Il Flauto "giovane" di Stein

Dal 2 settembre alla Scala l'opera di Mozart con gli allievi dell'Accademia

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Si può immaginarne l'ottimo esito alla prima del 2 settembre, ma l'allestimento del Die Zauberflöte affidato all'Accademia della Scala, diretto da Adam Fischer per la regia di Peter Stein, rimane comunque un'esperienza unica al mondo. Perché il regista tedesco dal settembre dello scorso anno, ha passato una settimana di ogni mese coi giovani cantanti a provare e riprovare la recitazione del Singspiel (al quale non viene tolta una virgola). Durante la conferenza di presentazione (assente il sovrintendente Pereira per guai dell'aereo a Francoforte) Stein ha ricordato come l'unica condizione che aveva messo per accettare l'incarico era che i cantanti parlassero tedesco senza accento (per questo non ci sono italiani nel cast) e ha confessato che dopo i primi due mesi di prove aveva avuto la tentazione di abbandonare l'impresa, «Non avevo mai insegnato recitazione, avevo sempre diretto chi già conosceva il mestiere e in quel caso dovevo partire da zero». Poi i nodi si sono sciolti, la sintonia è sbocciata naturalmente e alla fine tutti i cantanti hanno riconosciuto che l'esperienza è stata meravigliosa, anzi «un terno al lotto» ha aggiunto Martin Piskorski (Tamino). Stein ha dovuto riconoscere la sua gioia nell'aver avuto a che fare con artisti immuni dai vizi del mestiere, dall'atteggiamento del cantante che entra in scena solo per affermare «io sono un cantante», ma non si è dilungato a spiegare il suo spettacolo. Ha solo insistito che, come il direttore d'orchestra è fedele alle notazioni in partitura, così ha fatto lui col libretto e le indicazioni sceniche, immaginando di ricreare la prima mondiale di "Die Zauberflöte" secondo i desideri di Mozart e Schikaneder: «Se sta scritto che ogni sacerdote ha davanti a sé una piramide, così dev'essere». Ha avvertito che non si tratta di una favola per bambini, ha passaggi divertenti, ma nasconde profonde cariche emotive, anche nei momenti più formali degli adepti. La regia è stata un'avventura progressiva, ha ricordato Fatma Said (Pamina), durante la quale ci si accorgeva di un cambiamento continuo, nei gesti, nella disposizione sul palco. Il più impegnato è stato di certo Till von Orlowsky (Papageno), al quale Stein ha chiesto una recitazione molto corporea, anche perché il suo personaggio entra ed esce continuamente dall'intreccio e serve da tramite col pubblico. Tutti i giovani accademici sono però rimasti stupiti quando Stein per prima cosa ha preteso che imparassero a ballare il tango, poi hanno capito che serviva a creare affiatamento e famigliarità fra degli estranei come loro.

Se la cura della recitazione è stata fuori da qualsiasi routine, altrettanto meticolosa è stata quella del canto, affidata a Luciana Serra, indimenticabile Regina della Notte in tante storiche produzioni. Tra l'altro anche in quella scaligera di trent'anni fa, diretta proprio da Adam Fischer, che Die Zauberflöte ha nel sangue per averlo affrontato da bambino nella veste di uno dei tre fanciulli, insieme al fratello Ivan. «Ogni volta che lo dirigo è sempre una novità per me, tanto più questa volta perché nel confrontarmi coi giovani sulla scena e in buca sono rimasto contagiato dal loro entusiasmo». Sono ben 175 i giovani dell'Accademia coinvolti nell'impresa, compresi gli orchestrali.

La prossima stagione la stretta collaborazione fra Accademia e Teatro alla Scala continuerà con una nuova produzione: "Hänsel und Gretel" di Humperdinck, diretta da Marc Albrecht per la regia di Sven-Eric Bechtolf. Speriamo che quest'ultimo possa prendere esempio da Peter Stein nel dedicare così tanto tempo alla preparazione degli allievi.

Stefano Jacini

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