Stoccolma all'antica

Prende il via il 1° giugno il Festival di Musica Antica

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Inizia oggi la sedicesima edizione del Festival di Musica Antica di Stoccolma (www.semf.se), il cui programma comprende ventotto concerti concentrati in sei giorni. L'apertura è affidata al giovanissimo virtuoso Aksel Rykkvin nato nel 2003 e cresciuto nel coro di voci bianche della Cattedrale di Oslo e in quello dell'Opera Nazionale Norvegese, fino a divenire un solista che ha già registrato il suo primo disco per la Signum nel 2016. Quello che nella Roma barocca sarebbe stato definito un "putto soprano" eseguirà nella Chiesa Tedesca della capitale svedese due arie di Haendel e una di Albinoni, accompagnato dall'orchestra della Lilla Akademien, per poi lasciare il posto a Huelgas Ensemble che presenterà una interessante panoramica della polifonia franco-fiamminga di compositori del XVI secolo.

Peter Pontvik, direttore artistico del Festival, commenta così questa edizione:

«Abbiamo iniziato nel 2002 e oggi questo è il più importante evento dedicato alla musica antica dei Paesi nordici. C'è un'attenzione crescente nei confronti di questa musica e abbiamo chiesto al nostro governo di sostenere il progetto di un centro interamente dedicato alla musica antica con un auditorium dove poter svolgere attività permanenti. Il programma di quest'anno prevede artisti provenienti da dieci paesi, a cominciare da questo giovanissimo cantante che dovrebbe essere prossimo alla muta della voce. Una novità assoluta è la presenza dei microfoni, per la prima volta nella storia della nostra manifestazione, utilizzati dal gruppo vocale Swingle Singers, che fa parte della storia moderna della musica antica. Tra le varie iniziative ci sono performance e programmi pensati per un pubblico di bambini, e i concerti della tarda serata, gli ultimi di queste intense giornate, che sono particolarmente apprezzati dai giovani. Il pubblico ascolta disteso su materassini, con gli esecutori posti al centro della sala illuminata solo dalla luce delle candele, e questo crea una piacevole atmosfera di intimo raccoglimento».

I numerosi concerti comprendono musiche di diverse epoche e generi. Il più lontano nel tempo è quello proposto da Michael Levy dedicato alla ricostruzione della storia della lyra e alla musica dell'antica Grecia, ma c'è anche il repertorio della monodia liturgica vetero romana del VII secolo associata alla polifonia del XIV secolo, tra le sedi papali di Roma e Avignone, officiato dall'ensemble Organum. La musica italiana è presente sia nel programma dedicato ai madrigali rinascimentali proposti da quattro cantanti svedesi riuniti con il nome di Sankt Eriksolisterna, che in quello di Marianne Beate Kielland e Carlos Mena accompagnati dall'orchestra d'archi norvegese Barokkanerne, guidata da Cecilia Bernardini, con musiche di Vivaldi, Pergolesi, Galuppi e Domenico Scarlatti.

Scorrendo questo e altri programmi colpisce il ricorrere del sostantivo "anonyma" che indica composizioni di autori ignoti, e che vuole sottolineare la disparità di genere della consuetudine di attribuire al maschile le musiche adespote. Questa scelta, voluta dal direttore artistico, è sottolineata anche da un open forum intitolato "AnonymA - Early music girl power!" con il quale si intende attirare l'attenzione sul ruolo e il contributo delle donne nella creazione musicale, con l'intervento di Candace Smith, che dirige la Cappella Artemisia, nella foto, (www.cappella-artemisia.com). Il gruppo di musiciste italiane specializzato nel repertorio delle musiche delle comunità monastiche femminili eseguirà un concerto di autrici del Seicento il cui titolo "La nobiltà e l'eccellenza delle donne" ricalca la parte iniziale di quello del pamphlet della proto femminista Lucrezia Marinelli. Il concerto appare diviso in due parti, da un lato la dimensione mondana di arie e madrigali di autrici attive nelle corti più illuminate, come ad esempio Maddalena Casulana e Francesca Caccini, e dall'altro la dimensione spirituale della vita monastica, la cui attività musicale è al centro degli studi e delle ricerche di Candace Smith.

Chi erano le donne presenti nella seconda parte del programma?

«La prima parte del concerto è dedicata alla musica profana, ed è un programma nuovo per noi, ma la musica del monachesimo femminile post Concilio di Trento è il nostro pane quotidiano. Abbiamo iniziato venticinque anni fa e abbiamo pubblicato otto cd dedicati a questo repertorio. Raphaella Aleotti, era nota come compositrice di madrigali, ma eseguiremo un suo mottetto contenuto nella raccolta Sacrae cantiones pubblicata nel 1593. Era figlia di un architetto della corte estense, ed era una bravissima organista, citata anche da Frescobaldi e Luzzaschi. La bolognese Lucrezia Orsina Vizana operava nella chiesa di Santa Cristina, al cui convento Adriano Banchieri dedicò alcuni mottetti. Sulpitia Cesis, monaca modenese, pubblicò solo una raccolta di mottetti da due a dodici voci nel 1619, ma sono veramente belli, ed è espressamente indicato che per la loro esecuzione è richiesto l'accompagnamento di cornetti e tromboni. Tra le monache di clausura c'erano cantanti, strumentiste e compositrici che al loro tempo erano una attrazione turistica, ma che erano malviste dalle autorità della Chiesa. Pietro della Valle diceva che le persone andavano in chiesa per motivi sbagliati... Ma mentre abbiamo diverse raccolte a stampa legate ai territori emiliani, romagnoli, lombardi, veneti, le musiche delle monache dei conventi romani o napoletani non sembrano essere state tramandate».

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