L'alchimia della liederistica

Peter e Deutsch a Bolzano per l'unica tappa italiana della tournée

Recensione
classica
Società dei Concerti Bolzano
12 Febbraio 2017
Se Schubert visse sempre con il rimpianto di non essere all'altezza di Beethoven, autore a cui si paragonava ogni qual volta si accingeva a scrivere musica, sarebbe stato orgoglioso di sapere che lui stesso divenne un riferimento per altri compositori, ossia “il” riferimento per la liederistica dall'Ottocento in poi; un modello a cui ispirarsi, da seguire con rispetto o trasformare con maestria, accompagnando la naturale evoluzione di un genere che è pura alchimia, frutto dell'unione di due metalli preziosi: la poesia e la musica. I risultati di Schumann, di Strauss e di Liszt li scopriamo attraverso l'esibizione di un magnifico duo che dopo Dortmund, e prima di Londra, Madrid e Berlino, fa tappa in Italia nella città di Bolzano. Parliamo del giovane tenore svizzero Mauro Peter – che il prossimo giugno sarà alla Scala per la seconda volta in un'opera di Mozart – e del pianista austriaco Helmut Deutsch, un'istituzione per questo repertorio. Ciò che colpisce immediatamente del giovane cantante è una sicurezza nella voce, nell'intonazione come nel timbro, che fluisce naturalmente, quasi che le pagine eseguite siano nate con lui. Di Schumann, Peter ricrea le intime dolcezze di “Abends am strano” e la calma lunare di “Mein Wagen rollè langsam”, ma anche le fiamme di“ Lehn' deine Wang' an meine Wang'” e dell'epico “Belsazar”. Il meglio di Schumann si svela in quei lieder dove il suo essere umorale s'impadronisce del testo, insinuandosi nella struttura dei versi e distorcendone dall'interno la metrica, come in “Der Spielmann”: gli elementi sono sempre gli stessi – parole e musica – ma il risultato è un altro e la pulsazione è nuova, imprevista. Di Strauss catturano le schermaglie di “Ach weh' mir unglückhaftem Mann” ma è la raccolta “Mädchenblumen” a distinguersi con le sue pennellate di consistenze diverse, scrigno di preziosi dove l'altezza della tessitura e l'inquietudine della melodia donano alla voce di Peter quella tensione che non nuoce, anzi brilla. Con Liszt si raggiungono ardori che guardano più all'opera, un fervore che ben si adatta, ancora una volta, alla vocalità del giovane tenore. Il pianoforte è perfettamente a suo agio nel ruolo di co-protagonista dei lieder. Helmut Deutsch sa essere incisivo ed avvolgente al tempo stesso, cesellando melodie ed accordi per poi donarli alla voce. Le sue dita scavano nella tastiera, il gesto è sempre morbido ma l'ultima falange è viva; ne nasce un suono che non ha pudori e ugualmente un timbro che non dimentica la delicatezza del camerista.

Interpreti: Mauro Peter, tenore; Helmut Detsch, pianoforte

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