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Gli incroci musicali delle Lezioni di Suono

di Alberto Massarotto
Si è dovuto attendere la conclusione del secondo ciclo di Lezioni di Suono prima di poter cominciare a riflettere su alcuni punti, dati quasi banalmente per assodati. Primo tra tutti, la forma. Risulta infatti sorprendente constatare come ciascun compositore riesca a personalizzare totalmente un format, di base molto semplice, impostato sull’alternanza di un relatore agli esempi dell’orchestra, in relazione al proprio percorso accademico, al tratto di scrittura, oltre alla produzione musicale di ognuno. Se lo scorso anno dallo stesso palco Salvatore Sciarrino penetrava l’opera pianistica di Mozart e Liszt, pur di esaltarne la bellezza attraverso le sue elaborazioni orchestrali, in questa seconda edizione Ivan Fedele si impegna a focalizzare i punti di raccordo tra l’opera dei compositori del classicismo viennese e il suo Syntax, una serie di tre pannelli sinfonici concepiti tra il 2009 e il 2014. Le regole son state chiarite sin dall’inizio: non si tratta di partecipare a una caccia alle streghe di temi o passaggi musicali tra loro affini, quanto piuttosto di individuare il richiamo, o meglio una certa corrispondenza di tecniche e atteggiamenti esistenti tra le diverse forme di espressione.

Così in Syntax 0.3 si rispecchia quel principio iterativo applicato da Beethoven alle cellule ritmiche, ma anche la contrapposizione di passaggi lirici a momenti di forte esplosione timbrica, se non la nascita di temi ricavati dalla polare presenza dell’accordo nella tonalità di impianto. Allo stesso modo, dunque, Syntax 0.3 si apre su un rapido arpeggio iniziale, mentre la materia orchestrale si prepara a crescere di intensità grazie a un processo di accumulazione continua che spinge i singoli strumenti a riverberare in combinazioni sempre nuove, derivate dalla pluralità degli accostamenti di strumenti acustici ad elettronici, quasi a sottolineare la spinta provocatoria e profondamente innovatrice che Beethoven esercitò nell’ambito di alcune tecniche strumentali del tempo. Si tratta dunque di un esperimento al quale Fedele si sottopone per capire quali siano oggi le possibilità di elaborazione musicale derivate dall’utilizzo di strumenti compositivi tipici di duecento anni fa. Una riflessione che si avvia dal ritratto di Beethoven dipinto dalle parole di Kundera, data l’indole letterario filosofica dell’autore, che sostiene e alimenta maggiormente il movimento delle tecniche prese in considerazione dal passato. Più contemplativa, la parte centrale riprende quel senso di attesa che non per forza prepara l’orecchio dell’ascoltatore a una soluzione immediata ma, al contrario, ne dissolve ben presto i presupposti prima di lasciare lo spazio a una sezione conclusiva. Anche la struttura, nella successione di movimenti ricchi di elementi concitati, a linee più distese, ricalca il modello classico. Non tanto quello in quattro tempi della Quarta Sinfonia di Beethoven, qui accostata a Syntax 0.3, piuttosto al modello in tre della Praga di Mozart, paragonato, durante una parentesi improvvisata, al Vasco Rossi più puro dal punto di vista dell’urgenza espressiva che lo ha così portato a condurre una vita costantemente al limite.

Non bisogna però pensare alle Lezioni di Suono unicamente come un’occasione per avvicinarsi alla musica d’oggi, passando da un accesso privilegiato. Al contrario, la sfida forse più esaltante si propone nella possibilità di far rivivere i grandi capolavori del passato arricchiti di alcune peculiarità della musica dei nostri giorni, senza doverne per forza alterare la natura e gli equilibri strutturali sotto i quali queste opere sono nate, incidendo piuttosto con un’interpretazione originale, capace di stagliarsi dalle altre per precise caratteristiche identitarie. Si esprime in questi termini l’interpretazione che Marco Angius consegna al pubblico, portando l’Orchestra di Padova e del Veneto verso un’ideale di classicità basato sulla leggerezza di un suono scintillante, a tratti vitreo tanta è la trasparenza con la quale ha condotto le linee della Sinfonia n. 99 di Haydn. Caratteristiche che porta con sé anche in Mozart, dove l’esaltazione all’alleggerimento della materia sonora concorre all’entusiasmo dell’opera che gradualmente si completa, tanto nell’ultimo movimento della Praga, quanto nel primo, dove l’Adagio iniziale protende più verso una dimensione strumentale del mondo operistico, e non esclusivamente sinfonica, giacché si può fare teatro anche con i suoni! Pur mantenendo un ideale di levità, il clima nell’Andante centrale si spinge sempre più verso una concentrazione sonora resa in termini di austerità del flusso drammatico, nel quale ogni accento intende scalfire il monumento musicale nel punto esatto dal quale è possibile liberare l’essenza dell’opera. Così fino all’Allegro ma non troppo finale della Quarta Sinfonia di Beethoven, dove la pronuncia dell’accento assume toni estremi, arrivando ad intaccare crudelmente l’andamento apparentemente spensierato della musica, in una serie di colpi di inaudita violenza. Nient’altro che una manciata di riflessioni per focalizzare meglio un’esperienza che si sta consolidando sempre più all’interno della programmazione musicale padovana, e non solo, suscitate dal fortuito incrocio delle due edizioni di Lezioni di Suono, quelle di Ivan Fedele appena concluse sul palco della Sala dei Giganti di Padova e quelle di Salvatore Sciarrino che, registrate lo scorso anno, venivano trasmesse nello stesso periodo su Rai5. Un confronto dettato dal caso ma che arricchisce l’immaginario di uno spettatore attento a far toccare, in termini di ascolto, le centomila sintonizzazioni in seconda serata oltre a riempire la sala durante gli incontri dal vivo.

Si attende dunque di scoprire, con un pizzico di trepidazione, chi sarà il terzo protagonista a varcare quel palco per un ulteriore confronto in musica. Riserva che potrebbe sciogliersi alla imminente conferenza di presentazione della nuova stagione musicale dell’Orchestra di Padova e del Veneto.

17 maggio, 2017 - 12:52
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