Donizetti alla francese

Liegi: la Favorite in versione francese all'Opéra de Wallonie (ma cantano gli italiani)

La Favorite a Liegi
La Favorite a Liegi (foto di Lorraine Wauters)
Recensione
classica
Opéra Royal de Wallonie
La Favorite a Liegi
19 Novembre 2017

I francofoni in sala in gran numero si sono lamentati della bizzaria di  proporre la Favorite di Donizetti in francese, poco rappresentata rispetto alla molto più fortunata successiva versione italiana, e scegliere un cast per la maggior parte italiano e soprattutto dall’approssimativa pronuncia francese di molti. Un rimprovero la cui fondatezza, in verità, è stata ben percepibile anche da chi madrelingua non è. I due interpreti principali poi, da un punto di vista visivo e anche di voce, non non corrispondono adeguatamente ai rispettivi personaggi: lo spagnolo Celso Albelo nei panni del fiero innamorato Fernard canta con effetto discontinuo, con alcune buone vette di potenza e virtuosistiche, sopratutto nel finale, ma con piano non altrettanto efficaci; Sonia Ganassi, invece, nei panni di Léonor de Guzman, in un costume che l’appesantisce ancora di più, pur regalando perle di finezza appare qualche volta non abbastanza a suo agio nei cambi di altezza veloci e manca in alcune scene di spessore drammatico.

Più uniformi nella prestazione ed adatti ai ruoli, Mario Cassi nei panni del re Alfonse XI e il basso Ugo Guagliardo in quelli di Balthazar, anche se quest’ultimo non abbastanza profondo. E si è fatto notare tra i ruoli minori il giovane Matteo Roma in quello di Don Gaspar. L’allestimento è quello firmato da Rosetta Cucchi in coproduzione con la Fenice di Venezia, dove è andato in scena l’anno scorso: anche a Liegi ha mostrato tutta la sua eleganza e coerenza con la partitura malgrado la trasposizione in un futuro epurato all’essenziale, anche nei ruoli uomo-donna, dove ormai domina la fredda plastica. Molto bello ed apprezzabilmente eseguito poi il momento dedicato al balletto, troppo spesso invece tagliato. Se il coro, infine, in alcune scene si sente poco, l’orchestra sotto la direzione di Luciano Acocella parte con il giusto ritmo rendendo bene la ricchezza dei temi che Donizetti ha saputo concentrare nell’opera, per poi perdere a tratti fluidità, l’esecuzione risultando nel complesso spezzettata, perdendo d’efficacia drammatica. 

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