglia il colpo nemmeno nella bellissima Bohème ascoltata a Baden-Baden, che pure è opera frequentatissima e “facile” e quindi più esposta alle trappole della routine. Il suono è sempre radioso, anche quando Currentzis pretende, spesso, pianissimi ai limiti dell’udibile, gli insiemi nitidissimi, la gestione delle dinamiche di sorprendente presa drammatica (e che dire di quei rubati che lasciano un senso di vertigine?). Il risultato deve molto a un’intesa perfetta con musicAeterna, perfetta, ma anche con tutto il giovane cast vocale, privo forse di quelle spiccate personalità cui la tradizione ci ha abituato, ma di grande equilibrio, risultato della rinuncia a protagonismi a tutto vantaggio del risultato di squadra.

Zarina Abaeva disegna una Mimì pudicissima ma di grande musicalità, che certamente non risparmia sul fuoco dei grandi appuntamenti del suo ruolo, e anche il Rodolfo di Leonardo Capalbo, giovane tenore di generosi mezzi vocali, sembra più animato da una certa giovanile irruenza che dal fuoco dell’amante da manuale. Nell’altra coppia splende soprattutto la Musetta di Sofia Fomina, parimenti convincente come soubrette nel languoroso valzer che nei passaggi più drammatici, mentre l’imbronciatissimo Marcello di Konstantin Suchkov fa leva soprattutto sulla grazia della linea vocale, ma gli manca la sfacciata disinvoltura del personaggio. Completano il quartetto degli spiantati bohèmiens l’elegante Schaunard di Edwin Crossley-Mercer e il sensibile Colline di Nahuel di Pierro, che lascia il segno con una nostalgica “Vecchia zimarra”. Incisivi tutti gli altri e specialmente il coro di musicAeterna nel secondo quadro.

Innocente aggiornamento alla Francia esistenzialista e libertaria della fine degli anni Sessanta nel taglio registico scelto da Philippe Himmelmann per questa Bohème a basso tasso di sorpresa ma complessivamente più equilibrata della Tosca vista su questa stessa scena a Pasqua. Costumi di Kathi Maurer fin troppo chic e assi poco “shabby” (certamente Colline ci ha fatto qualche soldo in più del solito con quella zimarra) e scene molto essenziali di Henning Streck, solito interno bohémien con qualche manifesto di attualità e un esterno vuoto su cui scende incessante una neve dall’evidente intento simbolico. Fin troppo minimale il quadro chez Momus e ancor di più quello alla barriera d’Enfer (con insolito affollamento di prostitute e trans), ma riuscita l’ultima immagine con Mimì riversa sulla neve e le silhouette degli altri contro un cielo glauco.

Interpreti: Zarina Abaeva (Mimi), Leonardo Capalbo (Rodolfo), Sofia Fomina (Musetta), Konstantin Suchkov (Marcello), Edwin Crossley-Mercer (Schaunard), Nahuel di Pierro (Colline), Gary Agadzhanian (Benoît / Alcindoro), Sergey Vlasov (Parpignol), Victor Shapovalov (Il sergente dei doganieri)

Regia: Philipp Himmelmann

Scene: Raimund Bauer

Costumi: Kathi Maurer

Luci: Henning Streck

Coro: Coro di musicAeterna e Cantus Juvenum Karlsruhe

Orchestra: musicAeterna diretta da Teodor Currentzis

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Liegi: la Favorite in versione francese all'Opéra de Wallonie (ma cantano gli italiani)

classica

Roma: Herlitzka voce recitante e regista per un melologo da Lucrezio

classica

Brilla Enea Scala come Henri, nella versione francese dell'opera di Donizetti completata da Giorgio Battistelli