Ascesi alle Terme

Inedia prodigiosa di Lucia Ronchetti in prima assoluta a Roma, un evento alle Terme di Diocleziano

Inedia prodigiosa di Lucia Ronchetti
Recensione
Romaeuropa Festival Roma
Inedia prodigiosa
26 Novembre 2016

La prima assoluta di Inedia prodigiosa di Lucia Ronchetti (commissionata dal Teatro Massimo di Palermo) si è trasformata in un evento (in questo caso tale parola non ha assolutamente fastidiose connotazioni modaiole) che ha coinvolto non solo i pochi addetti ai lavori che seguono in genere tali rituali della musica contemporanea ma un pubblico molto più vasto, grazie anche a Romaeuropa e Accademia di Santa Cecilia, che ne hanno promosso tre esecuzioni in due giorni in uno spazio speciale, la più grandiosa aula delle Terme di Diocleziano: osare tutto questo per una novità assoluta che occupa da sola l'intero concerto ed esige circa centocinquanta voci, è stato un atto quasi temerario, ma ha dato i suoi frutti.

La Ronchetti ha scritto varie opere – tutte su commissione di teatri stranieri, ça va sans dire – ma anche la sua musica da concerto è un teatro puramente musicale, che non ha bisogno di scene. Questo è chiaro fin dalla lettura del programma di sala: "Inedia prodigiosa" è infatti definita "opera corale" e il testo di Guido Barbieri "libretto". Il soggetto - drammatico ma di natura tale da non poter essere portato sulla scena - è il digiuno totale praticato da alcune donne nel medioevo ma anche in epoche più recenti, fino all'Ottocento, per una scelta di ascesi mistica: prodigiosamente alcune di queste donne hanno resistito per mesi e anni, suscitando l'ammirazione di alcuni ma anche lo scetticismo e la condanna di altri.

L'assenza della scena non è un limite ma un punto di forza di quest'opera, che è "sceneggiata" attraverso la divisione dei cori in quattro gruppi. Alle voci femminili e a quelle maschili del coro professionale sono affidate rispettivamente le voci delle digiunatrici e le testimonianze per lo più critiche di religiosi, medici e biografi. Un coro femminile amatoriale testimonia invece a favore delle digiunatrici, mentre un coro di ragazze (la Ronchetti non ha voluto né voci adulte né voci bianche asessuate, ma voci di giovani donne) canta testi poetici e religiosi di varie epoche. Ognuno dei sei episodi è dedicato ad una digiunatrice e ha un colore musicale diverso, in relazione all'epoca e all'ambiente in cui la protagonista è vissuta. Ne nasce una polifonia sia orizzontale che verticale, che ingloba anche molte citazioni, dal Sederunt principes duecentesco di Perotinus a Rigoletto, Macbeth e Requiem di Verdi, che però vengono totalmente assimilate dalla Ronchetti nel proprio discorso musicale, al punto che non appaiono reperti del passato ma confluiscono naturalmente e totalmente nella sua drammaturgia musicale. Il trattamento dei cori è potente, spettacolare, drammatico e avvolge e coinvolge l'ascoltatore, sfruttando anche gli effetti di spazializzazione del suono resi possibili dalla disposizione dei gruppi corali in punti diversi.

L'abilità contrappuntistica della compositrice romana è diabolica ma non è mai fine a se stessa ed è usata sempre tenendo d'occhio l'effetto drammatico, pur facendosi ammirare anche per i risultati puramente musicali, come nel finale, quando sovrappone virtuosisticamente il Gloria del Vespro della Beata Vergine di Monteverdi alla Toccata dell'Orfeo. Per tre quarti d'ora si è catturati da questa composizione polifonica e la si segue con emozione, cosa che non capita spesso con la musica contemporanea. Questa complessa macchina corale è stata guidata magistralmente da Ciro Visco, maestro del coro di Santa Cecilia, con il contributo di Massimiliano Tonsini per quanto riguardava il Chorus e la Cantoria della stessa accademia.

Direttore: Ciro Visco

Coro: Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Chorus e Cantoria dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Maestro Coro: Ciro Visco e Massimiliano Tonsini

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