Lione è la migliore

Pubblicati i risultati del sondaggio annuale di Opernwelt sulla stagione d’opera 2016/17

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Opera Lyon

Come a ogni inizio stagione, la rivista d’opera tedesca "Opernwelt" ha pubblicato i risultati del sondaggio sulla stagione d’opera 2016/17 condotto presso 50 critici d’opera internazionali. Nonostante la netta prevalenza dei votanti di area tedesca, il titolo di miglior teatro d’opera della scorsa stagione se lo aggiudica l’Opéra di Lione, la prestigiosa istituzione musicale francese guidata da anni dal belga Serge Dorny (nella foto), che, nonostante recenti accuse in Francia sulle sue spese facili, si guadagna il riconoscimento di una saggia politica di gestione caratterizzata da uno spirito sperimentale e una elevata qualità artistica così come una cultura della comunicazione che ne proietta l’attività sulla città e la regione riuscendo a raggiungere anche le generazioni più giovani. Fra gli allestimenti si impone la Lulu di Alban Berg prodotta da Christoph Marthaler e diretta da all’Opera di Amburgo, migliore novità è risultata Infinite Now della compositrice israeliana Chaya Czernowin co-commissionata dall’Opera delle Fiandre e dal Nationaltheater di Mannheim mentre come la migliore riscoperta prevale Die Harmonie der Welt di Paul Hindemith prodotta dal Landestheater dell’austriaca Linz. Se il russo Dmitri Tcherniakov viene riconosciuto come miglior regista per la sua Carmen al Festival di Aix-en-Provence, a due italiani va il titolo di migliore scenografo e miglior costumista, rispettivamente Romeo Castellucci per la scena Jeanne d’ Arc au bûcher all’Opéra di Lione e Gianluca Falaschi per i costumi di Alcina del Theater di Basilea e quelli di Armida dello Staatstheater di Mainz (entrambe le produzioni erano firmate da Lydia Steier).

Nelle categorie musicali, per il quarto anno consecutivo la migliore orchestra è quella dell’Opera di Stato bavarese di Monaco e per la settima volta dal 2002 il miglior coro è quello dell’Opera di Stoccarda. Il miglior direttore è Hartmut Haenchen per le sue esecuzioni del Parsifal al Festival di Bayreuth ma anche di Elektra e Tristan al Festival Memoires di Lione e per Così fan tutte a Gand. Come migliori cantanti si impongono la soprano Anja Harteros per Maddalena nell’ Andrea Chénier e Elisabeth nel Tannhäuser, viste a Monaco di Baviera, e Sieglinde nella Walküre vista a Salisburgo – e il tenore Matthias Klink per l’Alwa nella Lulu di Amburgo. Migliore promessa è il regista e coreografo Demis Volpi per la sensibile regia di Death in Venice allestita all’Opera di Stoccarda. Come migliore registrazione discografica si impone Diana Damrau e il suo Meyerbeer: Grand Opéra con l’Orchestra dell’Opéra di Lione diretta da Emmanuel Villaume, mentre il miglior libro è il saggio Oper. Geschichte einer Institution di Michael Walter (Metzler/Bärenreiter).

Fra tante promozioni anche la tradizionale bocciatura, che nella scorsa stagione ha molti protagonisti: circa una trentina di critici ha indicato vari nomi di registi per l’imperizia, l’ipocrisia o l’appiattimento su formule ormai trite. Non è in discussione la necessità di un’esegesi critica dell’opera ma la qualità dell’analisi. Su questo, ci si interroga sull’invecchiamento precoce del moderno teatro di regia: che sia finita una moda?

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