Un circo cosmico

I newyorkesi Sunwatchers, fra psichedelia, free e minimalismo

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Sunwatchers
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C'era una volta il rock declinato in versione only-instrumental. Era una musica che prendeva il jazz, o meglio ancora il free jazz, lo centrifugava con i tornado chitarristici di Jimi Hendrix, e ci spennellava su una mano di puro astrattismo. Risultato: alcune delle partiture più avventurose dagli anni Ottanta in qua. E se cercate una prova di quanto detto, recuperate pure il quinto ep della storica hardcore band californiana Black Flag, dal titolo The Process of Weeding Out, e godetevi il suo mix al fulmicotone di jazz, hard-rock e psichedelia. E se poi non siete ancora sazi, potrete trovare altre perle di questo (non-)genere, sempre nel catalogo della SST: roba tipo i Gone, gli October Faction e Blind Idiot God. Se vi va, chiamatelo pure post-rock. Ma sappiate che non ha nulla a che vedere con le algide elucubrazioni strumentali delle musiche suonate a Chicago o a Louisville a metà anni Novanta.



E ora vieniamo ai Sunwatchers di New York, e al loro disco omonimo, uscito per la piccola ma attiva etichetta discografica legata al gruppo psych-garage Thee Oh Sees. Immaginate di prendere le reiterazioni minimal di Terry Riley, e di mischiarle a dei pattern ritmici vagamente imparentati alla musica di Fela Kuti, poi aggiungeteci un pizzico di psichedelia ossessiva à la Oneida e immergete il tutto nelle ribollenti jam strumentali dei purtroppo dimenticati Laddio Bolocko. Quel che otterrete sono le otto tracce di Sunwatchers, dove a farla da padrone ci sono il sax alto di Jeff Tobias e il magmatico chitarrismo di Jim McHugh, a cui si associano una mezza dozzina di musicisti, che poi sono il vero motore di questa promettente formazione. Dai numeri più dilatati (tipo "Moonchanges"), a quelli più tirati (tipo "Moroner"), dagli omaggi al miglior Albert Ayler (si ascoltino i 4 minuti abbondanti di "Eusebius"), fino ai pezzi da circo cosmico-lisergico (l'opener "Herd Of Creeps" ne è un perfetto esempio), il disco dimostra di sapersi reggere benissimo sulle proprie gambe, ma soprattutto ci mette in contatto con un manipolo di musicisti che hanno dalla loro un sacco di inventiva. Il che, visti i tempi, non è poco.

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